Ravenna, il nuovo presidente dell'Adsp Benevolo: «Il porto ha eccellenze nazionali da valorizzare, secondo bypass sul Candiano entro il mandato»

Manuel Poletti - «La riforma della portualità italiana sarà determinante per il futuro, bisogna prestargli molta attenzione. Ravenna ha eccellenze nazionali che deve far emergere come la leadership delle rinfuse. Traffici 2025 positivi, l’effetto del Rigassificatore si sente. Il secondo bypass è un obiettivo di mandato, come anche la rimozione degli ultimi 3 relitti nel Candiano».
Da poche settimane nuovo presidente dell’Autorità di sistema portuale dello scalo bizantino, dopo un’anticamera di qualche mese da Commissario, il romano Francesco Benevolo (di fede giallorossa, come molti ravennati) analizza così la situazione ereditata dopo gli anni del progetto Hub, ricco di progettazioni e anche cantieri.
Presidente Benevolo, i dati dei traffici commerciali del Porto di Ravenna dei primi 9 mesi 2025 sono molto positivi nonostante un quadro internazionale molto incerto e la crescita lenta dell’economia. Che lettura può darci? Merito anche del Rigassificatore?
«I numeri ci parlano di un buon andamento nei primi 9 mesi dell’anno, che in parte è dovuto all’incremento delle rinfuse (cereali soprattutto) e in parte al Rigassificatore, che sta avendo un grande impatto da quando è entrato in funzione. Gira molta economia reale dietro a quel progetto, è stata un’operazione importante sia dal punto di vista energetico, che dal punto di vista portuale».
Per la prima volta lei ha un incarico di lavoro in Romagna. Che clima ha trovato nel mondo portuale ravennate? Cosa c’è da migliorare ancora?
«Io sono arrivato da pochi mesi, posso fare i complimenti a tutto il mondo portuale del territorio perché per far andare avanti un porto ci vuole una forza incredibile come c’è stata negli anni scorsi, nonostante il periodo non facile. Oggi avvertiamo un’andatura positiva, in costante crescita e dobbiamo mantenerla e rafforzarla, le sfide infatti non sono finite. Sottolineo anche l’importanza dell’ordinanza sui fondali fatta dal nuovo Comandante del Porto, frutto del tanto lavoro che c’è stato dietro in questi mesi e segnale incoraggiante per il futuro. Ho trovato a Ravenna un clima positivo, ci sono imprenditori molto capaci, una comunità portuale molto unita e vi è una grande condivisione da parte delle Istituzioni. Oggi dobbiamo ancor più rafforzare questa unità d’intenti del Porto nel suo insieme perché sarà determinante presentarci sempre più compatti rispetto all’ottenimento delle risorse che servono per gli investimenti che vogliamo realizzare».
Il presidente E-R de Pascale ha sottolieato come «Il porto di Ravenna deve essere un hub strategico per tutto il Mediterraneo». Condivide questa analisi?
«Il porto di Ravenna è un porto che ha molti settori di eccellenza, dalle crociere (con il progetto della nuova stazione marittima e del cold ironing) ai container (con la relaizzazione del nuovo grande terminal container in penisola Trattaroli), dal primato nel settore dei siderurgici ai progetti legati all’energia che fanno di Ravenna un hub di rilevanza nazionale e molto altro ancora. Accanto a tutto questo vi è però una realtà inconfutabile ed è che Ravenna ha storicamente una leadership indiscussa in Italia nel settore delle rinfuse (mangimi, concimi, cereali, argille, cemento, materiali per l’edilizia e per il comparto delle piastrelle in generale). Ravenna è il primo porto italiano in questo segmento commerciale, ma troppo poco conosciuto e raccontato. Quando si parla del porto di Ravenna, bisogna ricordare che stiamo parlando di un hub logistico per le materie prime ed i semi lavorati, una tipologia di merci di cui in Italia si conosce ancora troppo poco, perché l’attenzione è spesso più concentrata su altri tipi di merci, come, per esempio, i container; ma il nostro business rappresenta il cuore del sistema produttivo nazionale. Anche per questo Ravenna deve riaffermare il proprio ruolo di corridoio logistico strategico da cui entrano materie prime e semi lavoratori che poi grazie al sistema industriale arrivano sui mercati dell’export. Se si ferma il porto di Ravenna si ferma un pezzo fondamentale dell’economia italiana, questa è la verità che emerge ancora troppo poco. Poi vedo un porto che ha un rapporto straordinario con la sostenibilità. Un luogo dove convivono la produzione industriale con energia green e riserve naturali d’eccellenza: da una parte ci sono i terminal portuali e dall’altra colonie di fenicotteri rosa, una rarità nel panorama italiano».
