Ravenna, le sfide future di Confindustria Romagna: AI, energia, export

Romagna | 03 Ottobre 2026 Economia
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Crescere non è soltanto un obiettivo economico, ma una condizione necessaria per garantire benessere, occupazione, competitività e coesione sociale. La Romagna dispone delle competenze, delle imprese e delle energie necessarie: per continuare a crescere occorrono scelte strategiche, investimenti e capacità di costruire alleanze territoriali orientate al futuro. È il messaggio emerso dall’Assemblea pubblica 2026 di Confindustria Romagna, dal titolo “Crescere per vivere”, svolta al Pala de Andrè di Ravenna alla presenza di circa 300 persone tra imprenditori, istituzioni e autorità.
Dopo i saluti del sindaco Alessandro Barattoni e del Vescovo Lorenzo Ghizzoni, il presidente di Confindustria Romagna Mario Riciputi ha richiamato la necessità di affrontare con coraggio le sfide che interessano il sistema produttivo, dall’intelligenza artificiale all’indipendenza energetica e tecnologica. 
Al centro dell’assemblea il confronto sui temi industriali, con il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, intervistato dal giornalista Alberto Orioli, editorialista del Sole24Ore di cui è stato vicedirettore vicario. Di innovazione tecnologica ha parlato Carlo Alberto Carnevale Maffè, professore alla SDA Bocconi, evidenziando come l’autonomia e l’indipendenza rappresentino oggi fattori decisivi per la competitività dei territori europei.
Le conclusioni sono state affidate al presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale. “L’Emilia-Romagna ha una forza industriale, una capacità di innovazione e una vocazione all’internazionalizzazione che rappresentano un patrimonio straordinario per il Paese. Ma queste eccellenze stanno pagando un prezzo alto: sono ormai 30 i mesi consecutivi di calo della produzione industriale e sulle imprese pesano il costo dell’energia, delle materie prime e dei carburanti, in un quadro internazionale complesso. Serve una risposta forte e condivisa, a tutti i livelli. La Regione farà la propria parte, ma serve anche una politica industriale nazionale all’altezza della situazione. Con questo spirito abbiamo siglato con le forze economiche e sociali il nuovo Patto per il Lavoro, il Clima e l’Economia sociale, per affrontare insieme le trasformazioni e sostenere imprese e lavoratori attraverso investimenti, innovazione, transizione e internazionalizzazione. E insieme alla competitività industriale dobbiamo rafforzare le infrastrutture. In Romagna c’è un oggettivo deficit infrastrutturale che indebolisce la capacità del porto di Ravenna, della manifattura e del turismo di contribuire alla crescita della regione e del Paese. Aver sbloccato il nodo di Bologna e aver messo in campo una nuova strategia aeroportuale è stato importante. Ora siamo impegnati con Ferrovie e Anas per fare lo stesso sulle infrastrutture di loro competenza”.

EXPORT, LA FORZA DELLA ROMAGNA CORRE SULLE MEDIE IMPRESE
Le medie e medio-grandi imprese si confermano il motore dell’internazionalizzazione romagnola. È quanto emerge dall’analisi condotta da Confindustria Romagna su circa 680 aziende associate, pari all’80% della base associativa, e presentata in Assemblea. Nel 2025 il campione analizzato ha registrato una crescita del fatturato del 4,5%, che raggiunge circa 25 miliardi di euro, un incremento del margine operativo lordo del 5,5% e un aumento dell’export del 2,2%. I dati confermano un modello tipicamente italiano, fondato su imprese familiari, distrettuali e fortemente orientate all’innovazione. Le aziende con un numero di addetti compreso tra 50 e 1.999 generano l’88% del fatturato export delle associate, mentre le imprese sotto i 50 addetti contribuiscono per il restante 12%. L’export rappresenta oggi circa il 21% del fatturato complessivo e coinvolge il 40% delle imprese associate, con punte di eccellenza nei comparti della meccanica e meccatronica, agroalimentare, chimica, energia, plastica e cantieristica. “L’analisi dimostra che la capacità di innovare, la velocità decisionale e la qualità organizzativa consentono anche alle imprese di media dimensione di conquistare posizioni di leadership sui mercati mondiali – afferma il presidente Riciputi - In particolare, la soglia dei 50 addetti rappresenta spesso il passaggio decisivo per acquisire struttura manageriale e commerciale adeguata a sostenere percorsi di crescita internazionale. Per Confindustria Romagna la priorità è duplice: rafforzare la fascia delle medie imprese, vero cuore dell’export territoriale, e accompagnare le piccole aziende verso dimensioni e competenze che consentano di affrontare con successo i mercati esteri”.
 
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