I Festival «diversi» di Franco Fussi, Anthony Papa, Loris Ceroni e Claudio Dirani

Romagna | 17 Febbraio 2023 Cultura
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Federico Savini
Se sia davvero stato un festival «troppo maschile», come da refrain di una delle mille polemiche che ogni anno tengono banco a Sanremo, ce lo dirà forse la Storia tra qualche anno o magari la «tenuta» già nel breve periodo di questa o di altre sottolineature, fatta sta che dalla provincia di Ravenna le persone più e meno dietro le quinte hanno lavorato al 73° Festival della Canzone Italiana sono tutti uomini, sono quattro e si può ben dire che abbiano visto quattro festival diversi. Da quattro prospettive diverse: chi è proprio salito sul palco (Claudio Dirani, alla batteria con i Modà), chi ha lavorato del tutto dietro le quinte (l’hair stylist lughese Anthony Papa e il foniatra ravennate Franco Fussi) e chi al palco si è avvicinato tantissimo, anche a favore di camera (il produttore riolese Loris Ceroni, che ha diretto l’orchestra per Anna Oxa).

CLAUDIO DIRANI
Era visibilmente commosso Francesco Silvestre quando, nella serata finale di sabato 11, dopo l’ultima esibizione dei Modà ha ringraziato Amadeus «per averci dato questa possibilità». Che non è scontata neanche per una band che tra il 2009 e il 2015 ha dominato le classifiche e l’airplay tricolore con davvero poca concorrenza. Questo prima che lo scenario musicale cambiasse (lo streaming comincia a diventare dominante proprio dal 2015, con Sanremo che «lo recepirà» a partire dalla gestione Baglioni) e che gli stessi Modà perdessero il supporto dall’etichetta Ultrasuoni, che gli garantiva una costante copertura radiofonica su Radio Italia, Rds ed Rtl 102.5. E il sostegno di Amadeus alla causa dei Modà non era scontato anche perché Lasciami, la canzone in gara (giunta undicesima) affrontava il delicato tema della depressione. E Claudio Dirani, batterista lughese in forze al gruppo dal 2008, l’ha sottolineato a più riprese nei giorni del Festival.
Che i Modà in questi anni si siano rivelati «un gruppo di amici» prima ancora che di musicisti è una cosa che Dirani ha affermato più volte, lasciando intendere che la band ha fatto squadra intorno al cantante e autore dei brani, vero motore creativo di un gruppo che, pur continuando a riempire i Palasport come in passato, dall’esibizione all’Ariston ha molto da guadagnare; o forse solo da «ribadire».
Ad ogni modo, dopo la loro terza volta a Sanremo (la prima nel 2011 con Arriverà in coppia con Emma, che arrivò seconda; la seguente nel 2013 con il terzo posto di Se si potesse non morire) i Modà sono pronti per un tour che celebrerà sui palchi di tutta Italia il loro ventennale, con l’accompagnamento tra l’altro di un’orchestra sinfonica. Il 27 marzo il tour partirà dall’auditorium Parco della Musica di Roma per concludersi il 30 maggio all’Europauditorium di Bologna, la città più vicina a noi dove i Modà suoneranno anche la sera prima, il 29 maggio, e per la prima volta il 22 aprile.

FRANCO FUSSI
«In un podio da cinque posti, ho lavorato con tre cantanti». Il foniatra ravennate Franco Fussi, ai «pit stop» di molti cantanti in gara, non è certo nuovo alla frequentazione di artisti leader nel loro campo, ma è comunque notevole che si siano rivolti a lui per «aggiustamenti» vocali anche dell’ultimo minuto tre autentici dominatori di questo Festival, come il vincitore Marco Mengoni e poi Lazza e Tananai».
«Per i cantanti sono giornate piene di tensione psico-fisica - spiega il foniatra -. In performance di 3-4 minuti devono raggiungere la perfezione, e lo fanno in giornate tumultuose, piene anche di interviste e spostamenti in ambienti di diversa temperatura. Quindi non sono state rare tra di loro piccole forme infiammatorie stagionali e tensioni muscolari che hanno richiesto manipolazioni laringee». Venendo ai cantanti «a parte quelli che già conoscevo, come Grignani e i Modà - dice Fussi - ho lavorato molto con Anna Oxa, Mara Sattei, Rosa Chemical e po appunto Lazza, Tananai e Mengoni, la cui vittoria era quasi scontata ed è certo figlia della sua preparazione tecnica e musicale, davvero notevole».
«Più in generale - commenta il foniatra - questo Sanremo ha presentato un grande ventaglio di stili, quindi ritengo molto interessanti ad esempio le vocalità corpose di Lazza e di Ultimo, che sono anche molto sicuri nella gestione dei passaggi di registro. E mi è piuaciuto Mr. Rain, con una canzone semplice e trasparente, magari anche un po’ ruffiana, ma che ha saputo emozionare senza veli. Insieme a Mengoni voglio però sottolineare la bravura e la ricerca di Anna Oxa, frutto di sperimentazione di una perizia tecnica che è adatta al pubblico del Festival; e questo non è un minus».

