Ravenna, omicidio Bertini, il marito in aula: 'era l'amore della mia vita'

Una testimonianza toccante quella fatta da Enzo Giardi, il 78enne che, il 9 settembre di un anno fa, ha annegato la moglie 77enne Ebe Bertini nel bagno della loro abitazione in via Lolli. Il 1 ottobre, in aula, nel processo a suo carico per omicidio con l'aggravante del rapporto di parentela, ha risposto alle domande del suo legale e del pm Daniele Barberini. Trattenendo a stento le lacrime ha spiegato come la moglie, malata di Alzheimer e che lui accudiva da 10 anni fosse "la ragione della sua vita". La mattina della tragedia l'uomo voleva farle il bagno, ha adagiato nella vasca quel corpo così fragile che da tempo non rispondeva agli stimoli a causa dell'avanzamento della grave malattia e l'ha spinto leggermente in basso. «Lei non ha opposto la minima resistenza e quando ho visto che non salivano più le bolle d'aria in superficie ho capito che era morta. Ho chiamato i miei figli e le forze dell'ordine, ma solo il giorno successivo, una volta in carcere, ho capito la gravità del mio gesto». Giardi che, dopo un breve periodo in carcere è stato collocato ai domiciliari dalla sorella ha detto di vergognarsi nei confronti dei figli cui ha destinato un'importante somma che aveva ereditato qualche anno fa da una zia. Come testimoniato dalla sorella e da quanti lo conoscevano, Giardi amava la moglie e soffriva molto per il deperimento della compagna dovuto all'Alzheimer, usciva di casa solo per fare la spesa e saltuariamente per una passeggiata per non lasciare la moglie che, di fatto, era completamente dipendente da lui da 6 anni. Il giorno successivo all’omicidio, la donna sarebbe dovuta entrare in una struttura specializzata nella gestione di una difficile patologia come l’Alzheimer. Forse temendo che nessuno si sarebbe potuto prendere cura della donna come faceva lui, Giardi ha preso la drammatica decisione di mettere fine alle sue sofferenze annegandola. L’autopsia sulla moglie ha confermato il decesso per annegamento e non sono stati riscontrati segni di violenza. Anche il medico legale, sentito in aula, ha confermato di non aver trovato segni di costrizione. Il prossimo 5 novembre verrà presentata la relazione sulla perizia psichiatrica chiesta dalla Corte d'Assise lo scorso luglio per l'uomo.