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Ravenna, da Palermo arriva il progetto di mentorship «Fianco a fianco»

Romagna | 04 Maggio 2021 Mappamondo
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Barbara Gnisci
«Abbiamo scelto Ravenna perché è una città che sa accogliere, un luogo che si è contraddistinto per la sua visione aperta e innovatrice in fatto di welfare, e perché è presente un Comune che è stato nostro partner sin dall’inizio nel progetto dell’accoglienza territoriale. Oggi, con “Fianco a fianco: cittadini insieme a giovani migranti”, il progetto sulla mentorship, intraprendiamo insieme una nuova sfida». A parlare è Fabiana Musicco (nella foto), fondatrice e direttrice di Refugees Welcome Italia, un progetto che accoglie persone straniere in famiglie ormai da cinque anni,  in più di 34 città italiane e che è presente a Ravenna da quasi due (le accoglienze attivate sul nostro territorio sono state cinque): «Il progetto sui mentori - continua Musicco - è coerente con l’esperienza che abbiamo raccolto in questi  anni di accoglienza in famiglia, che ci ha raccontato di persone che hanno diverse risorse da mettere a disposizione, che non sempre coincidono con il dare ospitalità. Il progetto sui mentori nasce come possibilità di valorizzare le risorse che una società possiede e offre, inoltre, l’opportunità di lavorare sul tema della comunità mobilitando i cittadini, favorendo il fiorire di legami sociali, la creazione di reti comunicative, abbattendo stereotipi e pregiudizi». Accogliere significa dedicare tempo, attenzioni e spazio, che non necessariamente deve essere uno spazio concreto. Accogliere equivale a creare una relazione con l’altro, che sia in grado di nutrire, supportare e stimolare: «Il progetto “Fianco a fianco” è finanziato da Unicef International, che ne è anche partner, ha avuto la sua sperimentazione a Palermo, dove in due anni si sono formate ben 50 relazioni tra mentori e mentees e ora si sta diffondendo in altre città italiane, come Ravenna, Bari e Roma. Il sostegno e la collaborazione dei Comuni sono fondamentali per diffondere queste nuove pratiche e per far crescere la società civile». I mentori e i mentees sono i protagonisti di questo percorso di inclusione sociale, che saranno accompagnati dai facilitatori, cioè da attivisti che agevoleranno l’instaurarsi della relazione. Aver compiuto 25 anni, avere un domicilio sul territorio e un’adeguata disponibilità di tempo sono i prerequisiti per diventare mentori; essere arrivati in Italia come minori stranieri non accompagnati, avere un’età compresa tra i 18 e 21 anni, oppure tra i 18 e i 25 se si è una giovane madre con bambino senza una rete familiare, essere in un centro di accoglienza o esserne usciti da poco sono quelli dei mentees. «I giovani migranti sono il target di riferimento del progetto ideato con Unicef International, ma la nostra attenzione ha un raggio di azione più ampio. Se pensiamo che a Ravenna sia il progetto di mentorship che l’accoglienza in famiglia rientrano nell’Albo delle famiglie, ciò dà l’idea di come si vogliano coinvolgere sempre più cittadini, tra chi offre e chi riceve aiuto, in uno scambio umano e relazionale che rappresenta un arricchimento per tutti». A Ravenna, infatti, il progetto “Fianco a Fianco” costituisce una parte dell’Albo delle famiglie accoglienti, un’iniziativa del Comune che mira a coinvolgere la cittadinanza, in diverse forme, sul tema dell’accoglienza. L’Albo include famiglie affidatarie, persone che offrono il loro tempo per il supporto diurno a minori e adulti, tutori volontari dei minori stranieri non accompagnati e anche le famiglie e gli individui dei progetti di Refugees Welcome. Un supporto nella gestione delle questioni burocratiche, un aiuto nella ricerca del lavoro, una persona con cui semplicemente chiacchierare o fare una passeggiata sono i contenuti degli abbinamenti che si andranno a realizzare sul territorio in un periodo che varierà in base ai tempi, alle strategie e alle risorse messe in campo dai singoli: «Quando un’agenzia internazionale come Unicef ci ha chiesto di partecipare a questo progetto, ne siamo stati molto orgogliosi. Ci avevano visto in azione a Palermo con l’accoglienza. Ci hanno chiesto di raccontargli la nostra metodologia e poi insieme abbiamo dato avvio a questo percorso. Uno dei nostri punti di forza credo che sia proprio un impianto formativo e metodologico rigoroso e consolidato, dotato di un set di strumenti precisi ed efficaci. Per quanto riguarda la formazione, ci affidiamo a professionisti con esperienze in ambito di politiche di immigrazione, di accoglienza e di inclusione». Tanti anche gli attivisti che in tutta Italia, ma anche a Ravenna, sostengono i progetti: «Loro sono una parte fondamentale della nostra mission, ma si tratta sempre di volontari formati e che si muovono secondo regole precise e strutturate. Un altro elemento cardine del nostro modo di operare nel sociale è attraverso la narrazione delle storie. Sono i testimoni diretti, dunque chi accoglie, chi è accolto e chi trascorre tempo con i ragazzi, i veri portatori di valori e di messaggi di inclusione. Sono loro, con le loro esperienze all’apparenza piccole ma in realtà giganti in termini di umanità, a dare il senso del nostro lavoro e di come una comunità può crescere».

