Faenza, 50 anni fa l'omicidio del bracciante Adriano Salvini ad opera del neofascista Daniele Ortelli

Romagna | 19 Ottobre 2023 Fata Storia
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Cinquant’anni fa Faenza fu colpita da una lunga serie di intimidazioni, aggressioni e danneggiamenti messi in atto da un gruppo di neofascisti locali. Nella notte del 7 luglio del 1973 avvenne l’ennesimo episodio, il più grave, con l’omicidio di Adriano Salvini. Uno degli episodi più dolorosi di violenza neofascista nel dopoguerra in provincia di Ravenna avvenne a Faenza. La sera del 7 luglio 1973 Daniele Ortelli, un giovane legato alla sezione faentina del Fronte della Gioventù, dopo aver provocato e aggredito alcuni avventori di un bar di piazza Martiri della Libertà, incontrò il bracciante quarantunenne Adriano Salvini, lo aggredì selvaggiamente a calci, pugni e sediate causandone la morte.  Il delitto suscitò forte sdegno ed emozione in città, i funerali si trasformano in una manifestazione di massa, mentre altre manifestazioni e cortei antifascisti segneranno il mese di luglio. Il delitto venne subito interpretato dalle forze politiche antifasciste, e da larga parte della cittadinanza, come qualcosa di ben diverso da una drammatica casualità, da uno sfortunato episodio dovuto alla furia incontrollabile e omicida di un individuo violento ed eccitato dai fumi dell’alcool. L’omicida, come si diceva, faceva parte di una squadra di giovani picchiatori fascisti che, nel biennio precedente, avevano messo in atto diversi pestaggi, aggressioni e intimidazioni suscitando la preoccupazione e le ripetute denunce - rimaste però inascoltate - del Comitato unitario antifascista di Faenza. L’omicidio Salvini si verifica in una stagione particolarmente complessa della storia dell’Italia repubblicana e, più specificamente, nel corso di un anno difficile come è il 1973, durante il quale la Penisola conosce una forte inquietudine sociale e politica, con tangibili pericoli di tenuta delle istituzioni democratiche. Appena pochi anni prima, fra il 1968 e il 1969, l’Italia è stata attraversata dalla più grande ondata di conflittualità popolare della sua storia, accesa dai grandi movimenti di lotta degli studenti e dei lavoratori.
In particolare, è il movimento operaio a strappare importanti conquiste normative e salariali, mentre in Parlamento sono approvate alcune riforme sociali, che vanno a migliorare fondamentali aspetti del sistema di welfare (pensioni, sanità, tutela della maternità) e assicurano una maggiore tutela dei diritti del lavoro (“Statuto dei lavoratori”). Dalle lotte delle fabbriche prende vita anche un entusiasmante ma contrastato tentativo di superare la divisione fra le organizzazioni sindacali per arrivare alla costituzione di un Sindacato unitario. Benché le enormi resistenze riscontrate impediscano di portare a termine questo disegno, la formazione, nel 1972, della Federazione Cgil-Cisl-Uil, sotto forma di unione paritetica, suggella il nuovo status di forza e autorevolezza raggiunto dal mondo organizzato del lavoro. I sindacati Cgil-Cisl-Uil, l’Anpi e il Comune di Faenza si fecero promotori nel 2013 di una Giornata di Studi sulla vicenda di Adriano Salvini. Gli atti di quella giornata, insieme a numerose fotografie, riproduzioni di manifesti e articoli di giornale di quel 1973, sono stati raccolti in un volume che ci guiderà nell’incontro di sabato 21 ottobre.
*Sabato 21 ottobre 2023, alle ore 17.30 alla Bottega Bertaccini ci sarà una conversazione con Alberto Fuschini, Angelo Emiliani, Franco Conti, Vittorio Bardi. Conclusioni di Giuseppe Masetti. L’incontro è promosso in collaborazione con l’Anpi di Faenza e l’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea in Ravenna e Provincia.
 
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