Processionarie, un pericolo per i nostri pet. Parla l'educatrice cinofila, Carlotta Nucci
Proseguiamo la collaborazione con l’educatrice cinofila Carlotta Nucci del centro Wild dog training asd Faenza che sulle pagine di Setteserequi da suggerimenti utili sulla gestione dei nostri pet.
Con la primavera, arrivano alcuni potenziali pericoli per i nostri cani (e per noi): parliamo delle ormai note processionarie del pino, piccole falene appartenenti alla specie Thaumetopoea pityocampa, un lepidottero defogliatore. Si tratta di una categoria di insetti fitofagi che erodono il fogliame di numerose piante attraverso un apparato boccale particolarmente robusto, provocando disseccamenti delle chiome e, per l’appunto, defogliazioni. In questo caso, le processionarie si nutrono degli aghi del pino nero (Pinus nigra), ma possono infestare anche il pino silvestre (Pinus sylvestris), il pino marittimo (Pinus pinaster), il pino domestico (Pinus pinea) e diverse specie di cedro (Cedrus spp.). Dell’intero ciclo vitale delle processionarie, solo lo stadio larvale rappresenta un pericolo alquanto serio per le piante, per noi e per i nostri animali domestici (e anche per alcuni selvatici). Le uova, infatti, vengono deposte a manicotto intorno agli aghi di pino e dopo la schiusa le larve iniziano a nutrirsi. Mentre mangiano, con i loro fili sericei, costruiscono dei nidi provvisori e poi, durante il mese di ottobre, formano un nido più voluminoso all’interno del quale riescono a superare i freddi mesi invernali. A partire dalla fine di marzo fino a tutto il mese di aprile, le larve abbandonano il nido e si spostano “in processione” alla ricerca di un luogo adatto per penetrare nel terreno e trasformarsi in pupe. Ed è proprio in questo preciso momento che le larve di processionaria rappresentano un serio pericolo per noi e i nostri animali domestici. Già a partire dalla terza età dello sviluppo larvale (quando sono ancora nel nido), i bruchi presentano dei “peli” (setae) che contengono una (o forse più di una) proteina urticante (nota come taumetopoeina). Nel momento in cui scendono dagli alberi e si muovono sul terreno, il contatto accidentale o volontario con i “peli” causa infiammazioni e reazioni allergiche che possono avere esiti anche gravi. Dal momento che i “peli” non hanno un’apertura, il loro contenuto viene rilasciato soltanto quando, penetrati nella pelle, si spezzano (anche a causa degli enzimi presenti in alcune cellule del sistema immunitario). Durante i mesi di marzo e aprile (cioè nel periodo in cui i bruchi lasciano il nido) è necessario adottare particolari precauzioni per evitare ogni contatto, come l’uso del guinzaglio per i cani quando si passeggia nei parchi o nei boschi in cui erano presenti i nidi. Diffidate dai rimedi fai-da-te che trovate in giro sui social e non toccate assolutamente le processionarie, evitare di sostare nelle vicinanze di piante infestate dalle processionarie e di toccare i nidi o le larve; evitate, poi, di toccare la corteccia di alberi, arbusti o rami che hanno ospitato un nido. All'inizio della primavera, quando si possono osservare con particolare frequenza le processioni di larve lungo i tronchi o sul terreno, evitare di avvicinarsi o di cercare di raccogliere e uccidere i bruchi con mezzi inadeguati (scope-rastrelli). Ricordate che gli interventi di rimozione vanno affidati a personale specializzato adeguatamente protetto (occhi e cute).