Riolo Terme, il 2021 dell’illustratore Andrea Rivola si apre sul Washington Post dopo tanti libri per ragazzi

Romagna | 15 Gennaio 2021 Cultura
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Federico Savini
«Sarò all’antica, ma per un libro è anzitutto bello come oggetto. La consistenza tattile, la fragranza dell’odore, la porosità della carta, l’esplosione di colori… Temo che saremo l’ultima generazione a godere di questi piaceri ma farò di tutto perché non restino un privilegio per pochi». Tutto quello che esce dalle matite, dai computer e dal cervello brillante di Andrea Rivola non è fine a sé stesso. Dietro ad ogni colorato parto della sua fantasia c’è un’idea progettuale, perché illustrare non è proprio fare «l’artista puro», ma inserire il proprio genio in un quadro più ampio, che sia un libro o una rivista, con l’idea - una costante per Rivola - che il piacere di godere di un oggetto ben costruito, di valore assolutamente artistico, possa essere il più possibile di tutti, senza barriere economiche, culturali o generazionali. Se la sua sarà una lotta contro i mulini a vento del nuovo che avanza lo dirà la Storia, ma è certo che l’illustratore di Riolo Terme nei giorni scorsi è arrivato a un pubblico più ampio che mai, dopo aver disegnato la copertina dell’inserto sul «Local Living» del 7 gennaio del Washington Post, niente meno.
«E’ stata una cosa inaspettata - conferma Rivola -, possibile grazie all’agenzia americana che mi rappresenta».
Come funziona una collaborazione con il Washington Post?
«I tempi sono stretti, molto simili a quelli che ho già sperimentato con il Corriere della Sera. MI è arrivata la proposta dell’art-director a ridotto di fine anno e, in pratica, nell’arco di 4 giorni dovevo realizzare il tutto. Ho dapprima proposto e realizzato alcune bozze e alla fine consegnato il lavoro, tenendo della linea del giornale».
Cosa dovevi illustrare?
«Un articolo, che mi avevano girato, con cinque interviste ad altrettanti specialisti del “living”: arredatori e designer con alcune idee al limite della new-age. In pratica suggeriscono “espedienti” su come liberarci dalle “scorie domestiche” del Covid nel 2021. L’idea è rigenerarsi dagli influssi negativi della pandemia e c’è chi lo fa modificando l’illuminazione domestica, chi consiglia di liberarsi della strumentazione culinaria utilizzata quando era inevitabile tapparsi in casa, chi suggerisce di cambiare la disposizione dei quadri o di cambiare aroma al gel sanificante, cose del genere. Io avevo lavorato su alcune di queste idee ma alla fine ha prevalso la voglia di liberarsi dal Covid scacciandolo da casa in modo agonistico, con quelle mazze da golf che molti americani hanno in casa, anche perché non hanno potuto usarle, e che rimandano a quel mini-golf da ufficio che abbiamo visto in tanti film sul rampantismo yuppie».
Come ha impattato il Covid sul tuo lavoro?
«L’aspetto conviviale è stato, come credo per quasi tutti, molto difficile da gestire, ma sul lavoro a me è cambiato poco. Come illustratore, invece, per me lo smart working, dalla mia scrivania di casa, è la norma. C’è da dire che in questi mesi sono usciti molti progetti a cui avevo lavorato fin dal 2019. L’editoria pianifica con mesi di anticipo, poi la chiusura delle librerie in primavera ha “rimbalzato” sull’autunno altre uscite. Diciamo che, realisticamente, per me l’incognita sarà il 2021, gli editori di riprogrammare dovranno valutare l’impatto della pandemia sulle vendite e sulle librerie in particolare. L’illustrazione è qualcosa che per sua natura prescinde la geografia e la visibilità che mi ha concesso il Washington Post è sicuramente un bell’inizio per anno comunque incerto».
