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Riolo Terme, Andrea Rivola fra le illustrazioni per bambini, l’editoria e una commissione per la Apple

Romagna | 08 Novembre 2021 Cultura
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Federico Savini
«Se ti arriva una proposta da Apple, come illustratore è un po’ come farsi un giro dell’Olimpo! All’inizio non avevo neanche capito bene cosa fare, poi il mio agente mi ha spiegato che qualcuno, alla Apple, apprezzava il mio modo di disegnare gli animali. E così mi hanno contattato per lavorare all’icona di una particolare sezione del loro app-store, nella quale stilano classifiche periodiche dei videogams più gettonati sugli smart-phone. A me hanno chiesto di illustrare l’icona della sezione sui videogiochi con protagonisti animali». Ancora quest’ultimo lavoro non è visibile e lui ci ride su, ma una chiamata di Apple in effetti conferma (in maniera tonante!) il talento illustrativo del riolese Andrea Rivola, che già da tempo lavor   ad altri livelli, collaborando con il periodico 7 del Corriere della Sera e lavorando soprattutto nell’editoria per bambini e ragazzi, settore che non va minimamente sottovalutato, essendo uno di quelli che vendono di più in generale e che meglio hanno retto l’urto della crisi da Covid.
E in tutto questo, Andrea non si fa mancare anche lavori dal taglio per lo meno in parte intellettuali, come le illustrazioni elaborate per Le Favole di La Fontaine, raccolta di una trentina di favole del ‘600 del grande autore secentesco Jean de La Fontaine, uscito per LaNuovaFrontiera. «È un editore romano che spesso pubblica libri di storia e filosofia - spiega Rivola -, quindi il taglio non è propriamente “bambinesco”. Per illustrare queste favole ho avuto la massima libertà, anche perché il tempo era poco e quindi ho trasformato a tutti gli effetti in “lavoro” una serie di intuizioni che di solito tengo per me, tipo fare a meno delle matite per definire tutto attraverso pochi colori che creino un’armonia fra le storie del libro. Uno stile forse più classico del mio consueto, ma per me inusuale».
Utilizzato per la favole di La Fontaine, che oggi non definiremmo certo «buoniste»…
«No! (ride, nda) C’è una certa crudezza di fondo in La Fontaine ma direi che proprio in generale le vecchie favole non sono affatto buoniste e spesso mettono in dubbio la morale da cui partono. Per i 400 anni dello scrittore, LaNuovaFrontiera ha selezionato queste storie che non sono originali, ma riprendono canovacci classici di Esopo e Fedro, alle quali La Fontaine ha dato nuova vitalità. Sono rielaborazioni sagaci di storie che usano gli animali come metafore dei vizi umani. E spesso hanno una doppia morale, vedi il moscerino che riesce ad avere la meglio sul leone, ma poi finisce nella tela del ragno!».
C’è una certa forza in queste illustrazioni. Il confronto tra gli animati è diretto…
«Sì, le favole nascono dal confronto tra posizioni, soggetti, interessi e temperamenti diversi. Ci sono, ad esempio, un sacco di rane che fanno una brutta fine!»
L’Albero dei sogni è invece la seconda parte della trilogia scritta da Samaritana Rattazzi, giusto?
«Sì e no, nel senso che segue la precedente favola Mignon e il drago, portandosi dietro i personaggi, ma dato che a causa del Covid il piano editoriale è stato slittato, questo libro è stato pensato per questo periodo dell’anno ed a tutti gli effetti natalizio, di formato più grande e con un personaggio del tutto simile a Babbo Natale. È pensato per bambini piccoli e potrebbe anche essere un capitolo a parte della serie di Mignon».
Hai toccato il tema dell’editoria al tempo del Covid. Sono ripartiti i grandi saloni. Sta ripartendo tutto?
«Il Covid ha colpito questo mercato anche se è vero che le fiere sono ripartite bene, meglio delle attese, anche se l’aspettativa vera è sul 2022. Quest’anno sta accadendo qualcosa di simile all’anno scorso, e cioè che il grosso delle uscite si sta spostando sull’autunno. Comunque il settore dei libri per ragazzi ha retto bene e per lo più chi aveva l’abitudine a leggere e comprare libri l’ha mantenuta, imparando magari a comprare libri dalle piattaforme di vendita on-line, questo sì. Un problema importante legato al Covid sono le difficoltà ad operare con la Cina, che fino a poco tempo fa aveva una specie di monopolio sulla produzione dei libri destinati all’infanzia. Ora l’industria si sta riposizionando e dai primi saloni dell’editoria è emersa la tendenza alla co-edizione, cioè anziché comprarsi i titoli fra editori di diversi Paesi si creano sinergie sovranazionali per abbattere insieme i costi di stampa. A Torino, ad ogni modo, c’era grande fermento qualche settimana fa».
Sei stato fra gli illustratori che hanno omaggiato il grande Emanuele Luzzati in una mostra a lui dedicata a Mondovì. L’hai conosciuto?
«Purtroppo no, ma ha vinto un premio a lui dedicato e per questo sono stato ri-contattato, insieme agli altri vincitori, per questa mostra che dovrebbe diventare itinerante. Lui è stato davvero un grande, soprattutto per il suo eclettismo. Illustrava, è vero, ma è stato soprattutto uno scenografo teatrale, un costumista, un animatore e altro ancora. Lele Luzzati dimostrò che la finalità operativa non può essere del tutto condizionate, perché trasportò la sua poetica in diversi mezzi espressivi. Fu riconoscibilissimo e trasversale insieme. Per celebrarlo ho preso una delle sue matrone, facendola diventare un teatro in cui lo stesso Luzzati compare».
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