MARGHERITA, FUTURA MENTORE
Coltivare una passione insieme, dare una mano nelle pratiche amministrative e legali: sono queste alcune delle risposte che dà Margherita Gambi, 28enne di Lugo, quando risponde al primo questionario del progetto «Fianco a fianco» per diventare mentore. «Lavoro come operatrice legale - racconta la ragazza - ma mi trovo ad avere a che fare con i migranti in maniera indiretta, mi manca la relazione umana, il contatto reale, ed è per questo che ho deciso di iscrivermi a questo progetto». Nel dare è sempre implicito un ricevere, offrire tempo, aiuto, una mano a qualcuno implica avere in cambio qualcos’altro che spesso ha un valore implicito: «Aiutare una persona di un altro paese - continua Margherita - è un modo per arricchire le mie conoscenze e per imparare qualcosa di nuovo anche di me. Sono una persona molto curiosa e mi piace stare a contatto con culture e modi di fare che si discostano dai miei». Margherita ha già all’attivo esperienze di volontariato, portate avanti nel periodo in cui si stava laureando in Giurisprudenza: «Sono stata due mesi in India, dopo aver svolto un tirocinio in commissione territoriale, che si occupa del riconoscimento delle protezioni internazionali. Da lì ho capito che occuparsi di diritti umani poteva diventare anche un lavoro e così ho pensato che valeva la pena investire. Sono partita con un’associazione che lavora a stretto contatto con le associazioni locali. Mi sono occupata di empowerment femminile, in particolare di diffondere le tematiche relative alla parità di genere. Cercavamo di far capire alle donne che anche loro hanno dei diritti, che hanno voce in capitolo nell’educazione dei figli e nella gestione dei soldi. Inoltre ho tenuto dei corsi di “gender equality” nelle scuole. Ricordo ancora lo stupore che provai davanti alle poche mani alzate degli studenti quando chiesi loro se maschi e femmine avevano gli stessi diritti». Margherita crede fermamente nei diritti dell’uguaglianza e al contempo nella bellezza delle diversità: «Credo che fare il mentore, e in generale occuparsi di migranti, sia un modo per viaggiare pur rimanendo qui. Soprattutto in questo periodo storico, è bello pensare che le persone restano il nostro legame con il mondo. Creare una relazione con una persona di un’altra cultura è un modo per andare lontanissimo». 

