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Robert-Eno Relight: «Estate ‘restrittiva’ per chi balla»

Romagna | 29 Maggio 2021 Cultura
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Federico Savini
«Spero che il mondo della notte trovi un nuovo equilibrio, fatto di qualità artistica e operatori professionali. A un’estate di balli sfrenati nel totale abusivismo e nel rischio sanitario incontrollato preferirei qualche altro mese di restrizioni, ma nel pieno della legalità. È in gioco il futuro del settore». Robert Eno Relight non è mai stato tentato dalla faciloneria, e non abbandona il suo spirito pragmatico e la lucidità che da sempre lo contraddistingue anche nel pieno di una crisi durissima per il suo settore, tanto più nel momento in cui si intravedono spiragli che però potrebbero risultare sirene pericolose. Al secolo Roberto Salaroli, dj Robertino è uno dei veterani del mondo della notte romagnolo, in pista a livello internazionale con la Relight Orchestra e da sempre in prima linea anche come anima «sindacale» di un settore che sconta da sempre le problematiche e i pregiudizi dovuti alla scarsa regolamentazione. E anche le sue competenze imprenditoriali sono comprovate, non solo dalla laurea in marketing, ma dalla puntualità di osservazioni che guardano dall’alto - a livello di indotto - un settore che non si può semplicisticamente ridurre a quello «della discoteca». E ora che i vaccini stanno aprendo le porte a uno scenario post-pandemico in cui «riapertura» sembra per tutti la parola d’ordine, non ci si può rilassare, perché per i dj e gli amanti del ballo non si profila affatto un’estate senza regole. «Per il ballo, infatti, ancora non si parla di riaperture - è perentorio Robert-Eno -. Gli unici ritrovi danzanti al vaglio del Governo sono per ora due eventi-test; il 5 giugno a Milano e a Gallipoli, con accesso consentito solo a persone vaccinate, guarite da poco o negative al tampone del giorno prima. Un eventuale successo sanitario potrebbe portare il Governo ad adottare un nuovo protocollo proposto al Cts dalle associazioni di settore, che concederebbe la ripartenza solo ai locali che adottino il sistema del green pass all’ingresso, con tracciamento e prenotazione anticipata». 
Rispetto all’estate scorsa?
«La situazione attuale è molto più restrittiva. L’anno scorso i locali all’aperto riaprirono da luglio a ferragosto. Anche in quel caso il Governo aveva detto no, ma le Regioni avevano avuto la possibilità di derogare e quasi tutte l’avevano fatto per motivi turistici, ma anche perché i contagi erano quasi azzerati dopo un primo lockdown molto rigido».
Questo è un dettaglio chiave. All’estate scorsa arrivammo con contagi ridottissimi. Certo, non avevamo i vaccini che stanno cambiando le cose in prospettiva di medio termine, ma in effetti sul breve periodo il fatto che i contagi siano più alti non è un dato secondario…
«L’anno scorso il protocollo prevedeva mascherine e distanziamento di 2 metri in pista. Con queste regole avevano aperto non solo le discoteche, ma anche le spiagge con musica, gli street bar e i luoghi di ristorazione con intrattenimento che spesso si trasformava in ballo. Il risultato è stato che quasi ovunque gli assembramenti erano incontrollabili. La cosa è anche diventata, come sappiamo, un capro espiatorio a cui attribuire la colpa mediatica per la seconda ondata a fine estate. Oggi possiamo dire che gli scienziati hanno scagionato i locali, essendo cresciuti i contagi due mesi dopo la loro chiusura, ma comunque il Governo ha fissato date di apertura per tutti i settori tranne che per le discoteche. È sintomatico del fatto che la politica non vuole proprio correre rischi, avendo tolto anche alle Regioni la possibilità di derogare.
E con il green pass?
«Se passasse questa proposta, insieme alla capienza giocoforza ridotta, è facile dedurre che molte discoteche lavoreranno in rimessa. Per un green pass occorre un tampone, che è costoso e impatta sul “quanto spesso” si va a ballare».
Qual è lo stato del settore?
