Cristina Comencini a Scrittura Festival a Lugo racconta il suo ultimo libro

Bassa Romagna | 17 Giugno 2016 Cultura
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Elena Nencini

Scrittura Festival quest'anno si sposta in una nuova collaborazione, fino a domenica 19, al Pavaglione di Lugo, venerdì 17 alle 18.30 Cristina Comencini, regista, sceneggiatrice e scrittrice, ci racconta il suo ultimo libro Essere vivi», uscito per Einaudi e di come si recupera l'energia dell'infanzia.

Al centro del suo ultimo libro «Essere vivi» il recuperare la felicità dell'infanzia. Come è stata la sua infanzia?

«È stata una infanzia molto libera, ma anche protetta. Vivevo in una casa a Roma, ma vicino al centro, con un grande giardino. Ero una bambina un po' selvaggia e poco studiosa. Giocavo con le mie sorelle, con il cane di papà (il regista Luigi nda) ma ero quella che vivevo più fuori. Sono stata fortunata che i miei genitori me lo abbiano permesso».

Nelle presentazioni dei libri si trova a un contatto più diretto con il pubblico rispetto a quando lavora come regista. Cosa le da in più questo?

«È molto importante la presentazione di un libro perché nel parlarne con gli altri vengono fuori cose quasi inconsce che sono nel libro. Sono curiosa di sapere come vengono visti i personaggi e vedere la sensazione che hanno avuto i lettori nel leggerli. Il libro e il film sono due attività artistiche diverse: per scrivere un libro mi capita anche di fare ricerche, ma poi il libro si scrive anche giorno per giorno, da solo».

Tre figli, tanti lavori impegnativi come regista, scrittrice, sceneggiatrice. Dove trova l'energia perduta di cui parla nel libro?

«I miei lavori sono molto belli, interessanti. Sono altre vite dalla mia. L'energia che abbiamo tutti nell'infanzia è un'energia che non ha scopo, è la ricerca di qualcosa, è la sensazione di essere nella vita, non è sentirsi, è veramente qualcosa di prima dell'azione. Ho cercato di metterlo nel libro. Le donne ne hanno tanta di energia, tutte le donne, perché fanno tante cose e sono state educate a un grande lavoro su tanti fronti. Anche ce l'ho, però alle volte bisogna imparare a fermarsi. Ho cercato di dare conto di questo con questo libro. Fermarsi e entrare in relazione con questi due giovani che hanno un momento di fermo nelle loro vite. Come da ragazzi quando avevamo l'influenza. Il corpo è importante, quando si ammala è giusto rispettarlo, è un richiamo al fatto che c'è. Che avrebbe bisogno che la mente anche lei si fermasse. Sono occasioni importanti».

Come mai la famiglia è spesso al centro dei suoi romanzi?

«La famiglia è al centro della società, lo è sempre stata, perchè le famiglie evolvono e oggi ancora di più. E' l'ambito e il posto in cui sono cambiate di più le cose. Tutto nel nostro tempo è in trasformazione, ma la famiglia di più. E lo specchio di fare i figli, di relazionarsi con gli altri, di......»

Quali scrittori l'hanno segnata?

«A casa mia c'è stata la formazione, si leggeva molto e mi sono formata con la letteratura russa e quella francese. Poi ho approfondito da adulta anche le letterature che non conoscevo come quella ebrea e americana. In generale mi piace molto la narrazione, i grandi romanzi. Poi ho incontrato una grande maestra come Natalia Ginzburg che mi ha recensito il primo libro.

Leggo tutto sono onnivora, scelgo, ma non ho un criterio rigido, deve essere un libro che mi affascina fin dalle prime pagine. Come lettore mi interessa il modo in cui è scritto».

E' una scrittrice impulsiva o metodica?

«Scrivo in orari abbastanza fissi. È un'esigenza nata quando i bambini andavano a scuola e potevo scrivere solo di mattina. E' rimasta comunque l'abitudine che scrivo meglio dalla mattina fin verso le tre, le quattro di pomeriggio. Non ho mai tutto lo schema del libro, si forma poco a poco, poi faccio delle ricerche, poi mi fermo. Aspetto: La scrittura deve venire, con l'età ho capito che non devi forzare, ti deve venire incontro. Finisce quando vuole un po' lui il libro».

 

programma Scrittura Festival al Pavaglione

Venerdì 17 alle 18.30 Cristina Comencini presenta il suo libro «Essere vivi». Alle 21 Vito Mancuso, teologo ed editorialista di Repubblica parlerà di «Dio e il suo destino».

Sabato 18 alle 18.30 al Salone Estense lo storico e critico d’arte Flavio Caroli terrà l’incontro« Con gli occhi dei maestri dell'arte». Al Pavaglione, alle 21 Ermanno Cavazzoni presenta il suo libro «Gli eremiti del deserto» con letture e musiche di Vincenzo Vasi al theremin e Valeria Sturba al violino.

Domenica 19 alle 18.30 recital dedicato a Raffaello Baldini «E mònd» di Rudi Gatta. Alle 21 chiusura di Scrittura 2016 con Roberto Vecchioni e il libro «La vita che si ama. Storie di felicità».

Tutti gli incontri di Scrittura Festival sono a ingresso gratuito. In caso di maltempo il festival si svolgerà al Salone estense della Rocca, tranne l’incontro con Roberto Vecchioni che sarà spostato al teatro Rossini. Per ulteriori informazioni, consultare il sito www.scritturafestival.com.

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