Ravenna, sintesi dei punti, anche se ci saranno modifiche, del Piano per l’Assetto Idrogeologico. Le preoccupazionid el mondo imprenditoriale

Il Piano stralcio per l’assetto idrogeologico in Romagna, integrato nel Pai Po, mira a ridurre il rischio idrogeologico e idraulico, specialmente dopo le alluvioni del 2023-2024. Le sue caratteristiche includono la perimetrazione delle aree a rischio frana in Appennino e idraulico in pianura, nuove casse di espansione (es. Senio), vincoli urbanistici e la gestione della vegetazione ripariale. Caratteristiche Principali del Pai in Romagna: Aggiornamento Post-Alluvioni - A seguito degli eventi del 2023 e 2024, il PAI è stato aggiornato per estendere il quadro conoscitivo dei bacini romagnoli (Conca-Marecchia, fiumi romagnoli, Reno). Gestione Integrata: Il PAI del Po integra le aree dei fiumi romagnoli per allineare la pianificazione, definendo fasce fluviali e scenari di pericolosità. Rischio Idraulico (Pianura): Focalizzato sul reticolo idrografico, definisce le aree ad alta probabilità di inondazione e le aree di pertinenza fluviale. Prevede interventi strutturali come nuove casse di laminazione. Rischio da Frana (Collina/Montagna): Identifica le zone di frana nel territorio romagnolo-appenninico tramite carte di rischio e di attitudine edilizio-urbanistica. Norme di Salvaguardia: Il PAI è uno strumento cogente sovraordinato ai piani urbanistici comunali, vincolando l’edificazione in zone a rischio. Strategie di Mitigazione: Prevede il “raddoppio” dei fondi per la manutenzione del territorio e la gestione della vegetazione ripariale.
Legacoop: «Troppe le rigidità normative imposte al territorio»
“Vetrificare” la Romagna e cioè renderla più fragile, immobile, inadeguata ad affrontare le sfide di una fase economica e sociale complessa, come quella che stiamo vivendo. Ecco cosa ci pare che accadrebbe, se il recente Piano di Assetto Idrogeologico, il nuovo impianto normativo adottato qualche settimana fa dall’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po, che pone nuove condizioni e introduce vincoli agli interventi di ogni tipologia (urbanizzazioni ed estrattivi con successivo recupero ambientale, solo per fare esempi) nelle fasce fluviali e montane, fosse applicato, come oggi adottato e pubblicato, ma non ancora approvato definitivamente. Sia chiaro, comprendiamo la ratio della norma, che comporta un aggiornamento delle regole precedenti, stimolato dagli eventi alluvionali che hanno interessato la Romagna nel 2023 e 2024, con effetti di portata catastrofica. Un atto dovuto, atteso, necessario che, innanzitutto, deve guidare le istituzioni, non solo locali, fino al compimento di tutti gli interventi in grado di garantire livelli di sicurezza idrogeologica, al passo con gli effetti di un cambiamento climatico, probabilmente irreversibile. Eppure, benché si tratti di un obiettivo difficile, a questo territorio va garantita anche la possibilità di consolidare quelle condizioni di sviluppo economico e sociale che l’applicazione del nuovo impianto fermerebbe quasi completamente, cercando un punto di equilibrio fra difesa del territorio e qualità della vita futura dei romagnoli. Se approvato definitivamente, infatti, a nostro parere il nuovo P.A.I. introdurrebbe rigidità normative che bloccherebbero i piani di sviluppo di centinaia di imprese, di ogni comparto, con un impatto negativo enorme sull’occupazione e la prevedibile conseguenza di allontanare dalla Romagna buona parte dei potenziali, prossimi investimenti del sistema produttivo. Per fare un esempio, basato su una analisi preliminare delle conseguenze «sul campo», la sua applicazione sulle 360 cooperative aderenti alla sola Legacoop Romagna - nei settori agroalimentare, delle costruzioni e infrastrutture, della logistica estrattiva, della manifattura, dei servizi, della grande distribuzione commerciale organizzata – impedirebbe la realizzazione di oltre 500 milioni di investimenti previsti da qui al 2031. Ce lo possiamo permettere, senza distinguere tra aree che hanno avuto problemi alluvionali che abbiamo ancora negli occhi e che meritano maggiori attenzioni, ed aree nelle quali, invece, il problema è stato e sarà di dimensioni inferiori o potrebbero divenire oggetto di future opere di laminazione, a carico dei privati? Estendendo le previsioni del Piano ai bacini del Reno, Lamone, Fiumi Uniti, Savio, Rubicone Uso e Conca-Marecchia (e reticolato minore), la nuova variante, interessa i territori di tutti i Comuni romagnoli, quelli del ravennate, più colpiti dalle alluvioni del 2023 e 2024, così come quelli del riminese o del cesenate, sfiorati da quegli eventi.