ABOULAYE, CANDIDATO MENTEE
C’è chi freme dalla voglia di rendersi utile e chi, invece, non vede l’ora di riceverlo, quell’aiuto. È il caso di Aboulaye Ouattara, uno dei primi candidati mentee del progetto «Fianco a fianco»  sul territorio di Ravenna: «Ho visto la chiamata su Facebook e mi sono subito interessato, perché mi sembrava una cosa molto bella: la gente che vuole aiutare altra gente. Ho pensato che facesse proprio al caso mio». Aboulaye, 21enne, residente a Ravenna, è arrivato dalla Costa d’Avorio quando aveva 16 anni: «Era il 24 giugno del 2016 quando sono arrivato a Palermo, non lo dimenticherò mai. Successivamente sono stato trasferito a Catania in uno Sprar e poi sono arrivato a Ravenna, dove adesso faccio il macellaio. Mi sento abbastanza inserito, ho una casa e un lavoro, ma alcune cose sono ancora faticose da fare da straniero». Il sogno di Aboulaye è quello di rimanere in città e proseguire con la sua professione, ma avrebbe bisogno di una mano per aumentare la propria autonomia e indipendenza: «Mi sto per iscrivere alla scuola guida, ho già trovato il posto dove farlo, perché vorrei prendere la patente. Ho scaricato un app per allenarmi nei quiz, ma ci sono delle parole molto difficili. Ho pensato che un mentore potrebbe darmi una mano con l’esame della teoria. Inoltre, penso che questa potrebbe essere un’opportunità per conoscere nuove persone, avere accanto qualcuno con cui chiacchierare e che mi possa raccontare cose che non so sull’Italia e su Ravenna. Credo che avere un mentore possa essere una bella opportunità». 

L'ATTIVISMO DI SUELY
«La prima volta che ho partecipato al gruppo territoriale di Ravenna mi sono subito innamorata». Suely Cardoso, 50enne brasiliana, arrivata a Ravenna 13 anni fa, è una delle facilitatrici che si occuperà dei matching che si formeranno tra mentori e mentees: «Sono entrata nel gruppo che si occupa dell’accoglienza in famiglia grazie a un tirocinio che avevo attivato con il Comune di Ravenna, che stavo svolgendo per il “Master in diritti umani, migrazione e percorsi di inclusione interculturale” che ho da poco ultimato. Finite le ore utili per il tirocinio ho deciso di rimanere come attivista e ora che è nato questo progetto sui mentori sono entusiasta di parteciparvi». A San Paolo Suely era un’insegnante di inglese e si era già occupata di volontariato: «Andavo nelle favelas,  a casa delle famiglie dei miei alunni, che spesso arrivavano a scuola in condizioni pietose, senza un minimo di cura e di igiene. Queste persone vivevano in situazioni estreme, ma per me era normale provare a fare qualcosa per aiutarli. Il volontariato è una parte di me, ho sempre dedicato del tempo agli altri e, una volta arrivata qui, ho conosciuto una forma di aiuto differente da quella con cui avevo avuto a che fare in Brasile. Io non sapevo nulla delle persone che arrivano coi barconi, una volta in Italia ho avuto l’opportunità di saperne di più, di conoscere alcuni di loro, di imparare dalle storie di vita. Gli immigrati non sono numeri, ma sono esseri umani, ognuno con il proprio vissuto e le proprie esperienze da raccontare, tutte importanti e con la stessa dignità». Suely ha già cominciato a conoscere i primi mentori e mentees: «Io un piccolo contributo lo voglio dare, lo faccio anche per mia figlia che cresce in questa realtà. Qui il razzismo è tanto, l’ho sentito anche sulla mia pelle, che non è nemmeno nera. Quante volte, appena arrivata, sentivo la gente che chiedeva a mio marito: “Ma dove l’hai trovata? I documenti ce li ha? Sa ballare?”. Tutti gli stereotipi e i pregiudizi sulle brasiliane. A me il dolore provocato da quelle frasi si è attaccato sulla pelle. Voglio fare la mia parte affinché questo accada a meno persone possibili».
 
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