Processo Poggiali. Più decessi quando era in turno, i consulenti statistici: "Non può trattarsi di casualità"

Ravenna | 18 Dicembre 2015 Cronaca
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Nuovo scontro in aula tra consulenti di accusa e difesa nel processo che vede alla sbarra per omicidio volontario di una paziente, l'ex infermiera Daniela Poggiali. Dopo i medici legali, ascoltati la settimana scorsa, la mattina del 18 dicembre è toccato agli esperti statistici che hanno provato a far luce sulla correlazione tra l'alto numero di decessi e la presenza in turno della Poggiali. L'accusa ha chiamato il professor Rocco Micciolo, ordinario di statistica all'università di Trento mentre la difesa, Julia Mortera (IN FOTO) ordinaria di statistica all'università Roma 3 e Richard Gill, sempre ordinario di statistica, ma all'università di Leiden in Olanda. Micciolo ha preso in esame un periodo di 730 giorni, dal 9 aprile 2012 all'8 aprile 2014 ed ha studiato la correlazione tra presenza in turno e decessi di ogni infermiera in forze al reparto di Medicina evidenziando, sostanzialmente, come le morti aumentassero quando era di turno la Poggiali. Nello specifico, per 3586 ore di lavoro dell'imputata spalmate su 21,3 settimane si sono registrati 191 decessi: 8,95 pazienti deceduti a settimana. Di contro, per 13934 ore lavorate da tutte le altre infermiere su 89,9 settimane i decessi sono stati 381: 4,59 pazienti deceduti per settimana. E ancora, la media dei decessi settimanali 'ordinari' per un reparto come Medicina che conta una prevalenza di degenti anziani, indipendentemente da età e sesso era 5 dal 9 aprile 2012 al 31 marzo 2013 (252 decessi in 51 settimane), era 6 dal 1 aprile 2013 al 3 marzo 2014 (313 decessi in 52 settimane) ed era 4 dal 31 marzo 2014 l 30 novembre 2014 (141 decessi in 35 settimane). "Nell'ultimo periodo preso in esame- ha spiegato Micciolo- la Poggiali era stata sospesa dal servizio e, i dati statistici, hanno registrato un calo  sulla media settimanale dei decessi. La statistica non indaga la causa, ma è evidente che qualcosa dev'essere successo. In due anni ci sono stati 91 morti in più quando la Poggiali lavorava rispetto a quando erano di turno le altre infermiere: un eccesso statisticamente significativo che ci fa escludere possa essersi trattato di una fluttuazione casuale". Micciolo ha spiegato anche come i decessi fossero maggiori nel settore della Poggiali, il C, che aveva meno letti rispetto ai settori A e B: dei 191 decessi registrati, 103 erano dei settori C e D. Secondo i consulenti della difesa, invece è difficilmente associabile ad una singola infermiera un determinato tasso di mortalità perchè le variabili da considerare sono molteplici: il momento della giornata (mattino, pomeriggio o sera) ma anche il mese dell'anno. " I colleghi, nel registrare un calo della mortalità nell'ultimo periodo - ha spiegato Mortera- non hanno tenuto conto dei mesi invernali, in primis dicembre che registra un numero maggiore di decessi. Così come non s'è tenuto conto che, da aprile 2014, il numero dei ricoveri è diminuito dunque è ovvio siano diminuite le morti. Inoltre, il numero dei decessi per non presenza viene sempre calcolato dai colleghi come totale decessi meno decessi in presenza senza tener conto che, nei due anni esaminati, non tutte le infermiere sono sempre state impegnate in reparto. Se prendiamo, ad esempio, un'altra infermiera del reparto ed esaminiamo il periodo dal 23 luglio 2012 al 30 agosto 2012,  vediamo che in 29 di quei 39 giorni l'infermiera è al lavoro e si verificano 25 decessi, mentre nei 10 giorni che non lavora se ne verificano 2 con un rischio relativo giornaliero di 4,31 pazienti, un dato enorme e di quattro volte superiore rispetto a quello che i colleghi hanno associato alla Poggiali". Mortera ha poi sottolineato come non solo Medicina registrasse un picco di decessi a dicembre e giugno, ma anche che i decessi avvenivano solitamente tra mezzanotte e l'1 e tra le 7 e le 8. "Un fattore confondente che non è stato preso in considerazione è la registrazione della morte che, abbiamo rilevato, avviene sempre o all'ora o cinque minuti dopo (alle 24 o alle 24.05 ndr) che ci fa pensare che ci sia un ritardo nella registrazione della morte effettiva dunque risulta difficile associare un decesso al turno di un'infermiera". L'associazione causa ed effetto è da leggere in termini di coincidenza secondo il professor Gill "dai dati emerge come ci siano più decessi di giorno quando ci sono più infermiere al lavoro, ma ciò non significa che siano loro a causarli. Ed anche il maggior numero di decessi associati all'imputata non prova che sia stata lei a causarli. E' una varabile assolutamente casuale". (Marianna Carnoli)
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