Rimini, il 28 agosto al Teatro degli Atti per la prima volta in Italia va in scena «La guerra non è ancora cominciata»

Il 28 agosto alle 21 al Teatro degli Atti di Rimini va in scena per la prima volta in Italia «La guerra non è ancora cominciata» di Mikhail Durnenkov, drammaturgo russo costretto a vivere in Finlandia, diretto da Michele di Giacomo con Andrea Avanzi, Tamara Balducci, Francesco Pennacchia una coproduzione internazionale de Le Città Visibili Il Festival «Città Visibili» - diretto da Tamara Balducci e realizzato con il sostegno della Regione Emilia-Romagna, del Ministero della Cultura e del Comune di Rimini,- quest’anno, in occasione della XIV edizione, si impreziosisce di una coproduzione internazionale che vede protagonisti Città Visibili, assieme a Noveteatro e a Katlz Riga (Latvia) con un team di artisti italiani e lettoni. La scelta di mettere in scena, per la prima volta in Italia, il testo di Mikhail Durnenkov - nella traduzione di Teodoro Bonci del Bene - è frutto dell’attenzione costante verso la scena contemporanea internazionale e della volontà di trattare temi di scottante attualità. Mikhail Durnenkov, tra i protagonisti della «Novaja Drama» (Nuovo Dramma), il movimento di giovani autori che ha rivoluzionato il teatro russo contemporaneo trasformandolo in uno strumento di critica e intervento sulla realtà, ci consegna con «La guerra non è ancora cominciata» un mondo in cui la guerra è tornata al centro della società e delle relazioni umane. Dieci episodi, quasi venti personaggi, interpretati da tre performer, si susseguono in un vortice di scene che oscillano tra comicità e tragedia, dirette da Michele di Giacomo. Un marito geloso, due amanti occasionali, un padre furioso, una ragazza che chiede l'elemosina, un adolescente appassionato di videogiochi, un giornalista televisivo, interpretati da Andrea Avanzi, Tamara Balducci e Francesco Pennacchia, vanno a comporre i frammenti di un mosaico umano potente e inquietante, in cui la guerra è sempre evocata ma mai mostrata, come un rumore di fondo che sembra possibile ignorare. Ma quando la pace non è più un valore da difendere bensì un segno di debolezza, quando la paura diventa uno strumento di controllo, la guerra combattuta all'esterno finisce per insinuarsi anche nelle nostre vite, trasformandosi in piccole aggressioni, egoismi e incapacità di amare. Perché chiunque può diventare un nemico da cui difendersi. Su tutto aleggia così l'ombra di un'apocalisse imminente, una guerra possibile che spetta a noi decidere se evitare o alimentare. Un testo di straordinaria attualità che attraversa ironia, paradosso e realismo emotivo per interrogare il nostro presente.