Balletto, sulle punte da Ravenna e Faenza fino ai palchi di tutta Europa

Romagna | 10 Febbraio 2024 Cultura
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Federico Savini
La Germania, la Repubblica Ceca e la Scala di Milano. Sono queste le «nuove case» di Joel Dettori, Viola Izzo e Alessandro Francesconi, giovani danzatori del Ravenna Ballet Studio di Ravenna e del Dance Studio di Faenza che, insieme ad altri coetanei provenienti dalle medesime scuole, stanno costruendosi una carriera da professionisti nell’ambito della danza classica e contemporanea. Le loro storie sono fatte di sogni, certo, ma anche di concretezza e indiscutibili sacrifici, che però la costanza e le opportunità (soprattutto all’estero o nelle grandi città italiane) possono ripagare. Facendo della propria passione il lavoro di una vita.

Alessandro Francesconi
«Il momento preciso in cui ho capito che potevo sognare in concreto di fare il ballerino, proprio come lavoro, si può individuare, ma è come se ogni anno si rinnovasse. Questo perché l’audizione per la compagnia del teatro Alla Scala è molto difficile da superare, l’assunzione diventa stabile solo dopo anni e anche nel percorso dell’Accademia non c’è nulla di scontato». Alessandro Francesconi, 19enne ravennate, sta inseguendo il sogno della danza non dall’estero ma dall’Italia. Ma non da un posto qualsiasi, bensì all’interno della compagnia del teatro Alla Scala, un nuovo che al solo pronunciarlo evoca sogni e suggestioni.
Epperò, come è facile capire, il percorso di Alessandro è fatto anche di molta concretezza, impegno e continue sfide. «Ho cominciato a ballare a 6 anni - racconta Alessandro -, e certamente il fatto che mia sorella fosse già una ballerina professionista mi ha molto influenzato, tanto più che abbiamo sempre avuto un bellissimo rapporto e a lei devo tanto per tutto il mio percorso. Mi sono formato al Ravenna Ballet Studio, dove ho appreso le basi e capito che volevo fare di questo la mia vita. La scuola è stata determinante per la mia crescita e di grande stimolo per le sfide successive. A 10 anni ho fatto l’audizione per l’Accademia della Scala, accompagnato da mia sorella, ed è andata bene, mi si sono aperte le porte di una possibilità concreta, anche perché fui tra i 6 ragazzi, anzi forse dovrei dire bambini, che superarono la selezione, a fronte di tantissimi candidati. Ogni anno, poi - prosegue Alessandro - in Accademia si deve superare una prova finale, e se non la si passa, salvo casi molto rari, si è proprio fuori dalla scuola. Avere svolto lì tutti gli anni della preparazione è stata una grande sfida vinta e probabilmente la premessa migliore per entrare poi ufficialmente nella compagnia, ma anche lì superare l’audizione non era minimamente scontato».
Alessandro in questi mesi vive a Milano, in affitto, ed è a tutti gli effetti alla sua prima esperienza da professionista. «In questo momento abbiamo appena fatto Coppelia, nella versione di Alexei Ratmansky - spiega Alessandro -, un autore molto in voga oggi, e stiamo preparando il “Trittico contemporaneo”, uno spettacolo fatto di tre balletti, oltre al lavoro preparatorio sulla Madina di Mauro Bigonzetti. Si parla anche di una tournée ma lì non è detto che potrò andare, sono in compagnia da poco e tecnicamente sono un “aggiunto”, quindi la stabilità non c’è ancora e non è detto che potrò andare in Cina».
Professionismo sì, insomma, ma non ancora stabilità. Come in tanti altri lavori. «Da questo punto di vista in effetti la danza somiglia ad altri lavori - dice Alessandro - e tutto sommato, a 19 anni, un po’ di precarietà posso permetterla, ma di sicuro entrare da stabile nella compagnia è il mio principale obiettivo: impegno, costanza e serietà è quello che occorre». Oltre il talento, che ad Alessandro ha aperto l’ingresso in una delle compagnie più importanti d’Italia, e non solo.«Le giornate normali prevedono una lezione, ogni giorno, dalle 10 alle 11 - spiega Alessandro -, con le prove che in genere poi durano fino alle 16.30, pausa pranzo esclusa ovviamente. Le ore di lavoro aumentano considerevolmente, fino anche intorno alla mezzanotte, quando gli spettacoli di avvicinano. E considerando quanto lavora questa compagnia, non è infrequente che i ritmi siano questi».

