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Volley Superlega, l'ex tecnico Soli: "Modena-Ravenna, il mio derby: lo “gioco” in campo e... a tavola"

Romagna | 19 Febbraio 2021 Sport
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Marco Ortolani
E così la stagione regolare 2020/2021 è andata in archivio con la disputa di tutte le partite in programma. Un grande risultato, viste le difficoltà, reso però triste dalla mancanza di pubblico, ingrediente imprescindibile, dal prossimo anno, per la continuazione economica ed emozionale di questo e degli altri sport. Cominciano i playoff con 11 squadre al via in luogo delle solite 8, per un’estensione che compenserà, in parte, le difficoltà vissute da molte squadre a causa del virus, per giocatori indisponibili, allenamenti saltati, calendari rivoluzionati, eccetera. Nel turno preliminare la Consar affronta la Leo Shoes (andata a Modena sabato 20, ritorno domenica 28), nell’ennesima ripetizione della sfida più classica per questo sport. A presentarcela è Fabio Soli, nascita e crescita pallavolistica modenese, due anni da coach a Ravenna (con partecipazione ai playoff, ultimo tecnico a riuscirci prima di Bonitta, e soprattutto storica vittoria in Challenge Cup) e ora disoccupato, dopo l’esonero a Monza, nella sua nuova residenza di Punta Marina: «Ho valutato qualche offerta dall’estero, ma nessuna mi convinceva, anche perché, con le retrocessioni bloccate, le società hanno spesso cercato soluzioni interne, rinviando altre scelte alla prossima stagione, nella quale mi piacerebbe tornare protagonista da qualche parte». Ed ecco quindi la Modena-Ravenna giocata da Fabio Soli.
I «più» e i «meno» delle due squadre.
«Modena ha acquisito nelle ultime uscite una consapevolezza dei propri mezzi che è la sua forza. Ha una forte correlazione muro-difesa, difetta sulla forza pura nell’attacco in palla alta, che può metterla in difficoltà contro squadre che difendono molto come Ravenna. Ravenna ha dimostrato di giocare bene a prescindere dall’avversario, combattendo anche contro Civitanova e Perugia. Redwitz è un grande palleggiatore, forse il migliore a servire l’attacco in pipe».   
Un giocatore delle due squadre che le piacerebbe allenare nel futuro?
«Me ne prendo due per parte: Grozdanov e Loeppky per Ravenna, che possono crescere molto e ambire a giocare nei top team. A Modena scelgo il libero Grebennikov per avere l’onore di vedere ogni giorno le sue capacità di lettura del gioco e il palleggiatore Christenson». 
Ed estendendo la scelta alla storia delle due società?
«Qui ti faccio risparmiare spazio e ne indico uno solo: Fabio Vullo. Giocatore affascinante, anima esigente, con quella determinazione a volte antipatica che ti porta a fare i grandi risultati».
Fra i due palasport quale sceglie?
«Il Pala Panini di Modena per l’onda emotiva che mi riporta ai miei inizi da giocatore. Quello di Ravenna per la particolarità architettonica che lo rende unico al mondo; mi piaceva anche prima che avessi l’onore di venire ad allenare qui». 
A cena con Bonitta o con Giani?
«Con Bonitta ci sono state tensioni quando sono andato via e sono stato dipinto come un ingrato. Ma sono cose che il tempo aiuta a superare, anche perché gli rimango grato per l’occasione che mi ha offerto di allenare in Superlega. Per Giani c’è la grande ammirazione per tutto quello che ha fatto da giocatore. Per cui a cena vado volentieri con entrambi. E possiamo estendere anche alle signore presidentesse Pedrini e Giovanetti, che meritano statue in piazza come tutti quelli che provano a fare sport in queste condizioni così difficili». 
Menu modenese o ravennate?
«L’eterna sfida fra gnocco fritto e piadina, fra tortellini e cappelletti… Facciamo menu alla carta. Io prenderò due di tutto, perché a tavola so farmi rispettare. Poi magari aumenterò la mia dose quotidiana di jogging o di bici per compensare».
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