Faenza, a marzo la Recter organizza visite alle cave Zannona e Crocetta

Romagna | 10 Febbraio 2019 Cronaca
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Riccardo Isola - «Basta con le false e faziose comunicazioni. Siamo un impianto di recupero rifiuti che svolge un importante lavoro nel territorio, nel pieno rispetto dell’ambiente e dei principi dell’economia circolare». Così il presidente di Recter, Boris Pesci, azienda che gestisce le cave Crocetta e Zannona commenta le recenti polemiche mosse dai residenti della zona preoccupati per la propria salute. «Siamo concordi - aggiunge - che occorra fare una riflessione, ma ancor prima è necessario fare chiarezza. Abbiamo inviato una lettera al comune per chiedere un confronto con il non meglio precisato Comitato, e al fine di rispondere ai dubbi e quesiti eventuali, ma soprattutto per mettere in chiaro chi siamo e quali sono i nostri fini».
A fine 2015, con il fallimento della Ctf, due aziende del consorzio Astra si sono mosse per garantire la continuità di due rami aziendali ancora attivi: la CutiConsai di Imola e la Recter di Faenza, società che gestisce diversi impianti di recupero sul territorio emiliano-romagnolo. Questa ha preso in affitto le due attività di cava site in località Crocetta e Zannona. «Tutto ciò – rimarca il presidente – ha permesso il mantenimento dei livelli occupazionali diretti e dell’indotto nell’area faentina». Stando alla situazione vigente nella cava Crocetta «svolgiamo l’attività di recupero degli inerti, accogliendo i materiali di scarto derivanti da attività di costruzione e demolizione, nonché dalle attività di scavo, prevalentemente dal territorio faentino. Con questi materiali - spiega Pesci - si produce riciclato di laterizio o di cemento per rilevati e sottofondi stradali, evitando l’estrazione di materie prime da nuove cave e di terreno dalle colline circostanti. Nel 2018 – prosegue - abbiamo ritirato circa 50 mila tonnellate di rifiuti e abbiamo venduto materiali riciclati, pronti per essere riutilizzati, per circa 30 mila ton».
La Zannona, balzata alle cronache quest’estate a causa di un grande incendio divampato per cause ancora sconosciute, anche se l’azienda rimarca l’ipotesi «dolosa», è una cava di sabbiella naturale, materiale che a seguito della crisi edilizia ha oggi un mercato molto scarso. «Qui – illustra il presidente - veniva svolta anche l’attività di deposito di legname della Recywood che, dopo l’incendio di agosto 2018, ha sospeso le attività dal 15 ottobre 2018 in attesa di attuare a primavera ed in concerto con Arpae, il piano di bonifica. Rimuoveremo ceneri di legna e la sabbiella utilizzata per soffocare il fuoco e – sottolinea - di  - materiali strani - non c’è ombra». Per Pesci «insinuare di vedere strani mucchi di materiali, non meglio identificati, all’interno dei nostri impianti di recupero ci sembra il classico modo all’italiana di affrontare un argomento che non si conosce. In realtà parliamo di materiale inerte, composto da macerie, mattoni e materiali derivanti da ristrutturazioni edilizie, oltre che alcune ramaglie di scarsa entità». 
Infine il presidente annuncia che «se l’attività di recupero e riciclo svolto in Crocetta è bella o brutta, triste o fantastica, lo faremo giudicare a tutti i cittadini faentini che invitiamo a visitare l’impianto nelle due giornate a porte aperte che si terranno il 2 ed il 9 marzo; eventi ai quali è nostra intenzione chiedere la presenza dei rappresentanti delle associazioni ambientaliste e degli interessati».
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