Viola Izzo
«La cosa particolarmente bella di questa compagnia è che a livello umano mi trovo benissimo e ho già avuto parti importanti nei balletti che abbiamo portato in scena. Mi piacerebbe restare qui un altro paio d’anni, poi naturalmente l’obiettivi generale è sempre quello di crescere, se possibile, ma già questa è un’esperienza molto importante, sempre formativa e però anche professionale a tutti gli effetti». La 21enne ravennate Viola Izzo dallo scorso agosto balla all’interno del National Moravian Ballet di Ostrava (in Repubblica Ceca) e ci arriva dopo un lungo percorso di affinamento e perfezionamento continuo.
«Ho iniziato ballando con mia madre, a Ravenna, all’interno del Ravenna Ballet Studios, la scuola avviata da miei genitori - racconta Viola -. La passione per il ballo è stata subito forte, tanto che a 10 anni sono andata a Cannes, in Francia, per continuare a studiare in una scuola specializzata per un biennio. Il conservatorio, poi, l’ho frequentato a Lisbona, dove mi sono diplomata. I due anni successivi li ho trascorsi ad Amsterdam, frequentando una scuola di perfezionamento. Il National Moravian Ballet di Ostrava è una compagnia che seguivo da tempo, quando ho avuto l’opportunità di partecipare a un’audizione, in Italia, con diversi direttori di tante compagnie europee, tra cui un insegante proprio di Ostrava. Da lui è arrivato l’invito a visitare la loro compagnia, per una settimana, e così ho avuto un contratto, per ora della durata di un anno».
Nel giro di pochi mesi Viola Izzo ha partecipato agli allestimenti di balletti classicissimi come Il lago dei cigni, Lo schiaccianoci e Coppelia: «Si lavora tantissimo - commenta lei stessa -, e non solo sul balletto, dato che ho preso parte anche a diverse opere liriche. In Repubblica cena ci sono tantissime compagnie di danza, quasi ogni teatro ne ha una che lavora in modo professionale. La tradizione della danza qui è sentitissima e, in effetti, tutti i nostri spettacoli sono sold out da mesi».
La giornata tipo di Viola comincia alle 9 «con la lezione di danza classica, di circa un’ora - dice lei stessa -. In totale non dovremmo ballare e fare prove per oltre 6 ore e mezza ma può capitare di andare oltre. In certe giornate abbiamo una lunga pausa a metà giornata, e riprendiamo alle 17; altre volta pranziamo in una mezz’ora e andiamo avanti fino alle 15 o poco oltre».

Joel Dettori
«La Germania è un Paese in cui mi sto ambientando e il mio primo desiderio sarebbe rimanere qui, possibilmente nella compagnia in cui già ballo ma comunque mi guardo intorno. E si tratta di un contesto molto “fortunato” per la danza; anche i paesi medio-piccoli hanno tutti un teatro e una compagnia. Per un danzatore è una situazione ideale». Il 21enne faentino Joel Dettori da qualche mese è a Magdeburgo, nella compagnia del teatro della città, dopo una formazione decisamente eclettica, che lo ha visto a lungo allievo di danza classica nei corsi professionalizzanti del Dance Studio di Luna Ronchi, ma in parallelo Joel ha anche ballato le danze folk romagnole per anni, con Giorgio e le Magiche Fruste. «Ho cominciato con loro a 8 anni, incuriosito da un’esibizione - racconta Joel -. Di fatto, fino a un anno fa ho continuato a ballare il nostro folk, poi il percorso nella danza contemporanea mi ha aperto la possibilità di fare audizioni, mandare video e curriculum, finché non mi hanno preso a Magdeburgo, dove ho un contratto da tirocinante. A introdurmi al mondo della danza contemporanea è stato Brian Scalini, un po’ più grande di me ma con me ha condiviso l’esperienza con le Magiche Fruste, dove io ballavo in coppia con sua cugina e su suo impulso ho cominciato a frequentare il Dance Studio. L’impegno e il talento sono ovviamente necessari per diventare danzatori professionisti, ma indubbiamente conta anche la fortuna di conoscere le persone giuste, e Luna Ronchi è stata una di queste, mi ha proprio insegnato anche come muovermi a livello professionale. Il mio sogno in questo momento sarebbe stabilizzarmi a Magdeburgo - ribadisce Joel -, ma qui c’è modo di fare molte audizioni e il direttore della mia attuale compagnia è molto esperto e conosciuto, anche grazie a lui sto imparando a muovermi agevolmente tra le varie possibilità professionali».
La routine di un danzatore di una compagnia tedesca non differisce molto da quella delle compagnie italiane. «Si parte alle 10 con la lezione di danza classica, che ci prepara alle prove - spiega Joel -. Dopo un’ora e mezza si parla o con l’elaborazione del processo coreografico o con le prove, se il lavoro è più avanzato, e dopo la pausa pranzo normalmente si continua a provare dalle 15 alle 18, ma in prossimità di uno spettacolo, specie se si prova in palco, si può riprendere poi anche fino alle 22, direttamente sulla scena e compatibilmente con gli orari di lavoro dei tecnici teatrali».
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