Ravenna, il sindaco De Pascale a metà mandato: "Ok porto e musei, rilanciamo su lidi e sicurezza"

Romagna | 30 Novembre 2018 Cronaca
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Manuel Poletti - Sindaco De Pascale, che impressioni ha sulla prima metà di mandato? La maggioranza non appare coesa come all’inizio…
«La squadra è molto coesa ed affiatata, non abbiamo ripercussioni o incrinature in seno alla maggioranza. Di questo ero abbastanza tranquillo all’inizio e confermo questa impressione. Siamo soddisfatti perché abbiamo attuato una parte rilevante del programma di mandato e tutte le grandi progettualità che avevamo pianificato sulla città sono in corso d’opera, in grado di concludersi entro la consiliatura nel 2021».
E’ preoccupato dalla classifica di Italia Oggi? A Ravenna si vive peggio da quando lei governa?
«Di norma le critiche le accolgo con umiltà e in questo caso ho cercato di capire meglio questi dati e a quando si riferiscono. Ho scoperto che molte statistiche della ricerca sono del 2012/13. In generale poi le criticità si concentrano su sicurezza e sanità. Mi pare un po’ forte dire che la peggiore cura della salute in Italia sia in Emilia Romagna, ci sarebbe da fare un confronto serio ed approfondito».
Il tema della sicurezza rimane centrale. Voi avete investito su personale e videosorveglianza, basta così?
«Sinceramente sul versante delle politiche sulla sicurezza abbiamo fatto passi avanti. Ho espresso un giudizio interlocutorio sul recente decreto Salvini, sulla parte che riguarda le città è coerente con quello fatto in passato. Molto negativo invece sulla parte dei migranti. Noi abbiamo già fatto il possibile, con più personale e telecamere nei punti più critici della città, ma non ci fermeremo, continueremo ad investire».
Serve qualche cosa di più impattante, anche a livello di percezione dei cittadini o no?
«Serve maggiore certezza della pena, ma è un provvedimento che deve fare il Governo, non i Comuni o la Regione. E’ più che evidente che percepiamo una sorta di impunità verso chi delinque, e di questo se ne sono accorti anche i malavitosi. Negli ultimi due anni su Ravenna però le statistiche dicono che i reati sono in calo, questo è incoraggiante. Non ci fermeremo con le assunzioni e con le telecamere. Anche lo Stato dovrà continuare a fare la sua parte». Il 2019 sarà l’anno dei grandi cantieri, in primis l’Hub portuale. Conferma?
«Sul Porto c’è stato un lavoro di squadra molto forte, il clima è nettamente migliorato rispetto al recente passato, i meriti vanno suddivisi principalmente fra Comune ed Autorità portuale. Oggi siamo in pari con il cronoprogramma e sono sicuro che i ravennati sapranno sopportare i disagi che nei prossimi anni ci saranno, in cambio di un Porto che diventerà d’avanguardia e porterà nuovo lavoro in città anche per le generazioni future».
L’impressione è che siano ripartiti anche gli investimenti privati sul porto...
«Esatto! A seguito dell’approvazione dell’Hub abbiamo avuto la fila dei grandi investitori sia in Comune che all’Autorità portuale. Parliamo di progetti da decine di milioni di euro che in futuro cambieranno il volto del nostro scalo».
Avete presentato il nuovo palasport da 6mila posti. Era davvero necessaria un’opera da oltre 15 milioni di euro? Anche questo cantiere partirà nel 2019?
