Ravenna, Oculistica, parla il primario D'Eliseo: «Interventi complessi grazie ad un’équipe d’eccellenza»

Ravenna vanta un'eccellenza oculistica storica con il professor Egidio Dal Fiume che ha elevato a livello nazionale l’oculistica locale, ma anche contemporanea, con figure di riferimento come Cesare Forlini, professionista di rango internazionale che amava trasmettere le sue competenze ai giovani. Oggi il reparto di oculistica dell'Ospedale Santa Maria delle Croci è guidato da un altro professionista d’eccellenza, Domenico D’Eliseo, subentrato a Forlini andato in pensione, poi deceduto prematuramente. D’Eliseo che iniziò a lavorare a Lugo, affiancando il primario Pirazzoli, è stato di recente nominato Professore straordinario di malattie dell’apparato visivo dell’Università di Bologna con incarico dirigenziale e assistenziale a Ravenna. Con lui facciamo il punto su un reparto che si occupa della prevenzione, diagnosi e terapia delle patologie oculari. «Da 14 anni ho la fortuna di dirigere 20 medici, 10 uomini e 10 donne e sono molto orgoglioso di ciascuno di loro: ognuno ha un valore umano e professionale che porta grande energia a tutta l’equipe. Dirigo il reparto da quando è andato in pensione Forlini, uno dei grandi maestri dell’oculistica in Italia, inventore di tecniche chirurgiche e grande comunicatore che per primo è riuscito a comprendere l’importanza dei mezzi di comunicazione e dei social che allora si affacciavano sulla scena. Forlini era erede della grandissima tradizione ravennate della scuola del Professor Dal Fiume ed inoltre era un mio amico personale. Ai miei figli dico spesso che se ho potuto guardare lontano è perché sono stato sulle spalle di due giganti: Pirazzoli e Forlini. Pirazzoli mi ha insegnato tanto: ha introdotto alcuni cambiamenti radicali nell’oculistica come la chirurgia ambulatoriale della cataratta, la facoemulsificazione, l’anestesia topica , la chirurgia non perforante del glaucoma. Chi si sottoponeva all’intervento di cataratta, veniva ricoverato in regime ordinario per 3 giorni e moltissimi interventi venivano eseguiti in anestesia generale. Oggi, invece, con l’introduzione dell’anestesia locale di superficie, solo con colliri, senza dolorose punture, e la tecnica che impiegava gli ultrasuoni (facoemulsificazione), hanno reso l’intervento di cataratta , più sfidante per il chirurgo, ma più sostenibile per il paziente, che in genere è molto anziano».
IL TEAM DI PROFESSIONISTI
Sulle orme dei suoi predecessori, D’Eliseo ha mantenuto uno standard molto alto di un reparto che, dallo scorso febbraio, è diventato a direzione universitaria. «Già da 10 anni l’Oculistica era hub aziendale per la chirurgia della cornea grazie ad un progetto che prevedeva la “concentrazione” di una chirurgia così complessa e costosa come quella della cornea appunto, presso il presidio di Ravenna. Sono arrivati due grandi professionisti, Luca Avoni dall’ospedale Maggiore di Bologna e Paola Bonci, responsabile della Banca degli occhi della Regione Emilia-Romagna e da poco, poi, ha scelto di fare parte della nostra squadra Antonio Moramarco, un fuoriclasse della chirurgia della cornea, la cui professionalità è riconosciuta a livello nazionale. I numeri che raggiungiamo ogni anno sono il risultato di una leadership diffusa: ciascun chirurgo ha totale autonomia nella gestione dei percorsi assistenziali in un continuo confronto con il sottoscritto, con l’obiettivo di offrire la prestazione più idonea e moderna. Solo quest’anno abbiamo eseguito oltre 6000 interventi, di cui circa 200 trapianti di cornea e circa 600 interventi alla retina. Le cataratte sono ormai a quota 3.500/4000 e i glaucomi operati superano i 200 all’anno. Il case mix viene completato dalla chirurgia dello strabismo e degli annessi». Nel 2019 l’equipe ha ridato la vista ad una 39enne bulgara affetta da una rara patologia che l’aveva portata a girare tutta Europa nella speranza di poter risolvere tutto o almeno in parte il grave problema. «Da diverso tempo era cieca da un occhio e tre anni prima si era sottoposta ad un delicato intervento per salvare l’altro dove, però, la cornea aveva iniziato a staccarsi, mettendo a repentaglio la sua vista. La mia equipe l’ha operata assieme al dottor Paolo Rossini, che già tre anni fa aveva ottenuto successo con un caso identico al suo. Oggi la signora vede, non certo dieci decimi, ma la sua vita è migliorata enormemente»
PRONTO SOCCORSO AD ACCESSO DIRETTO
L’Oculistica è dotata di un pronto soccorso ad accesso diretto e il paziente trova subito uno specialista disponibile, un’opportunità che offrono pochissimi ospedali in Italia. Vi può arrivare spontaneamente o a seguito di una in consulenza dal pronto soccorso generale, con impegnativa per visita urgente del medico di medicina generale. Negli ambulatori divisionali di primo livello si effettuano visite complete o di controllo così il paziente esce dal PS o dall’ambulatorio divisionale con un referto che contiene 2 opzioni: o è a posto e non deve più tornare, oppure presenta una patologia che è di pertinenza dello specialista. E’ quest’ultimo che gli fornisce l’impegnativa per la presa in carico in uno degli ambulatori di secondo livello. «Ne abbiamo per tutte le patologie oculari più importanti: “uveiti”, “cornea”, “glaucoma”, “annessi”, “oftalmologia pediatrica”, “Ipovisione, “fluorangiografia”, “retina chirurgica”, “ecografia”. Infine “macula”, fiore all’occhiello che occupa della diagnosi e cura di una delle patologie oculari più diffuse: la degenerazione maculare senile. Questa viene trattata con tutti i farmaci e con il laser giallo. Sono orgoglioso di poter affermare che in questa Azienda ci sono sempre stati forniti tutti i farmaci e non abbiamo mai dovuto scegliere in base ai costi. Il paziente torna al medico di base dopo aver concluso l’iter diagnostico o terapeutico».
LE SFIDE DEL FUTURO
In un mondo in continua evoluzione anche l’Oculistica deve stare al passo coi tempi. «I cambiamenti sono all’ordine del giorno in una branca iper-tecnologica come la nostra. Tra le sfide per il futuro al primo posto metterei proprio la necessità di mantenerci sempre un passo con i tempi rinnovando la tecnologia che, però, spesso è costosa. L’intelligenza artificiale ci aiuta e continuerà a farlo producendo referti precisissimi, ma l’aspetto relazionale deve restare al centro: il medico deve continuare ad illustrare di persona il referto al paziente. Per quanto riguarda le liste di attesa, infine, penso che ci sia un grosso lavoro da fare sull’appropriatezza da parte di tutti: gli specialisti, i medici di medicina generali, le figure che operano sul territorio, i politici. Non riusciremo mai ad esaudire tutta la richiesta semplicemente aumentando l’offerta. Va trovata una strategia per far capire al paziente che non possiamo curare la sua ansia sottoponendolo ad esami inutili, costosi e talvolta pericolosi. Con i mezzi di comunicazione bisognerà parlare di prevenzione e giusta informazione inoltre, con i medici, andrà affrontato il problema della “medicina difensiva”». (marianna carnoli)