Gli imprenditori: «L’offshore soffre, per il futuro una politica energetica nazionale e gli impegni di Eni»

Ravenna | 23 Ottobre 2016 Economia
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L’offshore soffre, ma Ravenna è un hub strategico per Eni nel Mediterraneo. Oltre che da una risalita del greggio, il futuro di questo fondamentale comparto produttivo passa da una politica energetica nazionale e dagli sviluppi concreti - e magari maggiori - del Cane a sei zampe nel distretto ravennate. E’ questo, in estrema sintesi, il sentiment degli imprenditori del settore che sottolineano difficoltà congiunturali e punti di forza di un distretto, quello ravennate, che si contraddistingue per l’alta tecnologia e innovazione delle proprie imprese. 
In primo piano c’è anche la visita dei giorni scorsi della presidentessa Emma Marcegaglia e dell’amministratore delegato Claudio Descalzi dell’oil company di bandiera. L’importante risultato politico ottenuto dal sindaco Michele De Pascale (quello appunto di avere l’attenzione dei vertici apicali) è stato condito da una promessa d’investimento complessiva di 600 milioni di euro in quattro anni. «Tutta la città dev’essere molto contenta di avere avuto la visita ufficiale dei massimi vertici di Eni, non credo fosse mai successo - commenta Renzo Righini, co titolare della Fratelli Righini e presidente della società Omc -. Le promesse sia per la chimica che per le attività offshore ribadiscono la centralità di Ravenna in Italia: un gran risultato se ci ricordiamo la situazione un anno fa di questi tempi. Certo non sarebbero investimenti esaustivi e speriamo si possa fare di più, ma sarebbe un buon inizio. Inoltre un’ulteriore attenzione di Descalzi a Ravenna è la sua presenza a Omc 2017 che darà ulteriore risonanza e prestigio alla manifestazione. L’offshore soffre per via del prezzo del petrolio basso, ma anche di molte problematiche non risolte: abbiamo estremo bisogno che gli investimenti abbiano un’accelerazione e di alcune scelte politiche importanti. Serve una politica energetica nazionale e non regionale o comunale come avviene oggi».
«Per quanto riguarda la visita di Descalzi e Marcegaglia colgo il segno positivo di essere venuti a Ravenna e le prospettive che questo apre - commenta Stefano Silvestroni, presidente del gruppo Cantieristica e manufatti offshore di Confindustria -. Le somme che investiranno a breve, anche se inizialmente in misura limitata, in prospettiva consolidano la centralità di Ravenna nel Mediterraneo».
L’andamento del settore invece preoccupa. «Sta andando male perché siamo in un settore complesso come quello dell’energia che per sue caratteristiche vive oggi quello che si è fatto o non fatto mesi o anni fa - continua Silvestroni - e nel quale perdura da ormai troppo tempo un livello del prezzo del petrolio talmente basso che non ci possiamo più permettere. Ormai è chiaro che l’obiettivo a cui tutti dobbiamo tendere è la green economy e le aziende del settore - sia chi dà servizi o manufatti alle compagnie petrolifere sia le oil company stesse - sono molto avanti in questo. In questo quadro bisognerebbe incrementare l’utilizzo del gas dell’Adriatico, in coerenza con l’accordo Cop 21 di Parigi che prevede una diminuzione dell’utilizzo del carbone a favore anche di questo tipo di combustibile».
«Il settore è in netto down e ci resterà probabilmente finché il petrolio non tornerà a crescere stabilmente - analizza Alessandro Bosco, presidente e amministratore delegato della Rana Diving, presente con Eni in West Africa, con Mellitah in Libia e con Emas Chiyoda in Egitto -. Pur apprezzando l’incontro di Ravenna, auspico uno sforzo ancor più importante di Eni verso il nostro distretto. Le società petrolifere hanno azzerato o posticipato gli investimenti e oggi le commesse sono più per manutenzione che altro. In generale le prospettive 2017 non sono rosee nel mondo dell’offshore e di ripresa si parla per fine anno prossimo o inizio 2018. In questo momento le imprese stanno tentando di sopravvivere e sicuramente non lo fanno col mercato italiano. L’Adriatico è il perno dell’offshore italiano: se muore Ravenna, muore tutto l’offshore italiano. Oltre alle aspettative su Eni, per il nostro settore è fondamentale la centralità della politica energetica prevista dalla riforma costituzionale».
«I nuovi investimenti nel porto sono fermi e prevale la parte manutentiva del settore impiantistico ad esso sollevato - conclude Raffaello Berardo, amministratore delegato di Abr Impianti che tra i propri clienti annovera anche Enel, Bunge, Alma Petroli, Yara -. Il punto di svolta potrebbe essere dato dagli investimenti di Eni a Ravenna, sia per quanto riguarda Versalis e che per quanto riguarda l’offshore: solo le manutenzioni non bastano per mantenere i livelli occupazionali attuali per moltissime imprese dell’indotto».

Christian Fossi
Foto Massimo Fiorentini
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