«Il cantiere del palazzetto dello sport partirà nella primavera del 2019. Andrà a gara entro fine anno, non abbiamo avuto nessun ripensamento, anzi, si respira un grande entusiasmo in città. Sui finanziamenti abbiamo attirato 3 milioni dalla Camera di commercio, 1 milione dalla Regione e 2 milioni dello Stato, e il Comune il resto, tenuto conto che incasserà ogni anno il main sponsor. Queste risorse nell’economia cittadina non sarebbero arrivate senza questo progetto. Poi la nuova struttura risolverà tre grandi temi: lo sport delle squadre big e quello per le scuole. Se il basket andasse in A1 oggi non potrebbe giocare in città, ad esempio, perché serve un palazzetto da 5mila posti e Ravenna oggi non ce l’ha. Il secondo elemento sono i grandi concerti, che in questo modo potremo finalmente avere. Il terzo elemento è la messa in sicurezza dell’Omc per il futuro. Altre città si stanno attrezzando, se non ci muoviamo subito rischiamo di perderlo. Al Pala De Andrè invece potranno tornare anche i congressi, che oggi non riescono più ad avere spazio».
Novità invece sulla Rocca?
«Sono stati confermati da pochi giorni dal Mibact i 5 milioni di euro di finanziamento per il 2019. Il cantiere avrà inizio dal 2020». Col Pug (urbanistica) rispetto agli annunci siete un po’ in ritardo… «Abbiamo adottato in estate l’ultimo Poc, dove abbiamo fatto consumo di suolo negativo, anticipando i principi generali del Pug. Siamo fuori con la gara per la Consulenza, nel 2019 partirà la fase di confronto ed entro il mandato dovremmo essere in grado di approvare il nuovo strumento urbanistico. Parliamo della pianificazione per i prossimi vent’anni della città, quindi è comprensibile qualche mese in più nell’iter di stesura».
I famosi investimenti di Eni arriveranno? A che punto siamo su energia e chimica? Anche qui i tempi sembrano più lunghi del previsto o no?
«Sul versante dell’energia Eni ha cambiato completamente atteggiamento rispetto a Ravenna e quindi siamo più tranquilli, i progetti stanno procedendo, sul settore offshore in generale c’è più fiducia che in passato. Sul versante della chimica, dopo il pericolo scampato della vendita al fondo americano, ci aspettiamo da Eni un nuovo rilancio sulla nostra città, sia per gli elastomeri che sull’economia circolare. Noi crediamo molto in questa visione, riteniamo fondamentale l’incontro fra chimica e gestione dei rifiuti».
Sul commercio i più critici dicono che «i negozi sono in crisi profonda, mentre la giunta De Pascale approva nuovi centri commerciali»…
«La critica agli ultimi vent’anni di sviluppo urbanistico verso nuove aree commerciali può avere un fondamento, col senno di poi, vista la crisi economica che c’è stata. Detto questo, noi oggi non realizziamo nuove urbanizzazioni commerciali, ma diamo solo seguito a progetti di dieci anni fa nei quali sono in campo aziende (e lavoratori, ndr) che hanno preso terreni e impegni con le banche. Non possiamo per questo tornare indietro sia a livello tecnico che a livello morale, rischieremmo di far fallire delle imprese».
Come si rilanciano i negozi del centro storico?
«Guardando la situazione con attenzione, vediamo dati positivi sulla ristorazione, invece maggiori criticità sui settori più tradizionali. Per questo presto ci incontreremo con le associazioni dei commercianti per nuove proposte: l’idea è quella di dotare il centro di strumenti di marketing come le grandi strutture. Certamente faremo più attività promozionali spinte come hanno fatto in altre città».
Preoccupa la situazione della Cmc?
«La situazione della Cmc desta in noi grande attenzione e colgo l’occasione per esprimere la mia solidarietà e la vicinanza di tutta la comunità ravennate alla grande cooperativa. Siamo fiduciosi che dentro la Cmc ci siano le capacità, le energie e la storia per superare questa situazione di difficoltà».
Dalla cultura e dalla città d’arte i dati migliori. Perché amplierete ulteriormente l’offerta museale nei prossimi anni?
«E’ un percorso che viene da lontano, non è soltanto merito nostro. A Ravenna nei prossimi 3 anni inaugureremo altri 3 musei: Classis adesso, il museo Byron nel 2019 grazie alla Fondazione Cassa e nel 2020 quello dantesco. Questo perché vogliamo aggredire l’idea che Ravenna si possa visitare in maniera fugace, senza pernottare».
