Gli Zapruder a Berlino il film «Zeus Machine» dedicato al mito di Ercole, «Simbolo di vita e fatica»

Romagna | 29 Febbraio 2020 Cultura
Elena Nencini
Sta riscuotendo grande successo e approvazione il film Zeus Machine. L’invincibile presentato in ben 6 proiezioni al Forum della Berlinale a Berlino dopo essere stato al festival milanese Filmmaker, ultima fatica degli Zapruder filmmakersgroup, gruppo di cineasti di Roncofreddo fondato da David Zamagni, Nadia Ranocchi e Monaldo Moretti.
A sostenere il progetto la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, di cui Giorgio Cozzolino è il dirigente: «grazie al “Piano per l’arte contemporanea. Priorità 2016” del Mibac abbiamo usufruito di finanziamenti per la valorizzazione di arte e architettura contemporanea con i quali abbiamo sovvenzionato la produzione video degli Zapruder. Un episodio del film trae ispirazione della commedia Anfitrione di Plauto e ha avuto come sfondo villa La Rotonda a Savignano sul Rubicone e il Mulino di Culmolle a Bagno di Romagna, luoghi simbolo dei monumenti e paesaggi della Romagna, realtà tutelate dal punto di vista storico, artistico e paesaggistico».
Il film, di 74 minuti si ispira al mito di Ercole e delle 12 fatiche, mantenendo la scansione in 12 episodi che rappresentano 12 casi e 12 personaggi diversi della vita.
David Zamagni (DZ) e Nadia Ranocchi (NR) ci raccontano la loro esperienza.
Come è stato accolto il film a Berlino?
NZ: «Siamo super felici, già eravamo entusiasti di essere stati selezionati per il Forum. Siamo rimasti molto colpiti dalla reazione del pubblico in sala. Anche le critiche che stanno uscendo sono molto positive».
Come è nata l’idea?
NZ: «E’ una produzione nata nel 2016, a cui però pensavamo già dal 2015. Ci piaceva l’idea di parlare del Mito attraverso un eroe particolare come Ercole, simbolo della vita stessa e della fatica di affrontarla. Il film propone un’interpretazione della società sulla base di un valore assoluto, non una verità transitoria».
DZ: «Non ci interessava fare un lavoro filologico, abbiamo lavorato pensando a dei possibili reperti erculei nella contemporaneità. Non era nostra intenzione la riproposizione delle fatiche di Ercole, anche perché già sono stati realizzati tanti film. Ci interessava la mitologia pura, lavorare sull’essenza della figura di Ercole e del suo significato al giorno di oggi. Un semidio che rappresenta tutti gli esseri umani nelle faccende quotidiane, nel combattere nella vita. Una sorta di  grande viaggio interiore per la salvezza».
Qual è il significato del film?
NZ: «E’ un cammino iniziatico quello che percorre Ercole che deve affrontare per tappe, senza scorciatoie o facili scappatoie. Lo spettatore si trova di fronte a un film cumulativo e combinatorio: non viene lasciato un messaggio che possa essere percepito nell’istantaneità. Il nostro ideale è che il film possa crescere dentro allo spettatore nei giorni successivi alla visione.  Anche se è un ciclo filmico per noi è la vita di una sola persona, interpretata da 12 personaggi diversi».
Come avete scelto i vostri 12 protagonisti?
NZ: «Li abbiamo aspettati, evocati fino a quando li abbiamo incontrati. Abbiamo collaborato con vicini o compaesani, ma siamo anche andati in Spagna, in Aquitania, in Abruzzo. E poi c’è molta Romagna, ma anche tanti altri luoghi. Forse la cosa che unisce tutti questi posti è che si tratta di piccoli centri, villaggi lontani dalle grandi città. Tra i personaggi c’è il torero dell’Aquitania di 11 anni, che frequenta l’Ecole Taurine o la bambina serpara, figlia di serpari, incontrata a 7 anni a Cuccullo».
Nei vostri lavori utilizzate spesso tecniche sperimentali, in questo lavoro cosa avete fatto?
NZ: «Noi siamo alla ricerca di un linguaggio che possa andare oltre, che possa andare al di là dell’omologazione. Abbiamo usato una forma di montaggio che sviluppiamo da qualche anno e che chiamiamo “montaggio per somme”, dove si mettono vicine scene in successione, una dietro l’altra, anche quando non hanno contenuti comuni. Questo produce una mancanza di continuità di tempo e di luogo, ma l’assommarsi l’una all’altra produce una sorta di forza centrifuga che fa entrare l’aria all’interno di un sistema chiuso come la sequenza».
Durante il lavoro vi dividete i compiti?
DZ: «Io e Nadia facciamo sempre un lavoro a 4 mani, ci occupiamo della scenografia, del montaggio, della regia. Monaldo si occupa della fotografia e poi ci sono tante altre persone che lavorano con noi e con cui c’è un forte lavoro di scambio, molto importante».
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