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Marradi, la battaglia di lavoratori e istituzioni per salvare l'Ortofrutticola

Romagna | 14 Gennaio 2022 Cronaca
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Riccardo Isola - Un territorio a difesa del marron glacé marradese. Sono bastati due anni per portare l’Italcanditi a decidere prima di acquistare l’Ortofrutticola del Mugello, era l’agosto 2020, e poi voler chiudere lo storico stabilimento di Marradi. Chiusura produttiva che la stessa azienda avrebbe comunicato voglia effettuarla a partire da fine gennaio. La decisione, stando a quanto affermano i sindacati, sarebbe perché la proprietà non reputa «economicamente vantaggioso rimanere in Appennino», anche se la stessa ha un fatturato florido e positivo, nel 2020 è stato sul centinaio di milioni di euro, di questi 6,5 milioni provenienti proprio dallo stabilimento di Marradi. Realtà che dal 1984 ha fatto proprio della trasformazione del marrone la fortuna e il riconoscimento di questo spicchio di territorio di confine appenninico. L’offerta che la stessa Italcanditi avrebbe messo a disposizione per i dipendenti è quella della possibilità alle sole nove persone assunte a tempo indeterminato di un trasferimento a Pedrengo, in provincia di Bergamo, mentre non appare chiaro il futuro della maggioranza dei lavoratori stagionali che di fatto si troverebbero senza un lavoro. Una notizia arrivata a fine 2021 che ha mobilitato non solo la comunità locale ma l’intero ambito provinciale fiorentino e ravennate. Sia dal punto di vista economico che politico. Territori che hanno interessi, diretti e indiretti, da un punto di vista sociale, economico e storico con questa azienda e con la produzione e poi trasformazione del prodotto autunnale Igp d’eccellenza di questa terra. L’azienda, infatti, se oggi conta una decina di dipendenti fissi, nel periodo d’oro della produzione e trasformazione del marrone, arriva a portare nello stabilimento un centinaio di stagionali. Per la stragrande maggioranza dei casi sono donne. Senza contare i produttori della materia prima che in questa porzione di Appennino, e nelle valli vicine, sono ancora diversi e conferiscono il prodotto allo stabilimento. Un «regalo» di fine anno tutt’altro che dolce.

LA MOBILITAZIONE
Alla notizia la mobilitazione istituzionale, sindacale, politica e sociale è stata immediata. Hanno raggiunto la piccola capitale del marrone attestazioni di appoggio, sia fisico che tramite prese di posizione ufficiali tramite comunicati stampa e appelli, sia dal versante ravennate che fiorentino. I sindaci del territorio, con in prima linea quello di Marradi, Tommaso Triberti, seguiti da quello di Brisighella Massimiliano Pederzoli, da quello di Firenze Dario Nardella ma anche il presidente dell’Unione della Romagna faentina Massimo Isola, della Provincia di Ravenna Michele De Pascale e la vicepresidente della Regione Toscana Stefania Saccardi e il presidente regionale Eugenio Giani hanno preso le difese di «questo presidio economico, produttivo, storico e sociale di grande valore per il made in Italy agroalimentare». Sempre per il presidente Giani «questa è una battaglia simbolo che colpisce al cuore lavoratrici e lavoratori con saperi e competenze di altissimo valore e che dalla mattina alla sera vedono messa in discussione la loro attività. La Regione Toscana sarà sempre al loro fianco». Come detto sono tante le prese di posizione critiche sulla decisione aziendale da parte del mondo amministrativo e politico. Anche l’on. Simona Vietina e l’on. Stefano Mugnai, deputati di Coraggio Italia, hanno preso pozione chiedendo espressamente che «il ministro Orlando intervenga con rapidità per evitare la chiusura dell’azienda e di conseguenza far impoverire un territorio che ha contribuito al successo di un prodotto made in Italy nel mondo». Consigli comunali straordinari, incontri ufficiali delle associazioni di rappresentanza sindacale, agricola e sociale fatti anche fuori dai cancelli, continuamente presidiati dai dipendenti e dai rappresentanti sindacali, assemblee in Comune, picchetti e presidi, si stanno tenendo perché la questione della chiusura dello stabilimento è questione comune e trasversale.

ALTRI COMMENTI
Ma non sono mancati anche i commenti del mondo di rappresentanza economica. «Siamo seriamente preoccupati – commenta il direttore Ascom Faenza di Francesco Carugati – questo potrebbe essere un duro colpo per questo territorio al momento in salute, con tutte le sue problematiche, ma che non ha mai mancato nel lavorare sodo. La proprietà non conosce il territorio – continua Carugati – invitiamo pertanto la società, ed in particolar modo Andrea Bonomi – uomo di vertice di Italcanditi, a venire qui, e ad apprezzare quello che questa comunità offre ai propri membri ed ai suoi ospiti, oltre che a confrontarsi con l’amministrazione e con le realtà economiche locali. Non può finire qui e così». Sul versante agricolo per voce di Roberto Nocentini, presidente Coldiretti Firenze-Prato ttolinea come «Siamo molto preoccupati. La fabbrica è in salute e rappresenta un polmone occupazionale per il Mugello, per le aziende agricole. Il legame di prossimità che esiste tra i castagneti e la fabbrica va preservato. Offriamo già da ora alla proprietà, e a tutti gli attori di questa vicenda  la nostra disponibilità a trovare soluzioni alternative e di innovazione».
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