Modigliana, enoiche impressioni, sapide e verdi, dalla fredda e tagliente valle dell’Ibola

Romagna | 01 Febbraio 2019 Gusto
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Enoiche impressioni, sapide e verdi, dalla fredda e tagliente valle dell’Ibola
Riccardo Isola - Un simbolo enoico di quest’appendice territoriale tra Romagna e Toscana. 
Un’interpretazione contemporanea di sorsi vermiglio che parlano la lingua del rispetto, della cura e della passione di una vita dedicata al vino. 
Semantiche di viticoltura, a tratti e a suo modo eroica, che raccontano di produzioni fortemente identitarie, taglienti, freschissime. Con le dovute progressioni storicizzate però. 
Siamo a Modigliana. Baluardo territoriale, culturale e, per le vigne, anche colturale, visto che raggiungiamo tra le altitudini più elevate in Romagna, oltre i 500 metri sul livello del mare, in cui vige un sottile dialogo in spartiacque tra le peculiarità chiantiane e le disordinate interpretazioni romagnole. I filari  contano per lo più la presenza di Sangiovese, Albana, Centesimino, Negretto e Balsamina. 
«Dal 2001 lavoriamo per fare vini di qualità, con un approccio rispettoso della materia prima, guardando soprattutto all’approccio al biologico, in cui l’intervento in cantina deve essere quanto più minimale e delicato possibile. Inoltre - spiega Francesco Bordini, titolare assieme al fratello Giampaolo e alle sorelle Enrica e Maria Rosa - utilizziamo solo uve provenienti dai nostri vigneti di proprietà (circa 8 ettari) per arrivare a una produzione di circa 40mila bottiglie l’anno di cui circa il 60% finisce all’estero tra Canada, Svizzera, Giappone, Inghilterra e negli Stati Uniti». 
L’azienda trova nel 2005 il momento di forte rottura con il passato. In questo anno lo stesso Bordini, infatti, giovane enologo, raccoglie il testimone lasciato dal collega Lorenzo Landi. Un momento in cui la grammatica dei vini di Villa Papiano, soprattutto per quanto concerne le interpretazioni del Sangiovese, declinati nei due fiori all’occhiello aziendali, si asciuga, si fa più rettilinea, snella e sapida. Si lascia il corpo e il frutto per abbracciare una nota più propiamente modiglianese. Per molti balsamica e con frutti di sottobosco acerbo. Ecco così progressivamente prodotti in cui l’essenza d’antan della romagnolità lascia posto alla firma biografica dell’azienda. «I Probi di Papiano» (la Riserva) e «Le Papesse» (il Superiore) sono, dal 2009, una frecciata di balsamicità, tannino rarefatto, fragranze sottili, frutto delicato e mai impertinente, si dimentichi il concetto di confettura, mineralità in cui a dettare il lessico organolettico di ogni sorso è l’eleganza affilata e diretta. Caratteristiche dovute per lo più, oltre che all’altitudine, anche e soprattutto a un terreno povero fatto di marna e arenaria, con una prevalenza della seconda, e della contiguità tra le vigne e il bosco appenninico. Per averne riprova basti provare «Le Papesse» delle annate 2013, 2015 o la straordinaria 2017. Variazioni sul tema del Romagna Sangiovese Superiore che attorno al 2011 vede la presenza, in ogni bottiglia, di uve provenienti dalla sola vigna esposta a nord est. Prima, precisamente dal 2005, incursioni nelle morbidezze del Merlot, sempre aziendale, hanno forse offuscato un po’ la filosfia «integrale» ma non integralista, che l’azienda vuole portare avanti sul discorso del Sangiovese.
Non da meno sono le interpretazioni più «nobili» dei «Probi» nelle annate 2012, 2013, 2014 e 2015. Il sottoscritto, però, non può non evidenziare l’emozione e la gustosa interpretazione storica che emerge all’assaggio del «Probi» 2001, primo vino di Villa Papiano, in cui la storia, la cultura e la forma mentis del modo di fare vino in quell’era passata si esalta e si concretizza in sorsi pieni, di struttura, di materia enoica ancora viva e di alcol «tradizionale» sostenuto e pieno. Il prossimo 19 febbraio, alla Baita di Faenza (per info 0546/21584), si terrà una degustazione verticale selezionata (ad invito, ndr) della produzione in rosso dell’azienda modiglianese. Per chi comunque volesse seguire, in comparsa, all’evento, l’azienda modiglianese metterà a disposizione bottiglie Magnum di suoi prodotti da abbinare a eventuali piatti in menù proposti dall’osteria faentina.
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