Rincari, export fermo e ordini sospesi a causa della guerra in Iran, il sistema romagnolo chiede risposte concrete per evitare effetti a catena

Romagna | 14 Marzo 2026 Economia
rincari-export-fermo-e-ordini-sospesi-a-causa-della-guerra-in-iran-il-sistema-romagnolo-chiede-risposte-concrete-per-evitare-effetti-a-catena
Riccardo Isola - La guerra che è detonata in Medio Oriente non resta confinata alle mappe geopolitiche. L’eco delle esplosioni arrriva fino alla Romagna, nei bilanci delle imprese, nei container fermi nei porti e nelle bollette energetiche che tornano a salire. È un effetto domino che tocca agricoltura, autotrasporto, manifattura e logistica, proprio mentre il sistema produttivo cercava di consolidare una ripresa ancora fragile dopo anni segnati da pandemia, inflazione energetica e crisi delle filiere. Le imprese osservano con crescente preoccupazione l’evolversi della situazione. L’effetto, già in essere, è quello di una nuova ondata di rincari dei carburanti e dell’energia, ma le prime conseguenze concrete sono visibili anche lungo le catene dell’export e nei rapporti commerciali con i mercati del Golfo.

CONTAINER FERMI
Le tensioni nel Golfo Persico hanno già prodotto un effetto diretto sulle esportazioni agroalimentari romagnole. L’interdizione del mare nell’area e il blocco dello Stretto di Hormuz hanno infatti fermato diversi container di ortofrutta destinati ai mercati arabi.Kiwi e mele romagnole dirette verso Arabia Saudita e Paesi limitrofi sono rimaste bloccate lungo le rotte commerciali. Il primo rischio è quello del deperimento della merce, ma la preoccupazione più grande riguarda le spedizioni future e la tenuta dei contratti commerciali. A segnalare la situazione è Legacoop Romagna, che parla di un clima di forte incertezza tra le cooperative. Nel comparto vitivinicolo, si registrano già i primi rallentamenti: alcuni ordini e contratti risultano sospesi o rinviati. Il blocco riguarda anche altri settori. Si sono fermate trattative e richieste di offerte nel metalmeccanico e industriale, in particolare da Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Qatar.

RINCARI ENERGETICI
Parallelamente torna a crescere la pressione dei costi energetici. Secondo le prime segnalazioni delle cooperative di autotrasporto associate a Legacoop, il prezzo del gas ha già registrato aumenti fino al 40%, mentre il petrolio segna incrementi attorno al 10%. Numeri che fanno riemergere lo spettro di una nuova crisi energetica e di possibili difficoltà negli approvvigionamenti. Il tema è sensibile per un sistema produttivo energivoro come quello emiliano-romagnolo. Molti settori industriali, dalla ceramica alla meccanica, dipendono infatti da forniture energetiche stabili e a costi sostenibili.

GASOLIO AGRICOLO
Sul fronte agricolo il problema più immediato riguarda il gasolio. Coldiretti ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma e alla Guardia di Finanza per chiedere verifiche su possibili manovre speculative sui prezzi del gasolio agricolo. Secondo l’organizzazione agricola, in pochi giorni il costo del carburante agevolato per l’agricoltura sarebbe passato da circa 0,85 euro al litro fino a punte di 1,25 euro. Un incremento tra i 40 e i 45 centesimi al litro, ben superiore rispetto all’aumento registrato nello stesso periodo dal diesel per autotrazione. Il sospetto è che dietro a questa dinamica possano nascondersi fenomeni speculativi su un bene essenziale per le attività agricole. Il gasolio rappresenta un fattore produttivo non sostituibile per le imprese del settore e il suo costo incide direttamente su tutte le lavorazioni in campo.

AUTOTRASPORTO IN ALLARME
Anche il mondo dell’autotrasporto guarda con apprensione all’evolversi della crisi. Cna Fita a Ravenna stima che l’aumento dei prezzi dei carburanti registrato in pochi giorni possa tradursi in un aggravio di oltre 2.400 euro all’anno per ogni mezzo pesante che percorre circa centomila chilometri. Se le tensioni dovessero proseguire, il rincaro potrebbe arrivare fino a quasi mezzo euro al litro, con un aumento dei costi che potrebbe superare i 13 mila euro annui per ogni tir. Le imprese chiedono misure urgenti: dalla sterilizzazione delle accise all’introduzione di un credito d’imposta straordinario per compensare l’impatto dei rincari. Il timore è che il caro carburanti possa tradursi rapidamente in un aumento dei costi logistici e dei prezzi lungo tutta la filiera produttiva.

EXPORT AL PALO
La crisi colpisce anche l’export manifatturiero. Secondo un’analisi dell’Osservatorio Pmi dell’Emilia-Romagna, il Medio Oriente rappresenta un mercato tutt’altro che marginale per le imprese territoriali. Negli ultimi dodici mesi disponibili l’export manifatturiero regionale verso quest’area ha superato i 3,4 miliardi di euro, pari al 12,6% delle esportazioni italiane dirette in quei mercati. Un peso significativo che rende la regione tra le più esposte alle turbolenze geopolitiche dell’area. I settori più coinvolti sono la meccanica e i macchinari, l’automotive e la filiera dei materiali da costruzione.

GRANDE INCERTEZZA
Per il sistema delle imprese il problema principale resta l’incertezza. «Alla tragedia umana si aggiunge un effetto economico immediato: la propensione agli investimenti rallenta e molte decisioni vengono rinviate - osserva Amilcare Renzi, segretario di Confartigianato Emilia-Romagna. - Lo scenario più critico resta quello legato allo Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi energetici mondiali. Un eventuale blocco prolungato ridurrebbe l’offerta globale di petrolio e gas naturale liquefatto, con inevitabili pressioni al rialzo sui prezzi dell’energia». Nel frattempo Confindustria Romagna ha attivato un help desk dedicato alle imprese per monitorare gli effetti della crisi e offrire supporto su logistica, dogane e gestione delle filiere internazionali.
Compila questo modulo per scrivere un commento
Nome:
Commento:
Settesere Community
Abbonati on-line
al settimanale Setteserequi!

SCOPRI COME
Scarica la nostra App!
Scarica la nostra APP
Follow Us
Facebook
Instagram
Youtube
Appuntamenti
Buon Appetito
FuoriClasse
Centenari
Mappamondo
Lab 25
Fata Storia
Blog Settesere
Logo Settesere
Facebook  Twitter   Youtube
Redazione di Faenza

Via Severoli, 16 A
Tel. +39 0546/20535
E-mail: direttore@settesere.it
Privacy & Cookie Policy - Preferenze Cookie
Redazione di Ravenna

via Arcivescovo Gerberto 17
Tel 0544/1880790
E-mail direttore@settesere.it

Pubblicità

Per la pubblicità su SettesereQui e Settesere.it potete rivolgervi a: Media Romagna
Ravenna - tel. 0544/1880790
Faenza - tel. 0546/20535
E-mail: pubblicita@settesere.it

Credits TITANKA! Spa
Setteserequi è una testata registrata presso il Tribunale di Ravenna al n.457 del 03/10/1964 - Numero iscrizione al Registro degli Operatori di Comunicazione:
23201- Direttore responsabile Manuel Poletti - Editore “Media Romagna” cooperativa di giornalisti con sede a Ravenna, Arcivescovo Gerberto 17.
La testata fruisce dei contributi diretti editoria L. 198/2016 e d.lgs. 70/2017 (ex L. 250/90).
Contributi incassati


Licenza contenuti Tutti i contenuti del sito sono disponibili in licenza Creative Commons Attribuzione