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Un fine settimana speciale per Artevento. Ne parla l’ideatore Capelli

Cervia | 23 Settembre 2020 Cultura
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Elena Nencini
Da giovedì 24 a domenica 27 Cervia ospita, nonostante il Covid, la manifestazione Artevento dedicata alle più belle creazioni aquilonistiche sulla spiaggia libera di Lungomare Grazia Deledda. Un’edizione sicuramente diversa a causa della mancanza di molti ospiti stranieri che da 40 anni sono un elemento molto importante e che hanno eletto Cervia a seconda casa. A raccontare questa edizione è Claudio Capelli che l’ha ideata e che adesso ha passato il testimone, per la direzione artistica, alla figlia Caterina.
Tra le novità l’ampliarsi della sezione dedicata alle mostre, mentre nei cieli della Perla della riviera si esibiranno, per 4 giorni, aquiloni giganti, artistici ed etnici, oltre a esibizioni di volo acrobatico.
Capelli, siete partiti ai primi di settembre con un’anteprima, come è andata?
«E’ andata bene, naturalmente abbiamo fatto una cosa sottotono rispetto ad altre edizioni, ma siamo un po’ preoccupati, come tutti, della pandemia. Hanno partecipato quasi esclusivamente italiani, anche se poi ci hanno raggiunto, a sorpresa, alcuni artisti austriaci».
I quattro giorni dal 24 al 27 saranno il cuore del Festival. Come è andata l’organizzazione causa covid?
«Questo appuntamento sostituisce il festival che si svolge solitamente a fine aprile: verranno diversi stranieri, una decina fra tedeschi, francesi, forse qualche inglese e svizzero. Cerchiamo di contenere i problemi che possono insorgere dagli assembramenti. Peccato perché quella di quest’anno era la 40esima edizione e volevamo festeggiarla degnamente. Già dallo scorso anno avevamo preso tanti accordi ed eravamo in contatto con un maestro cinese ultraottantenne: per ironia l’ospite d’onore del Festival doveva proprio essere la Cina, ma è saltato tutto. L’edizione sarà per forza ridotta: nel 2019 avevamo rappresentanti da 50 paesi, chissà quando si potrà ripetere una cosa così. Speriamo bene e confidiamo in un ritorno a una pseudo normalità».
Niente Cina, ma Fellini.
«Si, dedichiamo il festival a Fellini con cose più mirate, con un panorama più locale visto che il grande regista era romagnolo. Ci saranno due mostre ai Magazzini del sale di Cervia che inaugurano il 25 settembre(fino al 4 ottobre): La voce della luna, i colori del vento presenta aquiloni, dipinti e opere eoliche di Iqbal Husain (Pakistan), Eliana Mestriner (Italia) e Fredi Schafroth (Svizzera), un modo per raccontare Fellini attraverso gli aquiloni. Mentre la mostra fotografica Federico Fellini e il meta-cinema presenta foto in bianco e nero inedite di Paul Ronald sul set di 8 1/2».
Un festival oramai noto in tutto il mondo?
«Assolutamente si. Per questo in tanti in questo periodo ci hanno scritto e telefonato. C’è una grande famiglia di appassionati di aquiloni di tutto il mondo; anche se ci sono altri festival nel mondo negli anni il nostro ha guadagnato il nome di “Natale degli aquilonisti” perché venire qui è come ritrovarsi tutti a casa per le feste natalizie».
Capelli, come è nata la passione per gli aquiloni?
«Mia madre mi fece il primo aquilone da bambino e mi piaceva molto, da lì collego sempre l’aquilone all’arrivo della primavera e alla voglia di correre fuori e fiutare il vento per far correre l‘aquilone. Nel ‘78 ho fatto un viaggio in Usa e girando per New York attraversai Central Park dove vidi delle ‘cose’ che volavano, ma non avevamo la forma e l’ingombro degli aquiloni. Erano ricostruzioni degli aquiloni a box, a cellulare, dei primi del ‘900, molti grandi, sembravano letti a due piazze. Mi diedero una grande emozione, con le vele in tensione che vibravano nonostante il traffico della città. Parlai con i costruttori, persone con testa sulle nuvole, e mi piacque molto questo contatto improvviso con il mondo degli aquiloni e pensai che in tutto il mondo ci dovevano essere persone appassionate. E mi rimase il pensiero. Poi due-tre anni dopo si è concretizzata nel festival, anche se nessun pensava che ci potesse essere un mondo di adulti dietro. Si pensava che l’aquilone era uguale a bambino. Alla fine convinsi mio suocer Germano Todoli, che era  all’Azienda di soggiorno di Cervia e cominciamo  nel maggio del ‘81».
www.artevento.com
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