QUARTIERE BRUXELLES di Valentina Brini: I dazi di Trump pesano 1 miliardo

Emilia Romagna | 14 Ottobre 2019 Blog Settesere
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Il tanto atteso verdetto del Wto, l’organizzazione mondiale per il commercio, alla fine è arrivato: gli Stati Uniti potranno imporre dazi sui prodotti provenienti dall’Europa per un ammontare annuo fino a 7,5 miliardi di dollari, quasi sette miliardi di euro. Un conto salato, inferiore a quanto stimato alcuni mesi fa ma comunque in grado di scatenare una guerra commerciale tra le due sponde dell’Atlantico, frenare ulteriormente una crescita economica già stentata e dare un duro colpo all’export italiano. A cominciare da quello agroalimentare, senza dimenticare prodotti del settore moda e le motociclette, arrivando a costare al ‘sistema Italia’ fino a un miliardo di euro. La decisione del Wto è legata a quella con cui a suo tempo sono stati giudicati illegali alcuni aiuti pubblici destinati al consorzio Airbus e la cifra indicata dall’organismo che ha base a Ginevra è destinata a compensare il danno (stimato) subito dal sistema economico statunitense. Ma lo stesso Wto ha anche ritenuto illegali alcuni aiuti forniti dall’amministrazione di Washington alla Boeing e nei prossimi mesi dovrebbe emanare un verdetto analogo a quello odierno, stavolta per quotare il valore delle misure compensative che potrà adottare l’Ue. Un gioco che potrebbe teoricamente avere somma zero, se non fosse per la vena particolarmente battagliera dell’amministrazione Trump e la sua attitudine a voler negoziare partendo sempre da una posizione di forza. I segnali giunti in questo senso da Washington non sono mancati ed hanno spinto la commissaria europea al Commercio uscente, la svedese Cecilia Malmstroem, a mettere le mani avanti. «Anche se gli Stati Uniti hanno avuto l’autorizzazione dal Wto - ha sottolineato - scegliere di applicare le contromisure adesso sarebbe miope e controproducente. Restiamo pronti a trovare una soluzione equa, ma se gli Usa decidono di imporre le contromisure autorizzate dal Wto, l’Ue non potrà che fare la stessa cosa». Con il rischio di alimentare un clima già teso tra le due sponde dell’Atlantico e arrivare ad una guerra commerciale che, come già indicano l’andamento degli scambi mondiali e le reazioni dei mercati azionari, avrebbe un effetto decisamente recessivo. «L’imposizione reciproca di contromisure - ha avvertito la commissaria - avrebbe solo effetti negativi per tutti». Dopo lo schiaffo, nella conta dei danni il Made in Italy salva. «L’Italia - ha scritto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio in una lettera alle aziende italiane - è colpita certo, ma meno di altri paesi e gli Usa hanno recepito il nostro messaggio che non potesse essere danneggiata in maniera sproporzionata. Difenderemo con tutte le nostre forze le imprese italiane». Il prosciutto sia crudo che cotto, la mozzarella di Bufala Campana, il prosecco, l’olio di oliva, il pecorino romano (nella black list Usa viene specificato che il dazio del 25% si applica al formaggio grattugiato ma non alle forme) sono salvi. E comunque si lavora per limitare i danni anche per il resto. «Faremo di tutto – ha assicurato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte – anche lavorando all’interno dell’Unione per prospettive compensative».  Restano nella rete dei dazi gli alcolici e i salumi, sui quali verrà applicato il dazio del 25%. E anche Asiago, Grana Padano, Parmigiano Reggiano, Gorgonzola, Mozzarella e altri prodotti lattieri che - avverte Assolatte - «subiranno un danno da questa grave ritorsione commerciale». «Abbiamo la necessità che anche l’Ue si muova -, aggiunge Cesare Baldrighi, presidente del Consorzio tutela Grana padano. Dello stesso avviso il presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano, Nicola Bertinelli, che invoca “un piano di intervento straordinario dell’Ue per evitare che gli effetti dei dazi diventino traumatici per le filiere coinvolte». Attualmente ne sono esportati 10 milioni di kg l’anno. Destini diversi invece per vini e alcolici: salvi i primi e colpiti pesantemente liquori e cordiali. Secondo un’analisi realizzata da Ice New York, l’Italia sarà il quinto Paese Ue colpito dai dazi Usa, con un valore dell’export interessato di molto inferiore ai 4 membri del Consorzio Airbus (nell’ordine, Francia, Regno Unito, Germania e Spagna). In termini percentuali, il peso maggiore dei dazi viene dunque imposto a Francia (27,7%), Gran Bretagna (25,9%) e Germania (19,8%). Seguono Spagna (11,2%), Italia e Irlanda (6,4%).
 
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