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Faenza, oltre 2000 coleotteri al museo Malmerendi

Romagna | 19 Febbraio 2021 Cultura
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 Sandro Bassi
Di questi tempi, una mostra è di conforto psicologico oltre che di crescita culturale. Doppiamente lodevole, quindi, l’esposizione sui coleotteri «truppe corazzate nel vasto mondo degli insetti» che si apre venerdì 19 alle 18 presso il museo di scienze naturali Malmerendi a Faenza. A illustrare l’esposizione ha provveduto l’entomologo bagnacavallese Ettore Contarini, nel modo più chiaro e nel contempo accattivante: «I coleotteri costituiscono un mondo strano - ha spiegato -, perché comprendono i tarli che ci minano i mobili ma anche le lucciole che ci aprono il cuore nelle sere d’estate. E poi un’infinita gamma di “piccoli carrarmati”, fra cui anche alcuni utilissimi predatori di bruchi. Spesso troviamo forme e colori meravigliosi, metallizzati, riflessati, iridescenti e sempre c’è una straordinaria valenza ecologica, perché i coleotteri si trovano nei boschi, nei prati, in luoghi aridi ma anche nei corsi d’acqua, sulle dune a ridosso della spiaggia come sulle montagne al limite dei ghiacci».
Contarini riesce a stupire piacevolmente anche muovendosi in un campo «repulsivo» (almeno per molti) come quello degli insetti. «Scientificamente parlando - ha aggiunto - la formica o lo scarafaggio hanno lo stesso valore dell’elefante e peraltro molti coleotteri, se ingranditi, offuscano per bellezza e originalità di forme i più grossi animali del pianeta. Purtroppo, gli insetti in genere vengono di solito guardati con sospetto, se non con schifato distacco, e ciò dipende dalla mancanza di umiltà che si riscontra sull’altare ove si è autoeletto l’Homo sapiens».
Peraltro, come ha ricordato Contarini, fu proprio con le farfalle che il Malmerendi riaprì nell’ormai lontano 2012. Facile, si dirà, perché le farfalle piacciono a tutti, complici la loro eleganza, leggerezza e bellezza. Eppure i coleotteri non sono da meno: in mostra ci sono gli autoctoni carabi (predatori di lumache, di bruchi e di altri insetti anche più grandi di loro) e i ditischi (autentici «palombari», abitatori di stagni e torrenti, predatori anch’essi), ma il visitatore vedrà anche coloratissimi esemplari tropicali ed equatoriali, fra cui uno dal cui disegno è stato tratto un capo di altissima moda. Infine, dulcis in fundo, è un coleottero anche la «cucaracia» messicana, che fino a poco tempo fa veniva venduta, viva, per essere portata sugli abiti legata con una catenella a mo’ di spilla o di gioiello. Non a caso in mostra è presente un esemplare acquistato da Malmerendi con tutto il suo rivestimento di piccole perline che lo rendevano ancora più prezioso.

Visitabile fino al 30 maggio nei feriali dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18. Quando sarà possibile per decreto, anche sabato (stessi orari) e domenica 15-18. Ingresso libero. Massimo 25 persone alla volta, entrata e uscita separati.   

 
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