PORTO | A Mareterra dibattito a più voci su un nuovo modello di collaborazione con l'Alto Adriatico

Ravenna | 27 Marzo 2013 Cronaca
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«Stringere rapporti stretti con il sistema produttivo di riferimento, cioè il retroporto costituito dal sistema produttivo emiliano e romagnolo, attrarre i grandi operatori internazionali grazie a una maggiore capacità promozionale e costruire una nuova alleanza tra gli scali dell'Alto Adriatico. Queste sono le priorità che il porto di Ravenna deve darsi a breve per rilanciare la propria competitività a livello internazionale. Per fare questo serve un nuovo piano che unisca tutti gli operatori in una strategia comune». Così Rudy Gatta, responsabile del settore trasporti di Legacoop Ravenna, ha sintetizzato le priorità del porto alla conferenza Mareterra 2013 organizzata dalla centrale cooperativa. Dallo scavo dei fondali dipende anche l'inizio dei lavori al nuovo Terminal Container, come ha confermato anche Dario Foschini, amministratore delegato della Cmc che è parte in causa nel progetto. «Gli investimenti nel Terminal saranno di 70 milioni di euro e penso che i lavori potranno partire insieme a quelli sui fondali. Di qui passa una buona parte dello sviluppo del nostro territorio».

L'ad di Cmc ha anche sottolineato come siano fondamentali «infrastrutture ferroviarie e viarie adeguate per avere servizi logistici all'avanguardia. Inoltre vanno valorizzate le eccellenze, superate le posizioni di rendita e si deve aprire a nuovi operatori».
Sulle infrastrutture si pone come soggetto aggregatore Galliano Di Marco, che propone una soluzione originale per la E55: «Da Orte a Mestre non si farà mai - spiega -: tanto vale fare un progetto regionale che realizzi in 5-6 anni il tratto Cesena-Porto Garibaldi. Per lo sviluppo delle infrastrutture e dei progetti legati ai porti va attuato e implementato il prima possibile il decreto legge che lascia una piccola percentuale dell'Iva agli scali». «L'obiettivo comune in Europa è fare ordine nel settore trasporti e logistica: questo significa decidere le nostre priorità, che debbono coincidere con quelle europee - ha spiegato l'europarlamentare Debora Serracchiani -. Per fare un esempio, a mio parere 11 autorità portuali sono troppe e ne basterebbero 4 con compiti di area vasta. Insomma, per i prossimi 10 anni servirebbe una politica kamikaze, perché sappiamo che non possiamo tenere in piedi tutto. Personalmente ho grande fiducia nelle nostre prospettive, ma serve un paese diverso e per averlo dobbiamo cambiare le logiche di interesse localistico. I tempi dei particolarismi, dei localismi sono finiti».

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