Rischio mafie nel Ravennate, l'attivista: "Occhio ai reati-spia"

Romagna | 01 Giugno 2020 Cronaca
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Silvia Manzani
«A Ravenna la mafia c’è, ma è come se i cittadini non se ne fossero ancora accorti, un po’ perché sui giornali il tema trova poco spazio (e qui la mafia si muove astutamente, senza sparatorie e omicidi che finirebbero subito in prima pagina), un po’ perché in tanti non sanno riconoscere i reati spia». Carlo Garavini, attivista del «Gruppo dello Zuccherificio» e dell’associazione Libera, attore di Lady Godiva Teatro è uno di quelli che, da quando l’emergenza sanitaria Covid-19 è iniziata, ha gli occhi ben aperti sul rischio che, in un momento così delicato, le mafie possano farsi largo nel sistema economico.
Come credete che il sistema locale possa essere esposto, in questo momento di limitazioni da pandemia, a situazioni di illegalità e infiltrazione mafiosa?
«La crisi porta molti imprenditori sull’orlo del fallimento e il mafioso concede prestiti con molta rapidità, senza rallentamenti dovuti a procedure burocratiche; in cambio ti chiede, a te imprenditore in difficoltà, di riciclare denaro e cedere parte della gestione della tua attività. Questo sistema di aiuti economici non si limita solo agli imprenditori ma può arrivare anche alle famiglie: a Napoli si è attivato un “welfare mafioso” e abbiamo sentito parlare di camorristi che portavano la spesa, ma anche mascherine, guanti e gel igienizzanti, a casa delle persone; per ripagare il favore, per esempio, queste persone dovranno nascondere della droga in casa. Il rischio è concreto anche nella nostra città, siccome ci saranno famiglie povere e imprenditori senza più un soldo».
C’è un settore che vi preoccupa più di altri?
«Il turismo, senza dubbio. Siamo sulla riviera romagnola e il turismo gioca un ruolo importantissimo per la nostra città. Si prevede che, date le restrizioni, questo sarà uno dei settori più colpiti dalla crisi. Quindi è inevitabile pensare a stabilimenti balneari, bar, hotel, ristoranti, discoteche. Il rischio è quello dell’usura. Quindi se a queste attività in difficoltà non arriveranno in tempi brevi finanziamenti dallo Stato e dalle banche, non sarà difficile che il denaro arrivi dai clan ‘ndranghetisti. Durante la pandemia, la mafia ha concesso dei prestiti a usura “sospesa”, cioè senza gli interessi “a strozzo”. Un altro settore che ci preoccupa molto è quello agricolo. Il caso di Bagnara di Romagna, ad aprile, ha rivelato lo sfruttamento di 45 richiedenti asilo; queste persone, con la minaccia e l’intimidazione, venivano costrette a lavorare nei campi fino a undici ore al giorno. La mafia, col caporalato, garantisce mano d’opera a basso prezzo. Dunque, dal momento che non si trovano lavoratori per il settore agricolo, il caporalato è un rischio più che concreto, anche per il Ravennate».
Esiste anche il rischio che l’attenzione da parte delle forze dell’ordine possa essere più bassa visto che ci sono altri “problemi” a cui pensare?
«La pandemia ha svuotato le strade e le forze dell’ordine sono state impegnate a far rispettare le restrizioni. Di conseguenza, probabilmente, nei porti si sono fatti meno controlli e i carichi illeciti potrebbero esser passati più indisturbati. Il porto di Ravenna non è esente da infiltrazioni mafiose: già da diversi anni si parla di traffici di droga e armi. Allo stesso tempo la più consistente presenza di forze dell’ordine per le strade, ha scoraggiato gli spacciatori, che comunque si sono reinventati e, se prima si aspettava il cliente in una piazza o in un parchetto, ora c’è il servizio a domicilio: su internet ci si può mettere d’accordo con lo spacciatore per farsi recapitare la dose a casa, o per farsela trovare in un punto lungo il percorso che si fa per andare al supermercato o in farmacia».
Come Gruppo dello zuccherificio e come Libera, state continuando a osservare questa realtà in mutamento anche, appunto, sul fronte dei possibili reati di stampo mafioso? In che modo?
«Noi facciamo volontariato, quindi ci limitiamo a leggere i giornali o comunque a guardarci intorno. Ci sono dei “reati-spia” che possono far sorgere qualche sospetto e scaturire un’indagine da chi di dovere. Da tempo uno dei nostri temi è quello del gioco d’azzardo, quindi facciamo attenzione a quali locali installano slot-machine, senza ovviamente affermare che tutti i bar con le slot siano collusi con la mafia. Facciamo anche attenzione a quei locali che nel giro di pochi mesi cambiano gestione tre-quattro volte, lì può sorgere un sospetto di riciclaggio; anche la prostituzione, sull’Adriatica, è un tema forte: in merito ci sono dossier che spiegano come le mafie straniere gestiscano le piazzole per la prostituzione. Altro reato spia, spesso sottovalutato, è lo spaccio di droga: sottovalutato nel senso che non si pensa mai che dietro al singolo spacciatore vi è al novanta percento un mafioso; e poi il caporalato, come il caso di Bagnara di Romagna ci ha dimostrato».
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