Venditti in concerto in piazza Garibaldi a Cervia sabato 20

Romagna | 19 Luglio 2019 Cultura
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«Ed il rock passava lento / sulle nostre discussioni, / 18 anni son pochi, / per promettersi il futuro, / ma tutto quel che voglio, / dicevo, è solamente amore, / ed unità per noi / che meritiamo un’altra vita, / violenta e tenera se vuoi, / nata sotto il segno, / nata sotto il segno dei pesci». Era talmente preciso, nel fotografare il momento storico in cui dall’impegno degli anni ’70 si cominciava a intravedere lo scenario edonista del riflusso «da bere» degli anni ’80, che il quarantennale di un disco come «Sotto il segno dei pesci» di Antonello Venditti si può continuare a celebrare anche nel 2019, a 41 anni dall’uscita di quello che fu certamente lo snodo centrale della carriera dell’amato cantautore romano.
Il tour celebrativo del disco che, suo malgrado e per mere contingenze temporali, divenne cronaca involontaria dei giorni del sequestro Moro, approderà in piazza Garibaldi a Cervia, sabato 20 luglio alle 21. Antonello Venditti suonerà naturalmente tutti i grandi successi di una carriera che si avvia verso il mezzo secolo di storia, ma il posto principale verrà dato al disco che più di ogni altro segna una cesura nel suo percorso, e fu pure baciato da un enorme successo di cui ancora si avverte bene l’eco.
Se l’epica tutta capitolina di Roma Capoccia – canzone che Venditti scrisse appena quattordicenne – era presente in nuce fin dai primi passi di quel «giovane del Folkstudio» che inizialmente si affacciò alla discografia insieme al conterraneo Francesco DeGregori, c’è da dire che Venditti, sulle prime, non pareva uno destinato al successo. Il produttore dall’orecchio lungo Lilli Greco, a dire il vero, ci scommetteva, ma c’è da dire che Greco negli stessi anni tentò (inizialmente senza successo) di lanciare Paolo Conte (già affermato come autore, ma talmente «alieno» su tasti e note che sulle prime non venne compreso) e poi Venditti tanto per cominciare si presentava in duo (con De Gregori) con il poco popolare nome Theorius Campus, e ci mise poco a farsi letteralmente denunciare per vilipendio alla religione di Stato (gennaio ’74, la canzone suonata in pubblico era A Cristo). Se a questo aggiungiamo uno stile tanto originale quanto intenso e testi non esattamente dolci come quelli di Mio padre ha un buco in gola, contestualizziamo un giovane Venditti arrabbiatissimo, che arriverà al successo nel ’75 ma cantando, con Lilly, di una giovane vita bruciata dalla droga.
Oggi che la sua immagine è così accondiscente si fa quasi fatica a ricordarlo e l’exploit commerciale di «Sotto il segno dei pesci», nel 1978, fu formidabile anche perché inquadrava un Venditti in fase di cambiamento, sempre lucido ma più disposto a parlare «a tutti», con una chiarezza di visione che gli fece interpretare i tempi alla perfezione. E se Nata sotto il segno dei pesci apriva timidamente (e malinconicamente) le porte al riflusso disimpegnato di lì a venire, anche i singoli dedicati a giovani ragazze, come Sara e Giulia, fiutavano bene i tempi (la prima in dolce attesa trascurata da un compagno con la testa altrove, la seconda alla scoperta di una tensione omosessuale malcelata). E poi c’era Bomba o non bomba, poetico resoconto dei brucianti anni di piombo consumati in tour con De Gregori, quando «partirono in due, ed erano abbastanza... un pianoforte, una chitarra e molta fantasia...». E sono almeno quarant’anni che Venditi, anche da solo, si fa bastare la voce, il pianoforte e la fantasia per incantare le folle. (f.sav.)
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Ottimo pezzo , bravo f.sav
Commenta news 22/07/2019 - Marco O.
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