Cereali, botta e risposta tra operatori del porto e Coldiretti

Ravenna | 21 Ottobre 2016 Economia
«Un’annata positiva per i cereali» è quella che è apparsa nelle parole del presidente dell’associazione nazionale cerealisti Carlo Licciardi alla riunione conviviale di The International Propeller Club Port of Ravenna. Con 17,428 milioni di tonnellate di merci secche il porto segna un +8,7% rispetto al 2015 e riconferma Ravenna come il più grande scalo italiano per questa tipologia anche se la concorrenza si fa stringente in quanto Venezia, con un +40%, e Koper, con un 13%, stanno guadagnando terreno in questo settore grazie ai pescaggi più importanti, 11,5 metri per il capoluogo veneto e 12,5 metri per la città slovena.
La crescita più rilevante riguarda il comparto alimentare, derrate alimentari solide e prodotti agricoli, pari a 2.885.096 tonnellate, con 480 mila tonnellate in più (+20%), grazie soprattutto all’aumento del grano duro (+250.000 tonnellate), proveniente perlopiù da Stati Uniti, Bulgaria e Ucraina, delle farine e dei semi soia e di girasole, provenienti soprattutto da Brasile e Argentina. 
Interessanti i pescaggi dei principali porti per l’agroalimentare per un confronto con quello che arriva a Ravenna e che alle volte costringe le barche a scaricare una parte delle merci prima di entrare: Timbues (Argentina) con 12,34 metri, Santos (Brasile) 13,5, Varna (Bulgaria) 11,5, Odessa (Ucraina) 11,7, Yuzhny (Ucraina) 15, Novorossiysk (Russia) 12,9, Costanza (Romania) 13,5, Missipi River (Usa) 13,5 e Quebec (Canada) 12 metri.
Licciardi, in merito alla proposta di alcune associazioni agricole di salvaguardare i prodotti nazionali rispetto a quelli esteri, crede che «senza demonizzare gli ogm è necessario fare una riflessione generale sul fabbisogno italiano che ammonta a quasi 37 milioni di tonnellate di cui 19 milioni vengono dalla produzione nazionale (51%) e 18 dall’import (49%). Siamo un mondo in continua crescita, in cui aumentano il numero di persone che lo abitano: la terra non è elastica, bisogna pensare a produrre di più nell’ottica di alimentare tutti. Quindi bisogna pensare anche all’uso di nuove tecnologie».
Secondo il presidente di Anacer poi ci sono dei problemi legati al fatto che «si produce male in Italia: non ci sono le rotazioni dei terreni che danno vita a mais scadenti e con micotossine. Di conseguenza ci sono stati i numerosi controlli sanitari che hanno ridotto la produzione».
Marco Migliorelli, presidente dell’Associazione ravennate spedizionieri internazionali, vuole chiarire che «la produzione nazionale e le importazioni di cereali non sono in contrapposizione. In questo periodo si leggono molte polemiche e interpretazioni distorte di come si muove il mercato e delle esigenze del nostro fabbisogno interno». 
In chiusura Migliorelli ha elencato le strategie necessarie per mantenere la competitività del porto: «Servono investimenti pubblici nelle infrastrutture portuali in coerenza con il piano nazionale della portualità, cioè maggiori fondali, sviluppo viario e ferroviario, varco centralizzato per l’uscita delle merci. Bisogna pensare all’attuazione rapida del nuovo ruolo di indirizzo di programmazione e coordinamento dell’area portuale e all’attrazione degli investimenti, la velocizzazione del traffico mercantile da parte delle Dogane, con la piena operatività dello Sportello unico, di procedure full digital. Infine è necessario il coinvolgimento del tavolo di partenariato locale, dove sono relegati gli imprenditori, esclusi dal comitato portuale. E’ poi necessario il superamento delle condizioni di vendita ex works per non rinunciare alla posizione di dominus della logistica a beneficio del Pil. Poche norme chiare applicate ovunque e allo stesso modo».

Elena Nencini

Coldiretti Ravenna: «Troppo grano estero: una speculazione»

«L’Italia è il principale produttore europeo di grano duro, ma molto viene importato dall’estero. Il boom di importazioni del porto di Ravenna si accompagna a speculazioni di mercato che si riflettono pesantemente sui compensi riconosciuti ai nostri agricoltori, oggi tornati su livelli di 30 anni fa. E così, mentre l’importazione di cereali si rivela sempre più strategica per il porto bizantino, c’è un intero comparto - che potremmo chiamare ‘granaio romagnolo’ - che rischia di sparire a causa del crollo del prezzo del grano duro destinato alla pasta, oggi praticamente dimezzato (-43%). In pericolo, ci sono anche gli alti livelli qualitativi per i consumatori garantiti dalla produzione di grano Made in Italy». E’ questo il duro attacco di Coldiretti Ravenna per commentare la crescita del business dei cereali al porto di Ravenna. 
Notizie positive arrivano da Roma dove il Governo «sta lavorando al decreto che introdurrà l’etichettatura di origine obbligatoria per il grano usato per produrre la pasta».
«Dopo il piano cerealicolo e i contratti di filiera che premiano l’origine nazionale del grano - afferma il presidente Coldiretti Ravenna, Massimiliano Pederzoli - si tratta di un passo avanti indispensabile per contrastare le speculazioni che nell’ultimo anno hanno provocato il crollo del prezzo del grano».
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