Supermercato autogestito e orti di strada, Ravenna più "green"

Romagna | 20 Settembre 2019 Cronaca
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Si chiama Stadera, come le vecchie bilance dei mercati romagnoli. Ed è stato pensato da tre ravennati vogliosi non solo di occuparsi di prodotti del territorio ma anche di ricreare un senso di comunità. Lia Zoli, Andrea Mignozzi e Enrico De Sanso, quest’ultimo fondatore, a Bruxelles, di Bees Coop, un supermercato - cooperativa di prodotti locali e bio in cui i soci sono anche lavoratori volontari,  ricreeranno presto un’esperienza simile in città. Il loro sogno si va a sommare ad altre esperienze che in città e nel forese sono nate in questi anni a favore di sostenibilità, lotta ai rifiuti e allo spreco, attenzione all’ambiente.

STADERA E LA COMUNITÀ
Stadera ha infatti vinto il bando per le start-up di Legacoop, che in caso di riuscita del progetto concederà un finanziamento a fondo perduto:  «Siamo felici che Stadera sia piaciuto - commenta Lia Zoli -. Al momento stiamo cercando una sede dove realizzare il supermercato. Siamo oltre un centinaio di soci, chi sarà realmente operativo lavorerà 2 ore e 45 minuti al mese, permettendoci così di abbassare i prezzi. All’inizio l’utile verrà reinvestito per fare crescere l’attività. Poco a poco, arriveremo anche all’eliminazione degli imballaggi. Avremo prodotti sostenibili, locali e di qualità ma saremo molto attenti anche alle esigenze di chi deve spendere meno e può acquistare solo cose di un livello più basso». Il 2 ottobre alle 20,45 , nella sala direzione di Legacoop Romagna (ingresso da via Villa Glori 13), si terrà una riunione di presentazione del progetto: «Legacoop ci sta dando una mano ma noi siamo un gruppo indipendente, non legato a fazioni politiche. Vorremmo davvero dare il senso della bellezza di fare qualcosa insieme per noi, per gli altri, per l’ambiente. Io faccio parte dei Gruppi d’acquisto solidale, una bella esperienza che però non è accessibile a tutti, anche per via degli orari. Speriamo che Stadera possa piacere. Quando capiremo che un prodotto va per la maggiore, abbasseremo il più possibile il prezzo».

SACCHETTI E ACQUA IN VETRO
È impegnato in progetti contro lo spreco e la plastica anche Nicolò Bertaccini, gestore del negozio NaturaSì di via Faentina: «Quando un anno e mezzo fa è uscito l’obbligo di far pagare i sacchetti per l’ortofrutta, qui si è fatta una scelta precisa in collaborazione con Legambiente: per frutta e verdura i clienti hanno a disposizione dei sacchetti in poliestere che possono pagare la prima volta e poi riutilizzare, per i prodotti da forno il discorso è lo stesso ma le buste sono di cotone bio». Il secondo progetto ha riguardato, invece, l’acqua: «Abbiamo ridotto l’offerta di quella confezionata con la plastica a favore delle bottiglie di vetro, cercando cassette da sei anziché da dodici per evitare di agire da deterrenti verso l’acquisto. Non abbiamo, invece, deciso di tenere l’erogatore dell’acqua in negozio perché crediamo molto di più al fatto che i clienti possano utilizzare filtri e caraffe. Cambiamenti di abitudini così forti rischiano di durare poco nel tempo». Bertaccini ha anche avviato una partnership con 24Bottles, l’azienda che produce bottiglie riutilizzabili di design, termiche e in acciaio inox (a brevettale, tra l’altro, anche il ravennate Giovanni Randazzo): «Ne abbiamo di quattro colori, con il nostro brand». In corso di valutazione, invece, la vendita dello sfuso: «Diciotto anni fa, quando abbiamo aperto, vendevamo anche cereali, frutta secca e legumi alla spina. Ma non avevamo il fatturato per sostenere quella scelta. Se non si vende abbastanza, ma anche per altri motivi legati per esempio alla temperatura d’estate, la merce non gira e si deteriora. Al momento stiamo ragionando se riprovarci o meno, mettendo sulla bilancia pro e contro».

RUCOLA E SOCIALE
Impegnati in campo ambientale, sui temi dell’agricoltura sostenibile e a chilometro zero, sono gli Ortisti di strada che hanno realizzato dal 2016 diversi progetti: «Al momento abbiamo un orto al centro Spartaco - spiega il presidente Federico Bartolini - e uno davanti al parco Teodorico che gestiamo all’interno dei patti di collaborazione per i beni comuni. L’anno scorso abbiamo anche piantumato, in quello spazio, una serie di piante da frutto mentre quest’anno abbiamo portato nuove piante in via Patuelli, dietro le case popolari. Gestiamo anche un’area intorno al centro Kirecò e collaboriamo alla gestione di uno spazio a Bosco Baronio, dove una volta alla settimana svolgiamo attività con i ragazzi con disabilità. Ma siamo anche alla Rocca, dove abbiamo una piccola area nella quale crescono rucola, erbe aromatiche e qualche pomodoro». Sono circa una trentina i tesserati ma le persone davvero operative si contano sulle dita di una mano: «Siamo tutti tra i venti e i trent’anni, allargare la base non è facilissimo ma continiamo a crederci. Ci interessa molto anche coniugare gli aspetti della sostenibilità con quelli sociali: ad Ammonite e Piangipane abbiamo progetti di compostaggio nei quali i richiedenti asilo e le persone con altre difficoltà partecipano alla raccolta dell’umido nelle case». E gli Ortisti di Strada allargano spesso anche lo sguardo oltre il ravennate: «Siamo soliti scambiare semi e piante con altre associazioni dei dintorni, come Soffi di Terra di Bertinoro». Nel frattempo, si sogna in grande: «Stiamo cercando un casolare non troppo lontano dalla città per provare a realizzare una sorta di ecovillaggio dove coabitare e ospitare anche viaggiatori».
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