Santa Sofia, a Oltreterra si è ragionato di sostenibilità per raccontare il gusto della montagna

Oltre 130 tra amministratori, produttori, tecnici e studiosi hanno animato l’edizione 2025 di Oltreterra, chiusa con una consapevolezza nitida: in dodici anni questo laboratorio diffuso ha costruito una rete di reti che oggi rappresenta una delle chiavi per immaginare il futuro della montagna italiana. L’appuntamento tenutosi sull’Appennino romagnolo nei giorni scorsi, a Santa Sofia, ha ribatito l’importanza, in questo perido storico, di questo ambiente per la cultura, l’economia, la storia e il gusto. Un luogo di contemporaneità dove leggere, con sguardo integrato, nuove economie, cambiamenti climatici e trasformazioni sociali. Fitta la presenza istituzionale, dai sindaci dell’Appennino fino alla Regione Emilia-Romagna. L’assessore al Bilancio e Montagna Davide Baruffi ha aperto i lavori accompagnando la presentazione del Rapporto Montagne Italia 2025 di Uncem, evidenziando l’inversione della tendenza allo spopolamento. L’assessora Gessica Allegni ha richiamato la necessità di unire conservazione e innovazione, «perché la protezione non diventi un limite». Il consigliere regionale Daniele Valbonesi ha richiamato l’urgenza di un riordino istituzionale che restituisca voce ai piccoli Comuni. Dal territorio sono arrivate conferme del ruolo strategico dell’Appennino. Fabrizio Landi, presidente di Romagna Acque, ha ricordato la sinergia acqua-foresta che consente alla diga di Ridracoli di mantenere la propria efficienza. Claudia Mazzoli, presidente facente funzioni del Parco delle Foreste Casentinesi, ha ribadito come «conservazione e presenza dell’uomo, se sostenibile, siano parte dello stesso equilibrio», annunciando l’avvio del percorso di ampliamento dell’area protetta. Per Gabriele Locatelli di Slow Food, ideatore di Oltreterra, «la complessità cresce e il confronto diventa strategico». Antonio Nicoletti di Legambiente ha sottolineato come la montagna sia chiamata a giocare un ruolo decisivo nella transizione ecologica, affrontando insieme crisi climatica e crisi demografica. Dai sei tavoli di lavoro sono nate proposte operative: dalla formazione del forest manager per rafforzare una filiera nazionale del legno sostenibile, alla necessità di strumenti più chiari per l’agroecologia di montagna; dalla valorizzazione del benessere forestale, con servizi codificati e territori pronti ad accoglierli, alla costruzione di una nuova narrazione per le giovani generazioni, capace di superare gli stereotipi e riportare la montagna nella quotidianità educativa e non solo. Si è parlato anche di linguaggi: serve un nuovo lessico condiviso, capace di alfabetizzare chi arriva in montagna, trasformando persino la segnaletica di benvenuto in un invito a relazioni più consapevoli. Fondamentale poi una governance più integrata, capace di coinvolgere comunità e cittadini, fino alla creazione di mappe di comunità e cooperative di progetto. A Santa Sofia si è riunita anche la Rete nazionale dei castanicoltori Slow Food, che ha presentato il Manifesto della farina di castagne e il nuovo Campus castanicolo, in programma nel 2026 a San Marcello Piteglio. Il premio «Testa di legno 2025», dedicato alla caparbietà degli uomini di montagna, è andato a Gianluca Ravaioli, presidente di Oltreterra, uomo dell’Appennino e punto di riferimento silenzioso ma essenziale del progetto. L’opera, in castagno, è realizzata dall’artista Giuseppe Giovannuzzi. Oltreterra chiude così un’altra edizione confermando la forza di una comunità che pensa, sperimenta e costruisce. Una comunità che, anno dopo anno, racconta che la montagna non è margine, ma risorsa viva.