Motociclismo, il faentino Boris Casadio è lo speaker ufficiale di Misano: «Il mio 20° Gp con un microfono in mano: vi racconto tutte le emozioni che ho vissuto»

Luca Alberto Montanari
Il Gran Premio di Misano fa cifra tonda. Da quando è entrato stabilmente nel calendario del Motomondiale, l’appuntamento all’autodromo intitolato a Marco Simoncelli ha raggiunto quota 19 stagioni. Nel weekend verranno spente le 20 candeline e l’uomo ideale per festeggiare il compleanno e soffiare sulle candeline potrebbe essere idealmente Boris Casadio, lo storico speaker di Faenza che, dall’ormai lontano 2007, non ha mai saltato un’edizione a Misano. Imprenditore in ambito commerciale, classe 1975, Casadio è «la voce» dell’autodromo e, anche quest’anno, gestirà il traffico con il suo microfono.
Casadio, nel 2024 ha festeggiato i suoi 30 anni da speaker. Ricorda la sua prima volta?
«Certo. Ho cominciato durante l’ultimo anno di Liceo per un evento di motocross, si trattava di una gara regionale. E da quel giorno c’è stato praticamente di tutto. Ho lavorato e lavoro tuttora a Misano e anche a Imola, con le moto, le auto e anche i camion. Grazie alla mia formazione storica (Casadio è laureato in Storia Contemporanea, ndr), preferisco una cronaca informativa, come se dovessi raccontare un evento che il pubblico non ha mai visto. Spero di lasciare qualcosa, di arricchire un po’ chi viene a vedere le gare».
Per lei cosa rappresenta il Motomondiale a Misano?
«Si tratta dell’evento più importante, più ricco e più emozionante, anche se io da sportivo amo molto anche il Mondiale Superbike. Tornando alla MotoGp, ho avuto la fortuna di capitare nel periodo di Valentino Rossi, una vera e propria leggenda soprattutto a due passi da casa».
Lo speaker, in un weekend come quello in arrivo, di cosa si occupa?
«Deve dare i ritmi alla manifestazione, perché lo speaker è la voce della direzione gara, il fulcro di tutto quello che succede. Nel Mondiale hai la regia vocale di tutto quello che succede, ma ci sono anche i messaggi di servizio, la gestione del flusso dei tifosi quando raggiungono il podio a fine gara e tanto altro ancora. Ci sono tanti aspetti da non dimenticare mai e da tenere sempre in considerazione. Nel mio caso, poi, c’è anche tutta la parte narrativa, perché io sono uno storico, ho studiato le corse e il mio luogo. Nelle mie narrazioni cerco anche di trovare gli spazi per far vivere alla gente anche l’ambiente, mi piace dare nozioni sul passato e naturalmente regalare anche qualche curiosità».
Qual è la cosa più difficile e quella più gratificante del suo lavoro a Misano?
«La cosa più gratificante è semplice: sono le emozioni. I podi sono sempre molto particolari e la Dorna mi ha sempre dato libertà di esprimermi in base al mio sentimento, quindi ho spesso la battuta finale prima del congedo. Per me hanno valore tutte le classi, sono un amante del motociclismo vecchia maniera, quindi non ho preferenze. Ora il motociclismo è piramidale, orientato alla massima cilindrata, ma per me tutte le categorie di questo magnifico sport sono alla pari per quanto riguarda la passione, l’impegno e il coinvolgimento. Poi naturalmente in MotoGp abbiamo il meglio del meglio».
Ha un pilota preferito?
«No (sorride, ndr), non ho un preferito. Li avevo da piccolo, quando avevo 12-13 anni: ho amato Rainey, Reggiani e Capirossi. Erano i miei amori da appassionato. Oggi è diverso. Non ho un rapporto più stretto con alcuni e meno stretto con altri, semplicemente perché non sono mai stato una persona che si accoda ai personaggi. Molti li ho accompagnati alla pensione a livello sportivo, come Melandri e Dovizioso, che hanno cominciato nel mini cross e con me sono arrivati in fondo. Spesso ci commuoviamo quando ripercorriamo il percorso. Quando Dovi ha vinto con la Ducati nel 2018, sul podio Andrea disse: “E’ la prima volta che vinco qua a Misano ed è bellissimo. Quando vinsi a 14 anni un Aprilia Challenge c’eri tu e ora ci sei ancora tu”. Fu un’emozione incredibile».
In queste 19 edizioni a Misano, qual è stato il momento più entusiasmante e quello più brutto che ha vissuto?
«Parto dal momento più drammatico: la morte di Tomizawa nel 2010. Quel terribile annuncio, purtroppo, non l’ho mai dimenticato. Il momento peggiore fu quando mi comunicarono del suo decesso mentre era in corso la gara della MotoGp, Dovevo gestire una cerimonia che era chiaramente da raffreddare. Di momenti entusiasmanti ce ne sono davvero tanti. A livello di impatto con il pubblico la vittoria di Valentino nel 2014, ma anche la consegna del premio alla carriera a Valentino sempre a Misano: fu una cerimonia bellissima. Poi ci sono il successo di Dovizioso del 2018 e le confessioni di Marquez. Una volta Marc decise di confrontarsi proprio con me dopo una vittoria. Lo avevano fischiato pesantemente e lui mi disse che quei fischi li soffriva e che gli dispiaceva prenderli rpoprio in una terra appassionata e ospitale come questa. Oggi l’acredine verso Marquez è calata, vedo più fair play. Siamo tornati alle origini, quando la gara era soltanto una festa».