Lavori quasi sempre su libri per bambini, nei quali il formato, i colori e l’aspetto tattile hanno grande importanza. E le librerie on-line, le sole che non abbiano mai chiuso, non valorizzano appieno queste caratteristiche…
«E’ vero, ed è uno dei grandi limiti dell’on-line, che ovviamente ha velocità e possibilità di scelta incredibili. Il 2020 è stato un anno di svolta per il digitale e ad esempio è probabile che nei libri scolastici si svilupperà enormemente, anche attraverso apposite piattaforme. Diverso è quello dici sui libri per bambini, che infatti hanno nella tattilità un elemento chiave. Ho da poco pubblicato, anche come autore, Il libro dei mestieri che è di grandissimo formato, con pagine robuste e angoli arrotondati. Si trova non solo in libreria ma anche nelle catene di Toys, dove molti non immagino di trovarlo. Chi l’ha ordinato in rete è rimasto sorpreso proprio dal formato, che viene dichiarato nelle info ma nessuno ci fa caso. In libreria capisci perfettamente ciò che compri».
Sei tornato a lavorare con la Onlus Cuamm. A cosa in particolare?
«L’anno scorso per la prima volta collaborai con questa importantissima organizzazione umanitaria di medici che operano in Africa da 70 anni e proprio quest’anno, oltre a realizzare per loro un nuovo calendario, ho illustrato anche il loro 70° anniversario. Abbiamo realizzato cartoline con le quali è possibile fare autentici “regali umanitari”: sostenere per due anni una donna incinta, offrirle alcuni trasporti in centri ospedalieri africani, garantire assistenza al bambino, pagargli le vaccinazioni e così via».
Un vero traguardo è stato poi illustrare un monumento come «Pinocchio» in una nuova edizione Mondadori.
«Assolutamente, non ti nascondo che era il sogno di una vita ma nello stesso tempo ci ho dovuto lavorare tra mille impegno e con poco tempo. Ero titubante, ma treni così passano una volta sola… Volevo essere sicuro di non copiare da nessuno, anche inconsciamente, quindi mi sono procurato le edizioni illustrate da maestri come Innocenti, Mattotti, Mattioli, Chiostri e Mazzanti, oltre a veder il film di Garrone che era appena uscito. Ho cercato di sviluppare forme alternative alle loro, al limite prendendo qualche spunto di partenza, anche perché sapevo che sarei stato analizzato con la lente d’ingrandimento. Parliamo di Pinocchio, un libro identitario e conosciuto in tutto il mondo! Sono soddisfatto del risultato e devo dire che le mie illustrazioni sono state supportate da un gran lavoro tipografico».
E invece «Mignon e il drago» e «L’ammiraglio Virgilio»?
«Il primo nasce da una favola di Samaritana Rattazzi, che è figlia di Susanna Agnelli e madre dell’attore Pietro Sermonti. Questa favola, dedicata ai nipoti, è stata proposta allo storico editore Marietti, che l’ha pubblicata con le mie illustrazioni per avviare la sua sezione Junior e sarà l’inizio di una trilogia, tutta giocata sul doppio registro del mondo reale e di quello fantastico. L’ammiraglio Virgilio è invece uno dei quattro libri affidati ad altrettanti illustratori da Janna Carioli. Sempre una favola ma para-scolastica, pubblicata in un formato da quaderno vintage anni ’50. In pratica si gioca con piccole problematiche di letture e comprensione delle parole e nello specifico con la differenza fra “li” e “gli”. Il testo usa diversi colori per indicare le parole con e senza la “g” ed è piaciuto molto alle maestre che sono quotidianamente alle prese con queste difficoltà».
Hai ancora sogni nel cassetto?
«Diciamo che ho un pallino, quello di coniugare la grande qualità tecnica, narrativa e progettuale di questi prodotti con un prezzo popolare. All’estero ad esempio ci sono sussidiari curati come fossero libri d’arte, mentre in Italia le due cose vengono nettamente distinte. Sono felice che il mio Libro dei mestieri si trovi anche d Toys, dove uno non se l’aspetterebbe. Sono barriere, anzitutto culturali, che vanno superate».
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