«Il 30 % di locali ha già chiuso per fallimento e chi è ancora in pista si sta appigliando a tutto, pur di riprovare a partire. Se dovesse saltare anche questa estate la situazione diventerebbe tragica. A monte di tutto quanto, bisognerebbe trovare il tempo e la lucidità per misurarsi con l’interrogativo se esista ancora una domanda adeguata per una forma di divertimento come la discoteca. Il pubblico dei locali da ballo era già in calo dai primi del nuovo millennio e ora bisogna togliere la fetta di chi ha cambiato abitudini, quella di chi ha il timore di assembrarsi, quella crescente che ha difficoltà economiche, e infine coloro che semplicemente non vogliono sottoporsi alla trafila sanitaria per entrare. È ragionevole immaginare che la domanda risulterà ulteriormente ridotta. Probabilmente l’entusiasmo della ripartenza sarà un bel botto, molte persone usciranno più del solito, ma nel medio-lungo periodo gli imprenditori dovranno fare i conti con costi sanitari e organizzativi più alti. Una cosa è certa: l’imprenditore che si impegnerà a soddisfare tutte le normative per un evento Covid free, poi non potrà tollerare che a poca distanza altri imprenditori, con un semplice permesso di intrattenimento in ristoranti o spiagge, concedano di ballare gratis e senza controlli».
Che estate sarà?
«Bene che vada sarà un’estate di ispezioni severe, per impedire che si balli al di fuori degli eventi con green pass. Nei bar e nei ristoranti per decreto la gente dovrebbe rimanere seduta. Molte persone, tanto più se vaccinate, queste cose non le sanno e penseranno di poter ballare ovunque. La situazione sarà difficile da gestire. I dj dovranno divertire ma anche evitare di forzare i ritmi».
E qui arriva il progetto dell’albo per dj. Di che si tratta?
«È il frutto di un anno di lavoro per dare credibilità istituzionale al nostro mondo. Proprio un anno fa è nato infatti il Sils (Sindacato Italiano Lavoratori dello Spettacolo), di cui sono referente regionale insieme al collega Max Monti. Oltre ad aver partecipato insieme al Sindacato Italiano Locali da Ballo a formulare il protocollo della riapertura con il green pass, abbiamo anche realizzato con altre associazioni il progetto dell’albo dei dj italiani. È un obiettivo importante per il riconoscimento professionale del mestiere del dj e la sua tutela come professionista».
Nell’ambiente c’è chi dice che il lato negativo sarebbe una sorta di filtro all’ingresso…
«Come ogni albo, può sembrare una restrizione a favore della vecchia guardia, ma in realtà sono soprattutto i dj emergenti che hanno bisogno di supporto associativo, perché devono formarsi in un contesto troppo delicato, districandosi fra le pressioni del pubblico e quelle dei gestori esasperati dallo stop prolungato. Su www.albodj.it è attivo il censimento, che ha già raccolto migliaia di dj in un paio di settimane. Fra questi, coloro che soddisfano i requisiti minimi di regolarità lavorativa potranno accedere all’albo e ottenere riconoscimento istituzionale, oltre ad una serie di vantaggi operativi, mentre si impegneranno a un comportamento etico e scrupoloso vista la situazione sanitaria».
Lo ritieni un successo anche personale?
«Beh, mi fa molto piacere perché ho a cuore le sorti del settore. A me personalmente non cambia più di tanto, perché ho un progetto discografico di successo come la Relight Orchestra, insieme al violinista elettronico Mark Lanzetta, che quest’anno festeggia vent’anni di produzioni e dj-set con musicisti live, una peculiarità che rende il nostro spettacolo richiesto a livello internazionale. E adatto anche ad un pubblico seduto, cosa importantissima oggi. Per l’estate ho già tantissime richieste, potrei lavorare sei sere a settimana. Ma siccome mastico un po’ di economia, so bene che le mie richieste di ingaggio personale non possono perdurare se il settore collassa. Cerco di tenerlo in piedi ogni settimana, attraverso un programma in fm nazionale su Radio Studio Più che si chiama Relight My fire e che in un anno ha dato voce a circa 200 artisti. Ma sono numeri da prendere sempre con le molle: lo stato di salute del clubbing dipende prima di tutto dalle regole estive».
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