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San Marino. Usl presente all’Arengo delle famiglie delle persone con disabilità

Romagna | 22 Febbraio 2021 SanMarino News
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Domenica 21 febbraio 2021 l’Unione Sammarinese dei Lavoratori ha preso parte alla manifestazione del primo Arengo delle famiglie delle persone con disabilità, organizzato per celebrare il 13° anniversario della ratifica da parte della  Repubblica di San Marino  della Convenzione  delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità.
Sul piazzale Domus Plebis, antistante la Basilica del Santo, in un clima quasi primaverile, tutte le associazioni presenti, sono intervenute per chiedere, unanimi, “il rispetto” della Convenzione Onu per le persone con disabiltà.
L’USL ha sottolineato l’importanza di riportare alla memoria l’obiettivo principale della Convenzione ONU, cioè quello di attuare l’inclusione delle persone con disabilità, nella vita sociale, rimuovendo le barriere che fanno da ostacolo.
Tutti gli Stati firmatari, hanno assunto l’ambizioso compito, di attuare tale obiettivo, attraverso strategie decennali di programmazione politica e normativa e il primo piano strategico del decennio 2010-2020 è da poco concluso.
 
E’ quindi tempo di provare a fare un bilancio sullo stato di inclusione delle persone con disabilità, nella Repubblica di San Marino   che ha ratificato la Convenzione nel 2008.
Dalla nascita del Servizio Socio Sanitario, nel 1977, sono state fatte conquiste importanti, la legge Basaglia oltre ad aprire le porte dei manicomi, contribuì ad aprire anche molte menti e ad offrire nuove prospettive e nuove opportunità, ma da allora ad oggi, il sistema di welfare, a tutela delle persone con disabilità, si concentra su due piani: prestazioni assistenziali e servizi sanitari e socio assistenziali.
 
Attualmente, con l’esplodere del contagio e l’imposizione delle misure di contenimento, si è improvvisamente spenta la luce sui bisogni delle persone più deboli. Sono stati chiusi i centri diurni, molte persone disabili sono rimaste confinate in casa senza assistenza e senza istruzione, le persone con scarsa rete relazionale sono state abbandonate e non è andata meglio a quanti sono residenti presso una RSA.
Non è esagerato dire che la pandemia ha svelato che la casa era costruita sulla sabbia, e che gli ottimi principi di inclusione erano stati pensati per una società spesso impreparata culturalmente e scarsamente sensibile alle fragilità.
Oggi, la preoccupazione degli osservatori più attenti è concentrata sugli effetti che la pressione della crisi economica, produrrà, in termini di difficoltà a trovare occupazione, di povertà, di isolamento sociale, soprattutto per una categoria di persone già tanto fragile.
 
Le critiche si indirizzano sempre sulle cifre dei finanziamenti pubblici stanziati, che sono sempre di meno, data la nostra crisi economico finanziaria, ma non si può ignorare che qualunque sforzo economico, produce vera inclusione se è accompagnato da un cambiamento culturale verso la cura della fragilità e da una struttura socio economica compatibile.
 
Dei propositi fatti nei dieci anni dalla ratifica della Convenzione Onu, non è rimasto molto e per questo, come cittadini e come sindacato, dobbiamo tenere alta la guardia sul tema dei diritti.
 
L’innovazione che oggi auspichiamo è quella di rapportare le problematiche legate alla autonomia e alla vita indipendente, ai cicli di vita delle persone con disabilità, problematiche che dovrebbero essere valutate sulla base di un approccio bio-psico-sociale e nel quadro di un progetto individuale di vita.
 
Sono molti gli spunti ancora incompiuti nel decennio passato, ma è su questa partita strategica che la politica è chiamata a dare una risposta pro-attiva che non può attendere.
La riflessione deve spingersi anche oltre, perché in questo tempo difficile non si è solo rallentato il processo di inclusione, ma è stato necessario riaffermare ciò che si sperava fosse ovvio, cioè, che anche le persone con disabilità, hanno diritto di vivere con la stessa e uguale dignità di ogni altra persona.
 
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