FAENZA | Attentato a Casadio, proseguono le indagini: «Non scartiamo alcuna ipotesi»

Faenza | 29 Maggio 2013 Cronaca
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Prima hanno dato fuoco all'auto. Poi, alcune ore più tardi, hanno lanciato tre molotov contro il portone di casa. Ad essere colpita da due attacchi incendiari, nella notte tra giovedì e venerdì 24 maggio, l'abitazione faentina del presidente della Provincia Claudio Casadio. Dopo l'attentato, l'ex sindaco manfredo è sotto scorta. Lo ha deciso il prefetto Bruno Corda nell'ambito del tavolo per la sicurezza e l'ordine pubblico convocato poche ore dopo il raid incendiario. «Un gesto volutamente eclatante», come lo ha definito l'amministratore Pd, nel quale, fortunatamente, nessuno è rimasto ferito. Chi si nasconda dietro un atto tanto grave ancora non è dato sapere.


«Per ora rimangono in piedi tutte le ipotesi - spiega il Colonnello Guido De Masi, comandante provinciale dei Carabinieri di Ravenna -: è presto per far prevalere una pista anziché un'altra. Abbiamo acquisito tonnellate di documentazione, ascoltato tante persone, fatto controlli e perquisizioni. Ma ora non possiamo scartare nessun caso». Sono scattate anche le prime perquisizioni disposte dal pm Cristina D'Aniello, titolare dell'inchiesta.

LA DINAMICA
Teatro degli attacchi incendiari via Gallo Marcucci, a Faenza, dove Casadio abita con la famiglia. Il primo a mezzanotte e mezza: è la figlia del presidente, che si trova in casa con entrambi i genitori, a rendersi conto che l'auto, una Peugeot 4007, parcheggiata all'interno del cortile di casa, sta andando a fuoco. Sul posto intervengono i Vigili del fuoco che ipotizzano un corto circuito. Spente le fiamme, i pompieri tornano in caserma. Poco più tardi, intorno alle 3.15, Casadio si affaccia alla finestra dopo aver sentito dei rumori e nota due persone, incappucciate, lanciare le molotov e allontanarsi velocemente. Si sviluppa un incendio sul portone dell'abitazione: le fiamme distruggono la tenda d'ingresso, lo zerbino, e anneriscono parte della facciata. I Vigili del fuco tornano quindi sul posto accompagnati da una pattuglia del Nucleo operativo radiomobile della Compagnia di Faenza, insieme al comandante, il capitano Andrea Orsini. Vengono ritrovate 3 molotov rudimentali, fabbricate con bottiglie da birra in vetro da 33 cl, una inesplosa. Sul posto intervengono anche i militari del Nucleo informativo e del Nucleo investigativo di Ravenna, insieme alla Scientifica.

LE INDAGINI
«Al momento non sono emersi elementi che facciano pensare alla criminalità organizzata, né al terrorismo o alla pista eversiva. Dunque per ora le indagini sono condotte dalla Procura di Ravenna - ha precisato il procuratore capo di Bologna, Roberto Alfonso, capo della Dda regionale -. Se ci dovessero essere elementi in tal senso saremo immediatamente informati». Ancora non è chiaro cosa ci sia dietro un gesto di tale gravità. Per questo il prefetto Bruno Corda ha disposto una misura di vigilanza molto rigorosa nei confronti del presidente della Provincia, al fine di garantirne l'incolumità. Difficile pensare che si sia trattato del gesto di un folle, soprattutto in considerazione del fatto che l'attentato si è svolto in due fasi e che, con ogni probabilità, non è stato un singolo ad agire.

Si prendono in considerazione tutte le ipotesi, dal semplice gesto vandalico, slegato da particolari movimenti di protesta, alla pista anarco-insurrezionalista, ma anche un atto di bullismo indirizzato alla moglie del presidente che lavora come insegnante. Non si esclude neppure una vendetta per scelte compiute da Casadio quando era sindaco di Faenza (più che presidente della Provincia). Unico testimone di quanto accaduto nella notte tra giovedì e venerdì 24 maggio è la famiglia Casadio: hanno intravisto due presunti giovani, con il cappuccio della felpa calato sul volto, avvicinarsi e lanciare le bottiglie molotov, che hanno innescato l'incendio.
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