Lola e i ragazzi di Vertigo, il progetto romagnolo che unisce moda e techno

Emilia Romagna | 09 Novembre 2022 Lab 25
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Anna Balducci - Viola Garofoli, «Lola» in arte, di Verona, a dodici anni tutte le notti fuggiva dalla finestra e si arrampicava su la mattina. Andava nei locali, a ballare e poi a lavorare. Intanto faceva teatro e danza, studiava canto e suonava l’arpa. «È stata la mia gavetta. Io prendo e vado. Sono una mina vagante». Adesso ha 21 anni e studia moda a Rimini. La riviera romagnola ha una tradizione di musica e clubbing che Lola conosceva bene. Ora ne fa parte.
Com’è nato Vertigo?
«Vertigo è come il mio bambino. L’ho creato io, ma non esisterebbe senza i ragazzi con cui è partito: Omar Kleys, Luca Angelini, Lenny Krazyz, Bad e Mathias Enka, tutti dj. È nato per fare emergere chi non ha ancora avuto la possibilità o pensa di non potercela fare. Quest’anno sono stata al Sunwaves in Romania, alla Street Parade a Zurigo, in Marocco e a Parigi e conoscendo queste realtà sono maturata molto. A giugno, Omar mi ha detto ‘io voglio suonare, so fare solo il dj, tu invece parli molto bene, aiutami’. Io ho contattato gli altri. Abbiamo incontrato il proprietario del Chiringuito del Nettuno, un bagno a Rimini, e abbiamo fatto tre serate. Siamo contentissimi».
Qual è la vostra formula?
«Vertigo è un’esperienza di arte a 360 gradi. Ci sono una parte musicale, una parte fotografica e una artistica. Allestiamo un set e se vedo che mi piace lo stile di qualcuno, gli chiedo se gli va di farsi fare delle foto. Per la parte artistica, invece, ho proposto di unire musica e moda. Il club mi ha sempre ispirato tanto, è un posto dove ognuno esprime se stesso e si veste come vuole. Quest’estate alle serate hanno esposto il brand Luna di Riccione, Daniele Tropeano con la serie fotografica Arancia Dinamica e Isacco Verna, di Brisighella. Non ci interessano i numeri, ma che l’arte venga valorizzata».
Tu soffri di vertigini?
«Tantissimo. Ho paura dell’altezza e di buttarmi. Nella vita, invece, sono istintiva, mi lancio nelle cose. “Non ho mai chiesto nulla più che la vertigine” è una frase di Louis Aragon che ci rappresenta. Ho voluto togliere l’accezione negativa del termine, per dire che dal caos può nascere qualcosa, anche una stabilità. Questo moto circolare, quest’energia bisogna viverla in una serata».
Quali progetti avete per il futuro?
«Cerchiamo un posto che possa ospitarci. Poi sto organizzando un tour di Vertigo in Marocco. Ai ragazzi chiedo di fare ricerca. È un momento perfetto per raccogliere spunti ovunque. Io sono piena di ottimismo ed energia, perché so che al mondo ci sono persone che hanno passione e che l’arte ci fa vivere e sentire vivi. Alla fine siamo fatti di questo, non di cose materiali».
 
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