IL CASTORO | Preraffaelliti: riscoprire l’antico per sentirsi moderni

Romagna | 28 Marzo 2024 Blog Settesere
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Paola Laghi
Come si può raccontare un’epoca travagliata come la seconda metà dell’Ottocento? I preraffaelliti, protagonisti della mostra Rinascimento moderno ai musei di San Domenico di Forlì, fino al 30 giugno, rispondono a questa domanda. «Per la prima volta in maniera analitica si presenta un confronto sistematico tra le tre generazioni dei preraffaelliti e l’arte italiana - spiega il direttore Gianfranco Brunelli -. È una lunga storia d’amore quella tra i preraffaelliti e gli artisti italiani del ’300-’400, volta a ritrovare una visione pura della natura che si era persa».
In un periodo chiave per la rivoluzione industriale e teatro per i moti insurrezionalisti, la confraternita preraffaellita, fondata nel 1848, sceglie di distaccarsi dall’arte non solo contemporanea a loro, ma anche precedente. Gli artisti di questo movimento decidono, infatti, di ispirarsi all’arte precedente a Raffaello, in quanto quella successiva era stata resa eccessivamente accademica e convenzionale dai seguaci del Maestro. C’era bisogno, per i preraffaelliti, di un ritorno ai tratti e ai temi puri, tipici di Botticelli, loro primo riferimento.
La mostra si struttura su tre piani e presenta opere appartenenti a tutte le fasi del movimento. Nella prima stanza troviamo una serie di quadri e statue risalenti al 1400-1500, a cui gli artisti si sono senza dubbio ispirati, ad esempio Minerva e il centauro di Botticelli: nel quadro si ravvisano interessanti punti di contatto con l’arte preraffaellita, soprattutto nei colori, nei temi e nei lineamenti. Tipici del movimento sono alcuni arazzi rappresentanti le avventure di Lancillotto e quattro grandi tele a sfondo sociale di Frederic Cayley Robinson appartenenti alla fase più tarda. Nella seconda stanza troviamo vari quadri di artisti rilevanti per la prima fase del movimento: Ford Madox Brown, Dante Gabriel Rossetti, John Everett Millais e William Holman Hunt. Si possono ammirare anche alcune opere artigianali della compagnia Morris & Co, appartenenti alla corrente Arts and Crafts. L’arte preraffaellita cercava infatti di promuovere manufatti come carte da parati dipinte a mano, per andare contro l’industrializzazione dell’arte.
Al piano superiore troviamo altre sale con opere d’arte di diversi artisti del periodo più tardo, nelle quali sono rappresentate figure non più appartenenti solo alla religione o alla letteratura medievale, ma anche personaggi della vita quotidiana, nonché del mito greco e latino. Uno dei quadri che incarnano perfettamente l’estetica dello stile preraffaellita è Flora della pittrice Evelyn de Morgan. Dipinto a Firenze nel 1894, è un omaggio non solo alla dea romana della natura, ma soprattutto al Rinascimento, è infatti chiaramente ispirato alla Primavera botticelliana. Un’altra tela degna di nota è Persefone di Dante Gabriel Rossetti (1874). Dopo la morte della moglie il pittore italiano si orienta definitivamente sulla ritrattistica femminile, in questo caso sceglie di rappresentare l’amante, Jane Burden, moglie di William Morris, nei panni della consorte di Ade. Persefone come soggetto torna più volte, quasi ossessivamente, nella pittura di Rossetti forse per rappresentare la tragica fine del suo matrimonio, o forse per raccontare di come l’amante gli era stata portata via da Morris contro la sua volontà, proprio come nel mito.
L’esposizione è davvero ricca, sono esposte più di 300 tele. La permanenza consigliata per una buona visita è di oltre due ore. È una mostra, a detta di Brunelli, «infinita», non solo per le tante opere esposte, ma in quanto incarna a pieno la visione del mondo dei preraffaelliti, secondo cui il tempo non è il semplice chronos, che scorre in maniera lineare, ma kairos, attimo da cogliere e riempire di significato.

 
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