Il 2026 rischia di essere caratterizzato molto dalla nuova riforma della portualità, cosa rischia Ravenna? Il progetto dell’Hub continuerà con il secondo step dei fondali?
«Il 2026 sarà un anno molto impegnativo, da una parte dovremo proseguire con il lavoro di consolidamento dell’Hub portuale come lei ricordava; dall’altra parte stiamo impostando interventi per mettere a sistema tutta la logistica del porto cercando d’implementare il sistema regionale con la nostra realtà. Infine dobbiamo affrontare un cambiamento epocale che è rappresentato dalla riforma della portualità italiana. Questo è un elemento determinante per il futuro che va seguito con grandissima attenzione, perché comporterà decisivi cambiamenti. Il testo della Riforma dovrebbe andare in Parlamento all’inizio del 2026, e potrà esercitare un impatto rilevante perché andrà a modificare il sistema dei finanziamenti sui territori, cosa della quale già oggi dobbiamo tenere conto nelle nostre previsioni di investimento. I primi mesi del 2026 saranno determinanti per capire quale sarà il punto di caduta finale della nuova normativa e dei suoi effetti su una realtà come quella di Ravenna, oltre che per il resto dei porti italiani. E’ un tema di cui ci stiamo occupando con grande attenzione. Un’altra grande sfida all’interno di questa Riforma è far emergere il ruolo nazionale che ha il Porto di Ravenna in alcuni segmenti, come quello delle rinfuse sopra descritto. Questo potrà aiutarci anche in termini di finanziamenti nazionali».
Opere attese a medio termine sono gli allacci ferroviari in sinistra e in destra Candiano, Rfi ha promesso che nel 2030 sarà pronta la prima ed entro il 2033 la seconda. Sono tempi realistici per opere del genere?
«Il trasporto merci ferroviario è uno dei temi più importanti a livello regionale, Ravenna è il secondo porto per utilizzo del treno dopo Trieste, però i tempi di realizzazione delle opere sono senza dubbio medio lunghi, tenendo conto della complessità dei progetti di Rfi di cui stiamo parlando. L’appuntamento che non dovremo mancare sarà quello dell’apertura del corridoio del Brennero, che avverrà entro il 2032 prevedibilmente; da quel momento i flussi di logistica aumenteranno, quindi il nostro sistema regionale, compreso il Porto di Ravenna, dovrà essere pronto per cogliere le nuove opportunità».
Secondo bypass sul Candiano, qul è la road map verso il progetto? In che tempi lo vedremo realizzato?
«Stiamo già lavorando sul progetto del secondo ponte mobile, stiamo immaginando varie possibilità con l’obiettivo finale di separare il traffico pesante portuale da quello cittadino, più leggero. A livello di tempistica serviranno diversi anni ma sono fiducioso che entro il mio mandato l’opera possa essere conclusa».
Infine rimuoverete le ultime 3 navi abbandonate nel Candiano? Si rischia un nuovo caso Berkan B?
«Per me questa è una priorità assoluta; entro fine anno partirà la procedura amministrativa per la rimozione del primo relitto, i fondi li abbiamo stanziati e quindi inizieremo con lo smantellamento di quella e poi, mi auguro, si possa andare avanti anche con le altre due, fondi finanziari permettendo. Non sono operazioni semplici da realizzare perché non conosciamo, materiali e “stazza” precisa delle navi da spostare e sono in posizioni delicate, quindi appaltare lavori del genere è molto complesso, ma arriveremo a rimuoverle tutte. La sostenibilità e l’ambiente , nonché la sicurezza rimangono per tutti noi semprev obiettivi prioritari».