Regole ferree al dormitorio di Ravenna, criticità per i senza tetto

Romagna | 25 Marzo 2020 Cronaca
Stare a casa: pur con tutti i disagi che questa situazione ci impone, il privilegio di avere un’abitazione ci permette di gestire il nostro tempo con relativa tranquillità. Ma come vivono la quotidianità tutti coloro che una casa non ce l’hanno? Lo abbiamo chiesto agli addetti ai lavori. «In questo momento il problema è duplice - spiega Michele Muscillo, coordinatore dello sportello di Ravenna di Avvocato di strada Onlus - e riguarda sia quel numero di persone che rimangono fuori dai dormitori, sia le modalità per far sì che le misure di prevenzione, adottate con l’entrata in vigore del decreto dell’8 marzo, vengano rispettate. A metà febbraio, prima che questa situazione evolvesse in un vero e proprio stato di emergenza, era già stato aperto in Prefettura un tavolo sulla marginalità sociale e sui senza fissa dimora nel territorio ravennate, con la partecipazione anche del Comune e di tutti i soggetti coinvolti nella gestione di questo delicato tema; credo che questo sia il momento di lavorare insieme per trovare strategie utili alla salvaguardia della salute di tutti i cittadini. Penso che, soprattutto in questa fase, sia necessario rivolgere estrema attenzione verso la situazione dei dormitori e di tutte quelle persone che, per vari motivi, non possono accedervi e che si “arrangiano”, magari ndosi ospitare o dormendo all’aperto. Ci giungono notizie di una carenza di posti rispetto alle richieste di ospitalità nei dormitori di Ravenna e per questo motivo sarebbe molto importante potenziare le strutture ricettive. Ci sono anche senzatetto, per esempio, che decidono di non abbandonare la strada, ma ora più che mai questo diventa un problema comune». Per quanto riguarda la sicurezza dei dormitori, invece, «il Comune e la Prefettura hanno, ovviamente, mandato già indicazioni alle quali sottostare. I nostri tre dormitori (Via Torre, Re di Girgenti e San Rocco) restano aperti 24 ore su 24 e gli ospiti devono rimanervi giorno e notte, attenendosi alle stesse restrizioni rivolte a tutti i cittadini. Inoltre, sono state potenziate le regole di igienizzazione, ma un problema potrebbe essere rappresentato dai nuovi arrivi che potrebbero essere positivi al virus. E proprio su questo punto si sta cercando una soluzione, che potrebbe essere ricercata, come avvenuto nel 2015 con «l’emergenza pachistani», nella creazione di un ambulatorio gestito dalla Croce Rossa per prevenire le emergenze sanitarie, a beneficio delle persone che hanno difficile accesso alle strutture sanitarie, oltre alla individuazione preventiva di immobili da destinare alla quarantena di chi, all’interno dei dormitori, dovesse risultare positivo al virus». Un’altra difficoltà è rappresentata dal rinnovo dei permessi di soggiorno, uno dei motivi maggiori per cui le persone straniere si rivolgono allo sportello: «L’80% dell’utenza che si presenta da noi necessita di un aiuto nello sbrigare le pratiche legate ai permessi o per iscriversi all’anagrafe e, in questo momento, il problema è posticipato, in quanto la Prefettura ha sospeso per 30 giorni tutti i termini di rinnovo e di rilascio. Nessun appuntamento verrà dato prima del 15 aprile. Ciò permette a molte persone di stare tranquille, almeno su questo fronte».
A tranquillizzare rispetto alla situazione dei dormitori è Carla Soprani, direttrice del dormitorio Re di Girgenti: «Dal dormitorio non esce nessuno, si sta dentro e chi non ha voluto sottostare alle nuove regole, ha trovato una soluzione alternativa. Le regole sono uguali per tutti: si esce solo per necessità, come per andare dal medico, se non se ne può fare a meno, o per andare a ritirare le medicine». A entrare e a uscire, invece, sono gli operatori e i volontari: «Abbiamo attivato tutte le precauzioni necessarie. Ci siamo dotati di dispenser, ricordiamo a tutti di lavarsi spesso le mani e utilizziamo l’amuchina per disinfettare tutte le superfici». Sono una ventina le persone in dormitorio in questo periodo, di nazionalità italiana, pakistana, ghanese e nigeriana. Si tratta di uomini e donne, dai 19 ai 64 anni: »C’è chi è spaventato, chi meno, chi ha una paura sana e controllata che lo spinge ad applicare le regole, chi si lascia prendere dalla paranoia, chi vorrebbe tanto uscire. Credo che stiamo reagendo come qualsiasi famiglia italiana». Giocano a carte, fanno il solitario, leggono gli ospiti del Re di Girgenti: «Nelle ore più calde c’è chi ne approfitta per prendere un po’ di sole in cortile e chi decide di fare qualche lavoretto di giardinaggio da tempo procrastinato». Molte delle permanenze al Re dei Girgenti procedono da tempo e quindi questa situazione di criticità data dal Coronavirus non ha alterato il normale flusso delle accoglienze: «Al momento abbiamo due posti solo per donne e se dovesse arrivare qualcuno di nuovo metteremmo in campo tutte le precauzioni fondamentali. In generale, quando arriva un nuovo ospite gli proviamo la febbre e non lo facciamo salire in camera prima di essersi fatto la doccia e lasciato i propri vestiti a igienizzare. In questo momento saremmo ancora più attenti e scrupolosi. Questa è una situazione difficile per tutti. È un po’ come una guerra.  Speriamo di vincerla». (b.g.)
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