Romagna mia di Manuel Poletti

18 Aprile 2017 Blog Settesere
Provincia unica o Città metropolitana romagnola, invece che Area vasta, l’importante è che una governance unica si faccia in tempi brevi. Ha fatto il bene il sindaco di Cesena Paolo Lucchi qualche settimana fa a riaprire il cantiere sul fronte istituzionale, dopo che l’esito del referendum del 4 dicembre ha sancito la mancata abrogazione definitiva delle Province. Oggi però, divenute ente di secondo grado, appaiono svuotate del loro naturale ruolo, giustamente discusso in passato. Ma la Romagna ha bisogno oggi più di ieri di un’istituzione unica che rappresenti tutto il territorio unito e che faccia pesare almeno in ambito regionale le proprie necessità e peculiarità. Dal turismo all’economia, dalle infrastrutture alla cultura, gli asset non mancano affatto per essere competitivi con Bologna ed il resto dell’Emilia.
Certo, è più facile da dire che da fare, però alcuni spunti interessanti sono usciti dall’assemblea generale di Legacoop Romagna di Cesena, l’unica associazione d’impresa, insieme al sindaco della Cisl, che si è dotata in questi anni di una organizzazione unica.
«Le tre province romagnole – Forlì-Cesena, Rimini e Ravenna – diano vita a un’intesa per gestire in maniera unitaria le deleghe che ancora restano loro in capo, dando una strumentazione e una governance provvisoria dell’area vasta Romagna». Questo l’appello condivisibile del direttore Mario Mazzotti, rilanciato anche dall’assessore regionale Raffaele Donini, che ha parlato di una “necessaria” Città metropolitana romagnola.
Il dibattito non è nuovo, anzi. Nel 2012 la Provincia di Romagna era nata ufficialmente. Con il decreto legge 188 pubblicato in Gazzetta Ufficiale ad inizio novembre, l’istituzione unica divenne temporaneamente realtà con tanto di capoluogo naturale identificato in Ravenna. L’articolo 2 del decreto, infatti, tirò una riga sopra le tre vecchie province romagnole a partire dal 1 gennaio 2014. Poi però arrivò la riforma Delrio, con l’obiettivo di cancellare l’istituzione, andata parzialmente in porto, mentre l’esito del referendum del 4 dicembre ha capovolto di nuovo tutto…
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