Il percorso Dante 2021 appare molto ampio, i benefici per la città? «Sarà un grande anno di eventi in città, ma non solo. Ci sarà una completa rigenerazione dell’offerta dantesca, insieme con altre grandi città come Firenze e Verona, con cui stiamo studiando pacchetti turistici ad hoc».
Dal punto di vista turistico, sui lidi c’è la situazione più critica. Come si rilanciano? «Abbiamo dati molto diversi, la città d’arte va molto bene, sui lidi invece è in grave crisi l’offerta balneare. Dovremo lavorare meglio su due grandi direttrici: la prima, la riqualificazione degli stradelli, con i cantieri dal 2020 per concluderne un pezzo già a fine legislatura. Da una narrazione negativa vogliamo trasformare quelle zone in un grande elemento di attrazione internazionale. Questo si rifletterà in maniera diretta anche sui paesi, e togliamoci dalla testa che questi vivano di luce propria senza l’attrazione balneare. Mettendo insieme tutto si avranno risultati positivi per tutti. Non possiamo vivere di contrapposizione fra spiaggia e paese. L’altra leva è il turismo all’aria aperta, non possiamo colmare il gap con le altre località (Cervia e Cesenatico in primis) sul fronte alberghiero. Quindi noi puntiamo sui campeggi, con una varietà di offerta per target diversi, questo fattore avrà una rilevanza sempre maggiore». Sanità, l’Ausl Romagna appare sempre più macchinosa. Il livello dei servizi è garantito? «La sanità in Emilia Romagna è una delle migliori in Italia e diciamo con chiarezza che il sistema pubblico è sotto finanziato, siamo uno dei Paesi più indietro. L’Ausl Romagna aveva due obiettivi fondamentali, dai quali ci siamo un po’ troppo allontanati. Il primo era creare economie di scala per garantire il massimo di prossimità possibile dei servizi. Il secondo era di concentrare di volta in volta nei diversi ospedali grandi eccellenze che riguardassero patologie molto rare per le quali fosse necessario realizzare concentrazioni. A distanza di anni posso dire che gli obiettivi erano giusti, ma i risultati fino ad ora non sono stati raggiunti. Dobbiamo rimettere a fuoco i due punti di arrivo finale, che per tanti motivi non sono ancora stati centrati, tenendo conto anche degli effetti delle nuove tecnologie. Serve un check up generale per rilanciare l’azione dell’Ausl romagnola». Il congresso del Pd si fa in netto ritardo? Perché ha scelto di sostenere Zingaretti? «Il congresso si fa troppo tardi, andava aperto con la nascita del governo Conte e chiuso ora. Non farlo è stato un errore grave, per evitare una discussione seria sulla sconfitta. La cosa positiva di questo congresso è invece che si sono scomposte tutte le correnti o i sottogruppi che si erano formati in questi ultimi anni. Ora ci deve essere la consapevolezza di fare una discussione sul futuro del Paese. In questo senso penso che Nicola Zingaretti sia il candidato migliore perché in questi anni ha risposto meglio a questo profilo, non è stato oppositore nè ultras di Renzi, è sempre stato leale col Governo di centrosinistra e soprattutto ha vinto in anni in cui il Pd spesso ha perso. Infine, fra i candidati in campo Zingaretti rappresenta comuque una novità. Ora non cancelliamo il passato, teniamo le parti migliori, ma chi si candida a guidare il partito deve avere la libertà intellettuale di costruire qualche cosa di nuovo». Le elezioni Europee saranno un referendum decisivo fra sovranisti e non. Come ci arriva l’Italia? «Bisogna avere la consapevolezza che l’alternativa all’Europa non è l’Italia sovranista, ma un Paese vassallo di una grande potenza. Detto questo, i riformisti dovranno essere un motore del cambiamento per questa Europa».
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A dir la verità, un po' mi disturba un sindaco esterno. Già è fatica da dentro
Commenta news 30/11/2018 - Silvia Galassi
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