"Bambini agli arresti domiciliari, riportateli a giocare fuori"

Romagna | 09 Giugno 2019 Mamma Mia!
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«Credo che alle riunioni condominiali dovrebbero partecipare anche i bambini, magari all’inizio della riunione, oppure con idee e suggerimenti scritti in una lettera». È questa una delle considerazioni di Renzo Laporta, a distanza di un paio di settimane dal convegno  «Oggi dove posso giocare? Regolamenti e gioco nei cortili» e della «Festa del diritto al gioco» organizzati entrambi a Ravenna, nel mese di maggio. «Se chiedi ai bambini quali siano le difficoltà maggiori nel giocare nei cortili, rispondono che sono i vicini che non vogliono”, spiega il coordinatore. E proprio sul tema del diritto al gioco dei bambini negli spazi comuni che molti amministratori di condomini si stanno sensibilizzando: «Molti cortili sono occupati dagli adulti, trasformati in posti macchina, per esempio, ma se ci sono dei bambini residenti si dovrebbero considerare anche le loro necessità. Si tratta di dialogare e di trovare delle regole condivise». Stare sotto casa, fare amicizia e perdersi in giochi all’aria aperta sono infatti alcuni dei bisogni dei bambini, «specie in questo momento in cui non li facciamo più allontanare da casa per la paura che gli accada qualcosa». Essere liberi di esplorare e di giocare è, infatti, un modo per crescere e sviluppare autonomie: «Li si tiene occupati con tante attività, perché si ha più voglia di formare dei bambini competenti in vista di una realizzazione futura, che dei bambini sereni. Penso che uno dei motivi per cui non si lascino più nei cortili è perché è venuto a mancare il senso di comunità. Una volta si viveva il quartiere, si conoscevano i vicini, si faceva la spesa al negozietto sotto casa. Andare al supermercato era un evento, adesso, invece, è il contrario. L’abitare ha assunto un significato differente». 

REGIONE ALL’AVANGUARDIA
Della buona riuscita del convegno è convinto Antonio Borgogni, docente dell’Università di Bergamo e vicepresidente di LUnGI (Libera Università del Gioco): «Il convegno ha visto un buon equilibrio tra la presentazione di aspetti normativi (regolamenti condominiali, diritti dei bambini al gioco), aspetti progettuali e riflessioni pedagogiche. Riconosco il fatto che l’Emilia-Romagna sia all’avanguardia nell’outdoor e nella riflessione educativa sul gioco». Che i bambini per crescere sani abbiano bisogno di stare all’aria aperta è ormai un fatto acclarato: «Molti studi in ambito psico-pedagogico – spiega Roberto Farnè, docente di pedagogia del gioco e dello sport all’Università di Bologna - hanno dimostrato i danni prodotti all’infanzia dalla sottrazione di queste esperienze. I bambini vivono agli “arresti domiciliari”, tra scuola, casa e corsi pomeridiani. Ultimamente si parla di “nature deficit disorder”, che sarebbe alla base di successivi disturbi come quelli di apprendimento, di iperattività, ma anche nelle relazioni». Sono necessari, infatti, tempi e spazi a contatto con la natura, con i cortili e con la strada. Solo così si sviluppano gli anticorpi alla base di nuove competenze: « Sono stati riscontrati – continua l’esperto - danni anche a livello fisiologico, come la carenza della vitamina D e un aumento dei disturbi della vista, come la miopia». Si è nel frattempo venuta a sviluppare una visione olistica che mette al centro il bambino e i suoi diritti: « Quello che dobbiamo fare è restituire all’infanzia la possibilità di vivere all’aperto. Un’esperienza che  è stata tolta negli ultimi trenta/quarant’anni a causa di una cultura iperprotettiva. C’è stata un’espansione smisurata del concetto di sicurezza che non ha fatto i conti con i diritti dei bambini. In Italia, tra gli 8 e i 12 anni, meno del 10% dei bambini va a scuola da solo. In Germania, Svezia e Gran Bretagna oltre il 70%. Di cosa abbiamo paura? Degli automobilisti che vanno troppo veloci? Sfido chiunque a non andare più piano se vede dei bambini per strada. Li abbiamo esclusi dalle strade. Abbiamo disarticolato la sicurezza dai diritti». Non solo vita all’aria aperta nei cortili, ma anche nelle scuole».

LA FORMAZIONE 
Da un paio d’anni il professor Farné con l’Università di Bologna si occupa di outdoor education e ha realizzato anche una formazione con insegnanti ed educatori della fascia 0-6 del Comune di Ravenna: « Aiutiamo gli insegnanti a conoscere e a sviluppare competenze. L’esterno non deve essere visto come momento di svago, ma come possibilità di apprendimento. Tutte le attività possono essere svolte in cortile. Alcuni studi regionali hanno dimostrato che un anno di educazione all’aperto ha abbassato le assenze prolungate. Ci si ammala di meno stando fuori e inoltre diminuisce anche il tasso di aggressività sia negli insegnanti che nei bambini».
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