Confartigianato: «Bene la tutela, ma no al blocco degli investimenti»
Confartigianato Imprese Ravenna, ha espresso forte preoccupazione a seguito dell’adozione del progetto di variante alle Norme di Attuazione del Piano di Assetto Idrogeologico (Pai) per i bacini del Reno, dei fiumi Romagnoli e del Conca-Marecchia. Se da un lato l’associazione riconosce l’imprescindibile impegno delle istituzioni nel garantire la sicurezza idraulica e la tutela dell’incolumità pubblica dopo i drammatici eventi alluvionali, dall’altro evidenzia come le nuove misure rischino di paralizzare economicamente il territorio. «La sicurezza è una priorità assoluta che non mettiamo in discussione - ha dichiarato Tiziano Samorè, Segretario provinciale di Confartigianato Imprese Ravenna -, ma non possiamo accettare che la risposta al rischio idraulico si traduca in un blocco generalizzato degli investimenti. Il rischio reale è che un territorio già profondamente ferito dall’alluvione venga colpito una seconda volta, questa volta da un eccesso di burocrazia e da vincoli urbanistici paralizzanti». Il punto critico individuato dall’associazione riguarda il legame tra la possibilità di sviluppo e la realizzazione delle opere pubbliche di prevenzione. La variante prevede che una maggiore flessibilità per gli investimenti sia subordinata al completamento di infrastrutture idrauliche che, ad oggi, non hanno tempi certi di realizzazione e per le quali mancano ancora parte delle risorse stanziate. «Non possiamo permettere che il territorio resti sospeso in un limbo per anni - ha continuato Samorè -. Le imprese, in particolare quelle già esistenti e radicate, devono avere la possibilità di svilupparsi, ammodernarsi e crescere a condizioni sostenibili. Chiedere oggi alle aziende di fermarsi in attesa di opere pubbliche non ancora finanziate o cantierate significa condannarle al declino». Confartigianato sottolinea inoltre un paradosso normativo: mentre il sistema produttivo viene chiamato ad adeguarsi a nuovi obblighi, come le assicurazioni obbligatorie contro le calamità naturali e danni catastrofali, e mentre migliorano le capacità tecnologiche di prevenzione, previsione e allerta, i nuovi vincoli sembrano non tenere nella giusta considerazione la capacità di resilienza e gestione del rischio già in atto. «Se la priorità è la messa in sicurezza, si proceda immediatamente con i cantieri e si finanzino tutte le opere necessarie con procedure d’urgenza - conclude il Segretario di Confartigianato Imprese Ravenna -. In alternativa, serve un regime transitorio più flessibile, anche con compensazioni di natura economica-fiscale e controgaranzie assicurative, che consenta alle imprese, a fronte di determinate rigidità, di non perdere competitività, permettendo così la vita economica del territorio. Le imprese romagnole hanno dimostrato una forza straordinaria nel rialzarsi dal fango; ora le istituzioni non devono zavorrarle con l’incertezza normativa. La tutela del suolo deve camminare di pari passo con la tenuta del tessuto sociale e produttivo».