Bagnacavallo, martedì 11 marzo Scarpati e Casadio in “Oscura Immensità”:

Ravenna | 11 Marzo 2014 Cultura
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Alessandro Gasmann dirige "Oscura immensità", tratto dal romanzo di Massimo Carlotto, al teatro Goldoni martedì 11 marzo alle 21. In scena due attori molto amati dal pubblico nostrano: Giulio Scarpati, volto della serie televisiva Rai Un medico in famiglia, vincitore del David di Donatello per il film Il giudice ragazzino e premio Persefone, ottenuto proprio per questo spettacolo. Accanto a lui Claudio Casadio, attore ravennate di Accademia Perduta noto al grande pubblico per aver interpretato magistralmente il ruolo di protagonista del premiatissimo film L’uomo che verrà di Giorgio Diritti. I due si muovono attraverso una trama spinosa che indaga l’animo umano nel profondo, aprendo interrogativi senza risposta: Dov’è il limite tra giustizia e vendetta? È possibile perdonare chi ha compiuto un terribile crimine? La storia si svolge dopo un cruento fatto di cronaca. Una donna e un bambino, presi in ostaggio da due malviventi nel corso di una rapina, vengono uccisi in un conflitto a fuoco. Silvano Contin, padre e marito delle vittime, è così condannato a vivere tra sentimenti di rabbia, desiderio di vendetta, scoraggiamento e disperazione. Una forma di prigionia che condivide con uno dei colpevoli condannato alla detenzione fino alla fine dei suoi giorni. Silvano e Raffello, vittima e carnefice, sono interpretati da Giulio Scarpati e Claudio Casadio, nella coraggiosa messinscena dell’omonima e intensa opera di Massimo Carlotto. Quando venne pubblicato in Italia, il romanzo provocò un intenso e lacerante dibattito tra autore e lettori. «In questa pièce – scrive Carlotto – a differenza del romanzo, sono fortemente presenti i sentimenti contrastanti che ho potuto cogliere negli anni. Oscura immensità non lascia scampo. Alla fine ognuno è costretto a prendere posizione, a non eludere le domande che i due personaggi pongono con la forza disarmante dei destini contrapposti e ineluttabili. Chi deve perdonare colui che ha commesso un delitto e che sta scontando una pena detentiva o è rinchiuso nel braccio della morte? I familiari della vittima o lo Stato? O entrambi?». Una riflessione tra ragione, politica, religione, filosofia alla ricerca di una risposta sufficientemente esauriente e in grado di soddisfare coloro che hanno sofferto il danno irreparabile della perdita di un loro caro, perché prevalgono sentimenti ancestrali che offuscano, accecano, trasformando l’esistenza in una oscura immensità. Un limbo esistenziale dove il confine tra bene e male non è perfettamente tracciato, ma è solo una sottile linea destinata a far sì che i ruoli si possano invertire, che le vittime possano diventare carnefici e i carnefici vittime. 
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