Ravenna, giovedì 5 la presentazione del libro dell'ex ministro romagnolo Giuliano Poletti: «Dalla falce nei campi fino al Governo, storie di comunità»

Riccardo Isola - Dalle campagne della bassa imolese alle stanze del governo romano, passando per la cooperazione che ha segnato un pezzo importante dell’economia emiliano-romagnola e nazionale. La storia di Giuliano Poletti parte dalle case coloniche di Spazzate Sassatelli e arriva fino al ministero del Lavoro nei governi guidati da Matteo Renzi e Paolo Gentiloni. In mezzo ci sono comunità, lavoro e politica. E oggi anche un libro, «Il ministro con la falce» che prova a rimettere insieme i fili di quel percorso. Libro che verrà presentato a Ravenna il 5 marzo, ore 17, alla sala Spadolini della Biblioteca Oriani. Presente il sindaco di Ravenna Alessandro Barattoni e tanti cooperatori del territorio fra cui Giovanni Monti (ex presidente Legacoop E-R), Paolo Lucchi (presidente Legacoop Romagna), Roberto Savini (presidente Confcooperative Romagna-Estense) ed altri.
Poletti, perché mettere nero su bianco una biografia che non è ancora conclusa?
«Non è un’operazione nostalgica. Non volevo fare un libro per dire ‘come eravamo bravi’. L’idea era piuttosto raccontare un percorso e spiegare da dove vengono certe idee. Il titolo, “Il ministro con la falce” è infatti molto simbolico. La falce è lo strumento dei miei primi vent’anni da contadino e insieme richiama la mia formazione politica. È un modo semplice per dire da dove parto».
Le origini contadine quanto hanno inciso sul suo modo di vedere il mondo?
«Moltissimo. Eravamo sedici in famiglia. In una casa così impari presto che da solo non vai lontano. La dimensione collettiva è stata naturale fin dall’inizio. Mio padre aveva una regola: chi è in difficoltà va aiutato. Dopo la guerra da noi arrivavano persone da altre zone, restavano per un periodo, poi ripartivano. Era normale condividere».
Da lì alla cooperazione il passo non è stato casuale.
«No, infatti. Per me la cooperazione è stata la traduzione concreta di quella cultura. Io sono convinto di una cosa: prima dello Stato e prima del mercato ci sono le persone e le comunità. Spesso si pensa che tutto dipenda dalle leggi o dall’economia. In realtà molto nasce dalle relazioni sociali. Le cooperative funzionano quando questa idea diventa pratica quotidiana».
È stato un lungo percorso dentro quel mondo.
«Sì, anche molto formativo. Ho visto nascere progetti, superare crisi, costruire lavoro. Quando passi davanti a una cooperativa alla quale hai dato una mano anni prima e la vedi ancora lì, che funziona, un po’ di soddisfazione la provi. Significa che qualcosa di utile è stato fatto».
Poi la politica nazionale e l’esperienza di governo.
«Arrivata dopo tanti anni di impegno locale. È stato un passaggio importante, ma ho cercato di non cambiare approccio. Anche quando sei ministro devi ricordarti che le decisioni hanno effetto sulla vita concreta delle persone».
Il suo percorso politico nasce negli anni ’70-‘80 del Pci a Imola. Che clima era?
«Erano anni intensi. Alla scuola politica ci insegnavano che tutto è collegato: il mondo, l’Europa, l’Italia, e solo alla fine il territorio. Non si poteva ragionare solo sul proprio cortile. Questo modo di pensare mi è rimasto».
Nel libro emerge anche un’idea molto chiara di lavoro.
«Sì, perché la mia generazione ha vissuto una stagione particolare. Siamo cresciuti nel dopoguerra, abbiamo visto il boom economico, i grandi cambiamenti tecnologici. C’erano problemi, certo, ma anche la sensazione che si potesse costruire qualcosa di migliore».
Tra le pagine spunta anche un accostamento curioso: la pallamano e Mordano.
«È uno di quegli esempi in cui una comunità trova un punto di aggregazione. In posti piccoli lo sport diventa identità, relazioni, partecipazione. Non è solo una squadra ma una comunità».
Che rapporto ha oggi con il passato che racconta nel libro?
«Non mi interessa la nostalgia. Mi interessa capire cosa di quell’esperienza può ancora servire. Il mondo cambia, ma alcune idee restano valide: lavorare insieme, prendersi responsabilità, provare a costruire qualcosa».
E oggi cosa fa Giuliano Poletti?
«Continuo a occuparmi di temi che mi hanno accompagnato tutta la vita: lavoro, imprese, relazioni sociali. Mi piace quando nasce qualcosa di nuovo. Non sai mai dove porterà, ma se non semini non raccogli».