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Sport, viaggio nel Csi Ravenna-Lugo: "Meno 35% di società affiliate, ma pensavo peggio. Il danno maggiore? I bambini fermi da un anno"

Romagna | 07 Febbraio 2021 Sport
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Con l’arrivo del 2021, in uno scenario complicato inevitabilmente dalla pandemia, è scattato un nuovo quadriennio olimpico e, di conseguenza, nel mondo sportivo è stato un nuovo inizio per molti, soprattutto a livello istituzionale. Anche gli enti di promozione sportiva dilettantistica, come il Csi e la Uisp, hanno eletto i nuovi presidenti che resteranno in carica fino al 2024. Da questa settimana cominciamo il nostro viaggio dentro ai «contenitori» più importanti e numerosi della provincia di Ravenna a livello sportivo, dando la parola proprio ai presidenti degli enti per capire come sta proseguendo l’attività in piena emergenza sanitaria. A tutti abbiamo proposto le stesse dieci domande. Il primo a rispondere è Alessandro Bondi, presidente del Csi Ravenna-Lugo.

1. Quali sono le attività principali del vostro ente?
2. Qual è il vostro campo d’azione geografico e… anagrafico?
3. Il 2020 annus horribilis: qual è stato il bilancio?
4. Come il Covid-19 e la pandemia hanno colpito voi e le società a voi associate?
5. A livello economico, come quantifica il danno derivante da questa prolungata emergenza sanitaria?
6. Come vi siete adattati alla situazione?
7. Quali sono le esigenze quando tutto questo finirà?
8. Elezioni in piena pandemia: quali sono state le maggiori difficoltà?
9. Come riassume l’obiettivo del suo mandato? 
10. È seduto ad un tavolo tecnico del Governo: qual è la sua richiesta?

Fiducia e conferma sono arrivate nell’assemblea elettiva dell’11 gennaio scorso: Alessandro Bondi sarà ancora presidente del Csi Ravenna-Lugo per un altro quadriennio. Laureato in informatica, programmatore di professione e con un passato da arbitro regionale Fip (Federazione Italiana Pallacanestro) e nazionale nel Csi, Bondi è nel Centro Sportivo Italiano dal 1996 dove ha ricoperto diversi ruoli dirigenziali che lo hanno portato alla nomina di presidente nel 2016. Per lui, il secondo mandato è già iniziato.
1. «Sono legate soprattutto allo sport di squadra. La pallavolo è quello che ha più numeri da sempre ma abbiamo anche il calcio e la pallacanestro. Inoltre, un vanto per noi, è il dodgeball che proprio grazie al Csi di Ravenna ha trovato il primo punto di ingresso per un campionato ufficiale in Italia. E oggi abbiamo anche inventato una variante per i disabili. Ci sono poi attività legate alla ginnastica, al wellness e al fitness. E non manca l’attività formativa. Curiamo anche diversi progetti, oggi fermi causa pandemia, legati allo sport di cittadinanza per lo più con disabili, ad attività in carcere e legate ai richiedenti asilo e migranti».
2. «Il Csi ha una divisione territoriale. Come Ravenna-Lugo lavoriamo sul territorio di Ravenna, Cervia e della Bassa Romagna. Le attività sono coordinate e tra i vari comitati c’è buona collaborazione. Spaziamo in tutte le età: dai bambini piccoli agli anziani perché lo sport deve essere al servizio di tutti, in base alle proprie esigenze ma senza distinzione d’età».
3. «Dobbiamo cercare di trovare il buono perché i danni sono davvero troppi. Quello maggiore è però l’aver tenuto lontano dallo sport bambini e adolescenti in una fascia d’età che porta al drop out sportivo (abbandono, ndr). Ora, fermi da un anno, chissà in quanti ripartiranno. C’è anche amarezza per non aver potuto realizzare ciò che avevamo in programma a livello politico e di mandato. Ma per questo ci sarà tempo».
4. «Ad oggi abbiamo il 35% in meno di società affiliate rispetto allo scorso anno. Alcune sono sempre state in ritardo mentre altre sono ancora in attesa. Qualcuna, ma per fortuna poche che io sappia, ha già deciso di chiudere i battenti. Non so però cosa accadrà a settembre anche se mi aspettavo già una statistica peggiore. Il dato significativo sarà quello alla fine dell’anno sportivo 2021-2022 e da lì avremo un’idea un po’ più chiara». 
5. «Non ho ancora proiezioni ad oggi ma i conti economici 2020 e 2021 saranno sicuramente molto negativi. Avevamo risorse economiche da parte che ci hanno permesso di resistere perché, attualmente, i contributi sono esclusivi per le società ma non per gli enti. Certo, qualche cosa abbiamo ricevuto ma per le attività organizzate, come ad esempio i centri estivi, i cui costi si sono alzati notevolmente. Per questi aiuti dobbiamo ringraziare la Regione».
6. «Nonostante tutto, la pandemia ha permesso di reinventarci in alcuni campi e questo non ci ha lasciato senza fare nulla. Tante attività che non avremmo mai fatto e speriamo che possano rimanere valide anche in futuro. A questo si aggiunge anche la possibilità di fare formazione a distanza, un aspetto importante che permette un incontro tra persone di realtà diverse. E non a caso, proprio quest’anno, in un corso per operatore ludico, abbiamo avuto un partecipante italiano da Mosca che ha portato la sua esperienza. Un riadattamento dell’offerta e dell’utenza». 
7. «Forse il problema non sarà solamente economico ma è difficile dirlo oggi. Certamente l’adattabilità di alcune situazioni e le collaborazioni tra tutti coloro che girano attorno al mondo dello sport. Inoltre, le società non iscritte all’universo del Coni sono rimaste fuori dalla contribuzione: fanno un lavoro importante di presenza e presidio del territorio e magari avranno bisogno anche loro di qualcosina».
8. «L’assemblea è spesso un modo per discutere, fare due chiacchiere confrontandosi e l’aspetto elettorale passa spesso in secondo piano. Era la prima volta che si votava con un sistema elettronico e perciò l’ansia e le difficoltà sono arrivate proprio dalla piattaforma telematica e dall’aspetto burocratico».
9. «La sfida principale è quella di individuare e offrire le giuste modalità per la ripartenza alle nostre società sportive affinché continuino a svolgere il servizio sul territorio nel rispetto delle regole. Un altro aspetto è quello di mantenere alta l’attenzione e il dialogo con le amministrazioni a tutti i livelli: il miglior modo per prevedere il futuro è crearlo e la strada migliore da seguire è quello di creare insieme». 
10. «La chiarezza delle norme perché, nei vari momenti di una pandemia iniziata un anno fa, se ci ripenso, ancora oggi non ben ho chiaro ciò che avrei potuto e non avrei potuto fare. Oggettivamente non c’è mai stata chiarezza, ma colpevolizzo gli enti perché capisco non fosse semplice. Occorre poi trovare un modo per dare supporto a tutte le società e metterle nelle condizioni migliori per lavorare. Il fine ultimo deve essere quello di dare la possibilità ai nostri bambini, adolescenti ma anche adulti di fare sport che è probabilmente oggi la prima agenzia educativa». 
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