Cisa resiste, Allegion punta su Faenza

Faenza | 30 Marzo 2014 Economia
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Allegion punta sulla Cisa e su Faenza. E’ quanto emerge di primo acchito dopo poco più di tre mesi di vita della nuova struttura. Infatti, dopo alcuni anni all’interno della multinazionale Ingersoll Rand, oggi la storica industria faentina fa parte del gruppo (totalmente staccato ed indipendente da IR) costituito a dicembre dall’esperienza e dalle conoscenze di varie società mondiali operanti nel settore delle tecnologie per la sicurezza e per il controllo degli accessi. Le strategie sono in fase di definizione, ma il punto di partenza è che Cisa è considerato un marchio strategico dell’intero gruppo (era già il brand più noto a livello mondiale di Ingersoll Rand) che punta ad accrescere volumi e fatturato con un incremento dell’export. Riprova ne è anche l’annuncio, fatto nei giorni scorsi da parte della multinazionale statunitense della nomina di Lúcia Veiga Moretti a presidente della regione Emeia (Europa, Medio Oriente, India e Africa) che avrà il proprio quartier generale a Faenza.
Dei 770 dipendenti totali, Cisa conta 530 lavoratori a Faenza e 240 a Monsampolo (Ap) sui 2.500 di Allegion dell’area Emeia e dei 7.800 totali del gruppo. Le difficoltà del settore in tempo sono note, ma l’industria meccanica faentina «regge nel mare in tempesta, seppure non siamo immuni da difficoltà - spiega Enrico Dalmonte (nella foto in basso), responsabile delle risorse umane -. La crisi del residenziale e la stasi degli investimenti pubblici sono un problema. Abbiamo prodotti solidi, di qualità e in costante evoluzione grazie al centro di ricerca e sviluppo all’avanguardia che ha sede proprio a Faenza. Uno dei nostri punti di forza rimane il ricco catalogo e le innovazioni di prodotto che anche negli ultimi anni hanno dato soddisfazioni: nel 2012 abbiamo lanciato Fast, un nuovo maniglione antipanico, e nel 2013 la nuova serratura MultiTop Pro che ha dato riscontri estremamente positivi».
Fondamentale per il futuro dell’impresa il rapporto con la casa madre. «E’ presto per capire fino in fondo che cosa è cambiato rispetto a Ingersoll Rand, ma è già chiaro che Allegion crede molto nella losanga biancorossa (lo storico marchio) e vuole esportarlo nel mondo con maggiore forza, rafforzando mercati importanti dal Far East al Sud America - continua Dalmonte -. Quello che ci ha chiesto con decisione è di crescere come volumi e fatturato. Questa sarà la nostra sfida più impegnativa nei prossimi anni. Oggi il nostro fatturato è prodotto per il 55-56% dal mercato italiano e le aree dove eravamo forti (Mediterraneo e Balcani), sono oggi in crisi per vari motivi economici e geopolitici. Nel 2013 il fatturato ha complessivamente tenuto, con un lieve incremento dei volumi rispetto al 2012. Il dato delle difficoltà riscontrate lo calcoliamo sul quinquennio 2009-2013 che ha visto un calo del volume d’affari rispetto al periodo 2004-2008 circa del 18%. Siamo l’impresa che ha il costo del lavoro più alto dell’intero gruppo: in Europa ci sono il 40% dei lavoratori e il 20% del business. Sono previsti tagli? Assolutamente no, ma dobbiamo perseguire le nostre strategie di creazione di prodotti ad alto valore aggiunto grazie a qualità e servizio al cliente, oltre a implementare l’efficienza organizzativa e produttiva. I concorrenti sono agguerriti e copiano i nostri cataloghi: in Cina abbiamo trovato il marchio ‘Casa’ che ha come logo una losanga rossa. Una possibile via d’uscita per abbassare il costo del lavoro? I nostri concorrenti italiani hanno spostato la produzione in altri Paesi, ma noi crediamo nell’Italia. Venerdì scorso abbiamo assunto la prima persona col nuovo decreto del Governo Renzi: viene realmente incontro alle esigenze delle imprese e dei lavoratori, speriamo segua questa strada anche per gli altri problemi che attanagliano il mondo delle attività produttive».
Conferme del ruolo strategico di Faenza sono anche gli investimenti fatti negli ultimi anni: nel 2010 è stata spostata tutta la produzione che era nello storico stabilimento di via Oberdan in quello più moderno di via Granarolo e nel 2012 è stata centralizzata in città tutta la logistica per l’area europea. «Il prossimo passo è riammodernare il settore ricerca & sviluppo nella storica sede di via Oberdan - svela Dalmonte -. Tempi certi non ce ne sono, ma questo è sicuramente un obiettivo a breve termine».
Nel reparto R&S ci lavorano una cinquantina di persone e, mediamente, l’impresa faentina investe circa il 3% del fatturato nella ricerca di nuovi prodotti.
Sul territorio è in fase di implementazione un programma di collaborazione con le scuole tecniche superiori, con cui c’è un legame consolidato che porta anche diversi stage all’anno in azienda. Per quanto riguarda la politica sui dipendenti (toccati in questa crisi solamente da cassa integrazione ordinaria) viene svolta un’analisi di clima ed esiste un meccanismo incentivante per chi propone migliorie di prodotto, processo e organizzative.
Infine una parentesi sui clienti: il grosso è composto dalla grande distribuzione del settore sicurezza, ma Cisa segue anche grandi clienti per i quali studia soluzioni su misura. Tra gli ultimi, in arco temporale, spiccano l’università Bocconi di Milano, il Politecnico di Torino e la base militare di Vicenza. Cisa è anche considerata un punto di riferimento per le forze dell’ordine con cui collabora attivamente.

Christian Fossi
economia@settesere.it
Twitter: cfossi

Le foto sono di Raffaele Tassinari
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Comunque lo stabilimento piu' produttivo del gruppo in Italia e' stato chiuso nel 2006 a Tavernelle ,qualche "capoccione" di questa multinazionale lo deve ancora spiegare,VERGOGNA!!!!!
Commenta news 20/07/2014 - Michele
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