Il presidente Sabadini: «Sapir in crescita, confermati gli investimenti. Allo studio la forma societaria più adeguata»

Ravenna | 25 Ottobre 2016 Economia
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«Ho trovato una società in salute che conferma anche nel 2016 un andamento positivo, in crescita rispetto al 2015. La priorità del mio mandato è trovare la via per adeguare la struttura societaria alla riforma Madia, che pone limiti alle partecipazioni azionarie della pubblica amministrazione». E’ chiaro Riccardo Sabadini, da inizio agosto nuovo presidente di Sapir, nell’indicare lo stato di salute e le prospettive della storica impresa pubblico-privata.
Presidente Sabadini, che Sapir ha trovato?
«Una società in salute, che ogni anno chiude il bilancio in utile e può così distribuire interessanti dividendi agli azionisti. Un’azienda ben strutturata, sia quanto a professionalità che a dotazione di mezzi operativi».
Quali sono le priorità del suo mandato?
«Sicuramente c’è una specificità legata alla mia professione di avvocato. Giusto l’8 settembre scorso è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, dopo un lunghissimo iter, il Testo Unico in materia di società a partecipazione pubblica, in attuazione della delega della cosiddetta riforma Madia. Come noto, Sapir è una società a partecipazione mista pubblico-privato. Ciò ha ragioni storiche, poiché la società fu costituita, quasi sessant’anni fa, per realizzare il porto e questo spiega l’interesse pubblico, che permane riguardo la proprietà delle aree. Nei decenni successivi si sviluppò l’attività terminalistica, imprenditoriale. Ora si deve trovare la via per adeguare la struttura societaria alla nuova norma, che pone limiti alle partecipazioni azionarie della pubblica amministrazione».
Nell’elezione del consiglio di amministrazione c’è stato qualche malumore di Confindustria nei confronti della Camera di Commercio. Pensa che la situazione sia ricucibile?
«Ne sono convinto e comunque è una questione che non tocca le ottime relazioni con Confindustria di Sapir, un associato storico che ha sempre interpretato tale ruolo in maniera attiva e propositiva».
Come stanno andando i traffici 2016?
«Molto bene, anche considerando che prendiamo a riferimento il 2015, che era stato un anno straordinario. Considerando i dati complessivi di Sapir e della controllata Terminal Nord, visto che i due terminal agiscono in sinergia, registriamo a settembre un nuovo importante incremento rispetto ai primi nove mesi dello scorso anno».
Quali investimenti prevede nel suo mandato?
«E’ in corso un importante piano di investimenti pluriennale che ci pone in condizione di rafforzarci nel core business delle rinfuse e allo stesso tempo di diversificare i mercati: mi riferisco alla recente specializzazione nella movimentazione dei pezzi speciali di particolare peso o dimensione, come le macchine industriali e l’impiantistica per l’offshore. Quest’anno sono state messe in opera una nuova gru di 200 tonnellate di portata in Sapir e due gru in Terminal Nord. Anche Tcr sta largamente rinnovando il proprio parco mezzi. Attualmente stiamo attrezzando due distinte aree rispettivamente per lo stoccaggio dei ferrosi e delle argille, con benefici per la qualità delle merci ma anche per l’ambiente. Pensando alla compatibilità ambientale c’è anche un significativo investimento per migliorare l’efficienza del trattamento delle acque meteoriche».
Quali sono i punti di forza di Sapir?
«Sicuramente avere sempre reinvestito gli utili è stata una scelta lungimirante degli amministratori di Sapir che si sono succeduti negli anni; ciò ha assicurato il rafforzamento della competitività dell’azienda che, va ricordato, agisce in regime di concorrenza sul libero mercato. Guardando da un punto di vista storico penso di poter dire che la partnership pubblico privato è stata per lungo tempo un elemento positivo; sia per la società, perché ha contribuito a costruirne la credibilità, ma direi in generale per tutto il porto di Ravenna, perché Sapir, anche per la responsabilità che le derivava dal suo ruolo e dalla sua storia, ha svolto una funzione in qualche modo regolatrice delle attività portuali, da cui hanno tratto beneficio non solo l’efficienza ma anche i diritti e la sicurezza dei lavoratori».
E i punti di debolezza?
«Faccio ancora riferimento al connubio pubblico-privato, ma non parlerei tanto di punto di debolezza quanto di questione da districare. Lo impone la legge ed era comunque un tema che la parte pubblica aveva sollevato. Mettendola in positivo potremmo considerarla l’opportunità di una riflessione a tutto campo su assetto e strategie in una prospettiva di medio e lungo termine. Come detto, l’impresa ha un ottimo rendimento ma, come tutte, deve porsi il problema di intuire le dinamiche del mercato e mettersi in condizione di affrontarle al meglio». (c.f.)
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