Riolo, «La vite nella storia della Bottega Pascucci», due secoli di memoria tra tele, colori e ceramiche

Un filo rosso, anzi color ruggine, attraversa duecento anni di storia. È quello della vite, dei suoi tralci e dei suoi grappoli d’uva, simbolo di vita, lavoro, convivialità e identità contadina, che dalla Romagna di inizio Ottocento arriva fino alle interpretazioni più contemporanee degli artisti di oggi. È questo il cuore della mostra “La vite nella storia della Bottega Pascucci”, allestita nella suggestiva sala dell’Orologio della Rocca di Riolo Terme e visitabile fino al 26 luglio. L’esposizione nasce per celebrare il bicentenario della Stamperia Pascucci di Gambettola (1826-2026), una delle realtà più longeve e riconosciute dell’artigianato artistico romagnolo. Un anniversario importante che diventa occasione per raccontare un patrimonio fatto di tessuti, disegni, colori e memoria collettiva, attraverso una mostra itinerante realizzata grazie al dialogo creativo con i ceramisti faentini. La storia della vite nella bottega Pascucci affonda le radici nei primi anni dell’Ottocento, quando i tralci d’uva venivano impressi con il caratteristico colore ruggine sulle pesanti coperte da buoi. Un segno semplice e potente, capace nel tempo di trasformarsi seguendo mode, sensibilità e linguaggi diversi, senza perdere il legame con la terra e con la cultura romagnola. Dal 2000 questo tema si è arricchito di nuove letture grazie al contributo di artisti e amici della bottega che hanno saputo reinterpretare l’uva e la vite con fantasia e originalità. Tra loro anche figure come Tinin Mantegazza, Tonino Guerra e Gianfranco Zavalloni, protagonisti di una stagione creativa che ha portato la tradizione tessile verso nuove forme espressive. Il percorso espositivo accompagna il visitatore attraverso un intreccio di colori e suggestioni: le tovaglie storiche e quelle più recenti raccontano l’evoluzione dello stile Pascucci, mentre le tende con gli ironici disegni del maestro Tinin Mantegazza dedicate alla cucina e alla tavola aggiungono una dimensione giocosa e narrativa. A completare il viaggio sono le ceramiche realizzate appositamente per l’occasione da otto maestri e botteghe ceramiche tra Faenza e Cesena: Carla Lega, la bottega La Vecchia Faenza, Leo Bartolini, la bottega Maestri Maiolicari Faentini, Maria Cristina Sintoni, Mirta Morigi, Monica Merenda e la bottega Origoceramics. Opere che mettono in dialogo due grandi tradizioni artigiane romagnole: la stampa su tela e la ceramica. L’iniziativa, realizzata in collaborazione con IF Imola-Faenza e inaugurata lo scorso 27 giugno, non si limita agli spazi della Rocca. Alcune tovaglie della storica bottega sono state collocate anche nelle vetrine del centro storico di Riolo Terme, mentre quella del Teatro comunale ospita una particolare esposizione in cui i tessuti Pascucci accompagnano gli oggetti in cartapesta realizzati da Anton Roca insieme ai ragazzi dell’Istituto Comprensivo di Gambettola. Un percorso che unisce passato e presente, artigianato e creatività, storia e territorio. La visita alla mostra diventa anche l’occasione per scoprire la Rocca trecentesca di Riolo Terme, legata alla figura della leggendaria Caterina Sforza, in un incontro tra cultura, arte e paesaggio romagnolo. La mostra resterà aperta fino al 26 luglio con i seguenti orari: giovedì e venerdì dalle 18 alle 23, sabato dalle 15 alle 23, domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 20.