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Sono 382 gli allevamenti ovicaprini, sia da carne che da latte, in provincia di cui 152 nella sola Unione faentina 

Romagna | 03 Aprile 2021 Gusto
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Riccardo Isola - L’Appennino faentino da sempre è stata terra di confine: geografica, politica, religiosa e, nel caso che ci interessa anche agropastorale e alimentare. In questo territorio da sempre assoggettato alla cultura romana, la pastorizia e l’allevamento degli ovini era attività fiorente e distribuita in modo massiccio. Con l’invasione dei barbari, soprattutto nella confinante Emilia, cultura più dedita a un’alimentazione legata alla carne del maiale, la conformazione orografica, permise nella parte più alta del territorio romagnolo ancora la continuazione di questa forma di allevamento che da un solo animale, oltre a latte e carne, permetteva anche di ricavare lana per vestirsi. Al di là degli aspetti storici, estremamente riassunti, ancora oggi la Romagna vede nell’allevamento delle pecore e capre un importante capitolo del reddito aziendale di chi lavora nel settore primario. Basti pensare alle diverse sagre e agli appuntamenti popolari calendarizzati e dedicati all’agnellone e al castrato.

ALLEVAMENTI PRESENTI
Nella provincia di Ravenna in totale ci sono 382 allevamenti ovicaprini presenti. Questi si distinguono in due grandi famiglie, quelle per esclusivo autoconsumo, quindi contano fino a 9 capi, e sono 260, e quelli con finalità economica (carne e latte). Nell’Unione faentina sono 90 allevamenti di pecore da autoconsumo a cui si aggiungono 45 da carne e 1 da latte. Inoltre 15 allevamenti per carne e 1 da latte sono quelli legati alle capre. In totale 152. Le razze più allevate sono sia di provenienza nazionale (biellese, bergamasca, appenninica e meticce) che internazionale (soprattutto legata alla razza Suffolk Iralandese).

LA CARNE
Per quanto riguarda l’utilizzo per allevamento da carne soprattutto l’agnello, anche nelle sue declinazioni di agnellone e castrato, il successo e la richiesta costante di approvvigionamento da parte del mercato durante tutto l’anno, con picchi soprattutto durante il periodo pasquale e della fine del Ramadam, è dato soprattutto dal fatto che questa si presenta con consistenze molto tenere, non troppa presenza di grasso, che la rendono molto burrosa. Il motivo è soprattutto dovuto all’alimentazione seguita che è fatta di latte materno in una prima fase poi sostituito da un mix di foraggi, costituiti da essenze spontanee di prati e di prati-pascolo, da leguminose e graminacee. Gli animali di solito vengono allevati all’aperto per almeno otto mesi all’anno. 

PRIMA DELLA TAVOLA 
La macellazione per gli agnelli avviene entro i 12 mesi di vita. Ci sono alcune tipologie che identificano meglio le cerni ottenute: l’agnello leggero è quello ottenuto da capi con peso compreso tra 8 e 13 kg, l’agnello pesante deve avere almeno 13,01 kg di peso mentre oltre i 20 kg si parla di Castrato. Per quanto riguarda il prodotto immesso in commercio questo può essere in diverse tipologie di taglio: carcassa intera, agnello cosciotto, busto carrè, busto con pancia, carrè, carrè ad otto costole, carrè di agnello disossato e filetto, collo con osso, coppia di cosciotto, cotoletta, fegato, petto con pancia, sella e spalla con osso. A macellazione effettuata, al dettaglio, si spazia dai 16 euro (spalla) fino ai 21  euro (costolette) al chilogrammo a seconda della tipologia di taglio. 
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