Natale e disturbi alimentari: ecco come affrontare le Festività 

Romagna | 22 Dicembre 2022 Buon Appetito
Gaia Nonni - Si avvicinano le feste natalizie che hanno per ogni persona un significato diverso. Per qualcuno Natale significa famiglia, calore, affetto, voglia di stare insieme e, perché no, piatti deliziosi preparati con amore. Per qualcun altro invece le feste possono essere un momento in cui la solitudine si fa più pesante e l’angoscia finisce per farla da padrone. A prescindere da come lo si viva, il Natale è comunque, quasi sempre e dappertutto, sinonimo di sovrabbondanza  soprattutto quando si parla di cibo. Per la maggior parte delle persone questa situazione si risolve con soddisfazione mista a un po’ di senso di colpa, ma  coloro che soffrono di disturbi del comportamento alimentare (tra i più noti troviamo l’anoressia, la bulimia e il disturbo da alimentazione incontrollata) ne sono totalmente schiacciati e per loro le occasioni conviviali finiscono per trasformarsi in momenti di panico e sofferenza. Questo perché, oltre al fatto che in questi giorni il cibo svolge assolutamente un ruolo da protagonista, spesso capita che, durante i pasti, si tenda a fare commenti sulla quantità di grassi ingeriti, sul livello di sazietà, sulla necessità di mettersi a dieta e «depurarsi» da tutte le calorie che si sono assunte durante le feste.
Parole di questo tipo che tante volte possono uscire dalle labbra di un genitore, di un partner, di un fratello o di una sorella, provocano un impatto devastante nelle persone che soffrono di questi disturbi. Se la patologia è legata ad una modalità di alimentazione incontrollata, il chiodo fisso di chi ne soffre diventa il riuscire a limitarsi e a non perdere il controllo; il terrore e l’angoscia davanti a una grande abbondanza di cibi si collega alla sensazione di non riuscire a fermarsi, abbinata all’ossessione dello sguardo degli altri, al terrore di un commento o un’osservazione di troppo.
Se, invece, il disturbo è dovuto ad una modalità restrittiva, il pensiero ricorrente sarà legato alla quantità e alla tipologia di cibo sulla tavola; l’ansia che queste persone provano è sia anticipatoria, sia reale nel momento in cui il pasto viene consumato. L’alimento che per una persona sana costituisce una prelibatezza, come un piatto di cappelletti o una fetta di pandoro con il mascarpone, per chi soffre di dca rappresenta solo grassi, calorie e paura. È importantissimo che queste persone imparino a codificare le emozioni che provano davanti ad un particolare alimento, per dar loro un nome e un significato, prima di cadere in reazioni automatiche come l’evitamento del cibo o le abbuffate incontrollate.
Ma come si può fare per evitare che chi soffre di Dca viva le feste natalizie come un incubo? È sicuramente fondamentale che chi è affetto da queste patologie non si senta diverso o escluso e quindi é importante evitare di comportarsi come se l’altra persona avesse un problema dal quale si possa guarire solo con la semplice forza di volontà; una buona idea per stare vicino a chi soffre di Dca può essere quella di disporre tutte le pietanze sul tavolo e lasciare che ognuno si serva da solo a mo’ di buffet, in modo tale che ognuno possa scegliere da solo quante e quali pietanze mettere nel piatto senza sentirsi per questo al centro dell’attenzione.
Un’altra cosa importante è non vedere il cibo come un veicolo d’affetto: mangiare è un’occasione per stare insieme, non l’elemento imprescindibile per la riuscita della giornata; è qualcosa che sì, è presente, ma ognuno può decidere, autonomamente e senza incorrere nel giudizio degli altri, se e quanto servirsene. Allo stesso modo, quando una persona affetta da questi disturbi rifiuta un alimento non sta rifiutando chi l’ha preparato, né tantomeno il legame o la tradizione che possono esserci dietro, e non ha senso sentirsi respinti né tantomeno accrescere il già presente senso di colpa del malato.
Sembra scontato e invece ripeterlo fa sempre bene: i commenti sull’aspetto fisico sono dannosi. Parole che vengono interpretate come innocui complimenti, «Sei proprio in forma!», «Quanto sei dimagrito/a!», ecc. vanno assolutamente evitati, perché, per quanto le intenzioni possano essere buone, la persona malata rischia di sentirsi a disagio e misurare il proprio valore solo sulla base della propria magrezza.
Un’altra cosa che, per quanto possa sembrare scontata, invece non lo è,  è  non obbligare mai nessuno a terminare il cibo che ha nel piatto o a sforzarsi di finire un alimento, magari facendo leva sul senso di colpa con il classico «pensa ai bambini che muoiono di fame». Se la persona vuole mangiare, mangerà; qualsiasi tipo di pressione rischia di essere controproducente, se non addirittura dannosa.
Bisogna ricordare che la cosa più importante non è il cibo, ma stare insieme e fare sentire chi soffre di questa problematica incluso e accolto. Sbirciare i piatti degli altri, commentare le porzioni che si sono serviti o invitare a riempire un piatto che sembra vuoto sono atteggiamenti che vanno assolutamente evitati. Non abbiamo idea di cosa l’altra persona stia passando e la soluzione migliore è di essere sempre discreti e gentili, atteggiamento da tenere ora più che mai, visto che Natale è così vicino. Alla fine, il consiglio più importante da darvi è quello di godere al massimo di questo periodo di festività, concedendovi tutto ciò di cui avete voglia e fame, ascoltando il vostro corpo e lasciando un po’ in silenzio la vostra mente, con l’augurio che questo vi porti tanto equilibrio e tanta serenità.

LA RICETTA

Gnocchi con zucca

Ingredienti: 400g di zucca pulita; 250g di farina. Preparazione: cucinate la zucca al forno e, una volta cotta, frullatela fino ad ottenere una crema. Mettete la crema di zucca in una ciotola insieme alla farina e impastate energicamente per qualche minuto fino ad ottenere un impasto omogeneo. Create dei filoncini con le mani e poi tagliateli a pezzetti infine passate sopra ai rebbi di una forchetta per dargli le classiche righe. Fate bollire abbondante acqua leggermente salata e, quando bollirà, mettete a cuocere gli gnocchi per circa 2 minuti, quando verranno a galla saranno già pronti.
 
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