LORIS CERONI
«Sono reduce da una settimana meravigliosa e lo dico chiaro: è stato il miglior Sanremo della mia vita». Loris Ceroni, produttore discografico di rango internazionale con il suo studio Le Dune a Riolo Terme, è uno che i confronti li può fare, essendo già stato al Festival nel 2013 con i Marta sui Tubi e prima di allora, nel 2011, con Anna Oxa, per la quale è tornato a dirigere l’orchestra anche quest’anno. «È stato tutto velocissimo - racconta Ceroni -. Quando ho visto che Anna, con la quale lavorai anni fa, sarebbe tornata al Festival le ho mandato un messaggio, per farle i complimenti. Credevo sarebbe finita lì ma nel giro di poco lei mi ha contattato chiedendomi di lavorare all’arrangiamento del suo pezzo e di dirigere l’orchestra. Quindi ho lavorato tantissimo già sotto le feste: Sali è un pezzo complesso e profondo, poco adatto al Festival, e poi avevo proposto ad Anna anche un mio arrangiamento per Un’emozione da poco, il capolavoro di Fossati che ha re-interpretato il venerdì sera, ma in quel caso abbiamo lavorato secondo sue precise direttive: il tema esposto una volta sola e un finale molto suggestivo. Anna non ha mai smesso di fare ricerca e mettersi alla prova: ha cambiato mondo di cantare, con acuti e graffi particolare, e si è confermata la più grande cantante italiana. So che sono di parte, ma di talenti ne ho conosciuti tanti e una devota e dotata come lei non l’avevo mai incontrata».
La canzone in classifica è arrivata tra le ultime e non sono mancate le polemiche sulla scelta (del tutto legittima) di Anna Oxa a non concedere interviste. «Questo le ha attirato addosso un po’ troppe critiche – commenta Ceroni – e mi pare che in generale oggi si tenda a valutare più il contesto e i vestiti rispetto alle qualità canore, che sono quelle che hanno fatto la storia di Sanremo. Se, per assurdo, Demetrio Stratos fosse vivo e partecipasse, credo andrebbe male pure lui… Forse anche l’eccessiva lunghezza delle serate finisce per distogliere l’attenzione dai cantanti, ma devo dire che Amadeus, che ho incontrato per la prima volta dopo i festival a cui partecipai e che avevano al timone Fazio e Morandi, è una persona eccezionale, senza alcun filtro. Ha rilanciato tantissimo Sanremo, quindi penso che focalizzare di più l’attenzione sulle canzoni sia il solo consiglio che gli si possa dare. Ha dimostrato ampiamente di essere un grande professionista e una gran persona».  
E lo si è visto proprio per le strade di Sanremo ha fatto il resto: «La città traboccava di gente ovunque - dice Ceroni -, c’era grande voglia di uscire dalla pandemia e davvero tutti sono stati amichevoli. E comunque abbiamo visto in scena grandi cantanti: Mengoni è indubbiamente fortissimo, Elisa e Giorgia hanno dato lezioni a tutti, e non parliamo di giganti in forma splendida come Ranieri, Morandi e Al Bano, in scena dal vivo senza alcun tipo di trucco o facilitazione. Sono questi i talenti da valorizzare al Festival».

ANTHONY PAPA
«Quest’anno a Sanremo si respirava davvero un’atmosfera pre-Covid, come quella del 2020 la prima edizione a cui partecipai e che si tenne proprio pochi giorni prima del lockdown. A parte Cristiano Malgioglio, non ho visto nessuno in mascherina per una settimana». È stato un sanremo ritornato ai suoi fasti massimi quello che ha assaporato quest’anno Anthony Papa, hair-stylist lughese che ha lavorato dietro le quinte di vari programmi Rai (dunque non solo la gara canora) con Al Pacino Lookmaker.
«I Cugini di Campagna, con le loro capigliature vaporose, li ho avuti sotto le mani praticamente ogni sera - racconta Papa - e Lazza veniva truccato ogni volta da una mia amica. Di fatto all’Ariston si canta e basta, lo spazio è piccolo, quindi noi eravamo “di base” al Casinò, ma andavamo a pettinare artisti e ospiti delle trasmissioni tv anche in albergo, magari anche fuori città come nel caso di Annalisa Minetti. I cantanti li ho conosciuti praticamente tutti, mi sono occupato dei capelli di Claudio Cecchetto e del presidente Toti quando sono stati in scena, ma più di tutti ho legato con Iva Zanicchi, che era in tv praticamente ogni giorno e si rivolgeva sempre a noi. Una persona squisita, molto diretta ma educatissima e molto vera».

 
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