Savarna, don Nicolò Giosuè stroncato da un malore in montagna

Nel pomeriggio del 31 luglio si è accasciato a terra durante un' escursione ed è morto stroncato da un malore don Nicolò Giosuè, parroco 59enne di Sant'Alberto e Savarna di Ravenna. E' successo lungo il sentiero che porta al lago Aviolo, sul territorio di Edolo in Val Camonica dove il parroco si trovava con un campo famiglie della parrocchia di Ponte nuovo. Durante una passeggiata, dopo pranzo, si era attardato per riposare ed è stato trovato riverso a terra da un secondo gruppo che sopraggiungeva, che ha lanciato l'allarme. Nonostante l'arrivo immediato del personale medico con l'elicottero d'emergenza del 118 di Bergamo per don Nicolò Giosuè non c'è stato nulla da fare e, nonostante i prolungati tentativi di rianimazione, è deceduto sul posto. Era nato a Marmirolo nel Mantovano ed era stato ordinato sacerdote nel 2000; da alcuni anni era parroco di Sant’Alberto e Savarna, frazioni di Ravenna, oltre che rettore della chiesa di Mandriole. Prima di questi incarichi era stato parroco a Ripapersico, Portorotta e Quartiere e ancor prima cappellano a San Rocco.
Numerosi i messaggi di cordoglio, tra cui quello di Dario Kesicki, parroco di Ponte Nuovo e confratello. “La Sacra Scrittura e le confessioni, questo sera il cuore del suo ministero. Per le confessioni c’era sempre e non gli ho mai sentito dire un solo no. Accoglieva ed ascoltava tutti. Un sacerdote dalla grande umiltà”.
“Ricordare Don Nicolò Giosuè non è cosa semplice per me che ho condiviso con lui tanti anni di amicizia sincera vissuta nella concretezza della vita di tutti i giorni- ha aggiunto in una nota Mirko De Carli, portavoce nazionale del Popolo xella famiglia- . Con Don Nicolò abbiamo attraversato tutte le sfide che hanno caratterizzato i miei impegni negli ultimi miei anni: dalla politica, dagli impegni istituzionali, dalla testimonianza cristiana delle varie iniziative che sono stato chiamato ad affrontare sino a confidarsi rispetto alla vita privata e alle proprie faccende personali. E stato più che un amico, e stato più di un pastore, è stato più di una guida: è stata una roccia sicura, un rifugio sempre presente e una speranza chiara e forte su cui poggiare e affrontare i momenti più difficili della vita. Il suo essere sacerdote ha segnato la vita di tanti che ho avuto modo di conoscere in questi anni prima nelle parrocchie di Quartiere di Portomaggiore e poi a Sant'alberto e nelle parrocchie affini: con il suo sorriso, con la sua fede semplice e autentica ha portato a Cristo tante donne e tanti uomini, tanti giovani e tante persone che spesso erano lontane dalla parola di Dio. Ravenna, la Romagna, perdono un grande pastore e un grande uomo di fede che in terre difficili dove, come amava ripetere lui, c'è un grande bisogno di missione cristiana per riportare il Vangelo nel cuore di tanti”.